LA SESIA: ALEMANNO, L’ARTISTA CHE “DIPINGE” CUBA

Maria Giulia Alemanno di fronte a due delle grandi  tele che ha dedicato a Yemayá, la divinità dell’acqua di mare, sincretizzata a Cuba con la Virgen de Regla.

Le sue grandi tele esposte al Museo Casa de África dell’Avana

L’ARTISTA CHE “DIPINGE” CUBA

Maria Giulia Alemanno racconta la Santeria

Incontriamo la pittrice Maria Giulia Alemanno a Crescentino nella casa di famiglia, dimora accogliente come la padrona di casa. Davanti a una tazza di tisana inizia una chiacchierata che si protrae per un paio d’ore in un clima rilassato, dove si rincorrono ricordi e racconti intrisi di magia. Alemanno è l’artista europea che ha saputo più di tutti “dipingere” Cuba.
Manifesti, copertine di libri e di lp, scenografie teatrali, insomma l’arte nell’arte. La continua voglia di sperimentare iniziata nel 1973 con il maestro Tabusso dove la porterà?
«Lascio che le cose avvengano
– risponde Alemanno – fare pittura che diventa musica e musica che diventa pittura, io sono curiosa, non mi piace pensare di riproporre me stessa per essere riconosciuta. Voglio continuare la mia strada di libertà».
Ci sveli il mistero di Cuba che le fa ripercorrere avvenimenti particolari che l’hanno accompagnata in un mondo misterioso e sconosciuto, quello della Santeria: «A Cuba ho trovato una tavolozza naturale, colori che cantano».
Immersi nel mondo di Santeros e Babalawos viene naturale chiederle se l’incontro con la Grande Madre le ha cambiato la visione del mondo: «Si, tra tutti gli orishas è quella che ho indagato di più in quanto sentivo che mi apparteneva, vorrei essere come lei». L’ultimo viaggio?
«Un freddo terribile»
, così ricorda l’ultima avventura che l’ha vista nella Plaza Vieja, nel cuore della vecchia Avana coloniale per la prima volta consegnata a due artisti italiani. «Mi hanno detto: ti diamo la piazza più bella dell’Avana e fai quello che vuoi per un giorno». Un evento irripetibile nel quale musica e danza si sono fusi con pittura e scenografia realizzata su grandi pannelli allestiti nella piazza da Gino Pellegrini, pittore e scenografo che ha fatto cose fantastiche. «Siamo riusciti a realizzare quello che sognavamo da tempo: un lavoro con la gente e per la gente. Per un giorno intero abbiamo lavorato con le arti riunite».
Viene da domandarsi perché a lei l’onore di inaugurare la Plaza Vieja.
«Faccio fatica a parlare di me, ma devo dire di essere l’unica artista europea ad aver lavorato sui temi della loro cultura interagendo con loro. Il fatto di essere accompagnata da Gino Pellegrini è stato un valore aggiunto. I miei lavori sono stati esposti al museo fino al 23 gennaio e lo stesso giorno hanno voluto esporli in strada. Hanno recepito il mio messaggio dell’arte che scende in mezzo alla gente. Mi hanno poi reso omaggio nel Museo Casa de África in un’atmosfera meravigliosa, con una sfilata di costumi creati con materiali poveri e ispirati ai miei Orishas».
In Italia sarebbe possibile replicare un evento simile?
«No, viviamo un clima così greve che un’operazione di questo genere non avrebbe senso, non c’è la capacità di valorizzare la parte bambina che vive in ognuno di noi”.

Nata a Torino dov’è residente, ma vissuta a Crescentino, Alemanno sente di avere qui le sue radici. Tra le risaie è nato il suo rapporto con la natura, un richiamo fortissimo.
Da uno a 10 quale posto occupa l’amore nella tua vita?
«Dieci. Non ci sarebbe pittura senza amore».
Come si vede Maria Giulia allo specchio?
«Normale, non ho il mito della personalità. Sono un’artista che si sporca le mani, che comunica con la gente. Utilizzo lo specchio in modo ipnotico, mi guardo dentro».
Poi ci accompagna nel cuore  della sua   pittura. Emozionano quelle tele così grandi, senza cornici, che si muovono, danzano, guardano.

Lorena Beccaro

LA SESIA, 16 Marzo 2010

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »