La difficoltà di ritrovarsi e ricominciare

cent'anni di solitudine_ MG Alemanno

Io, di fronte a una mia tela ispirata a Cent’anni di solitudine

Mi accorgo ora di tutto il tempo che è passato senza che  entrassi  in questo spazio virtuale per condividere immagini e parole.
La sveglia è arrugginita, le melagrane sono secchi corpi raggrinziti ed io sfoggio un sorriso che non si alimenta di alcuna luce interiore. Ho vissuto  un periodo durissimo che in passato non avrei rivelato a nessuno. Ma si cambia, oh come si cambia! E oggi lo dico per trovare magari qualcuno che già abbia imparato a superare la sofferenza e mi possa spiegare come ne è riemerso.
Si parla sempre più di depressione, quel male oscuro che colpisce anche menti brillanti. Ci sarà pure un motivo! In realtà paradossalmente possediamo mille strumenti per comunicare ma abbiamo dimenticato come relazionarci. Pochi sanno ascoltare, pochissimi capire. A volte basterebbe un abbraccio che, come Godot, non arriva mai. Siamo circondati da “hollow men” con la testa piena di paglia,  quegli uomini vuoti che T.S. Eliot, aveva profeticamente descritto nel lontano 1925.
Dobbiamo cambiare strada, o, seppure sia molto faticoso, costruire in solitudine,  pietra su pietra, il nostro personale sentiero. Io vorrei raggiungere la vetta in serenità, niente di più, per gioire della luce che splende nell’Oltre.

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