Massimo Olivetti: Mirabilie e Metamorfosi di Antonio Sciacca

Antonio Sciacca. ARMONIE olio su tela cm 80 x 107

Antonio Sciacca. ARMONIE olio su tela, cm 80 x 107

Mirabilie e Metamorfosi di Antonio Sciacca

Galleria Davico

Galleria Subalpina 30

Torino

29 aprile – 29 maggio 2010

Inaugurazione: Giovedì 29 aprile, ore 18

In catalogo un testo di Alberto Agazzoni

Orario: Dalle 10.00 alle 12.30 Dalle 16.00 alle 19.30 Chiuso Lunedì e Festivi

Per informazioni:
tel e fax  011 5629152
galleriadavico@virgilio.it

Di Antonio Sciacca bisogna subito dire che ama le sovrapposizioni e la duplicità di concetti e significati per poter mescolare l’esistente, scomporlo e ricomporlo per estrarre la “ Meraviglia”, il mirabile che è sempre celato e nascosto. Questa sua poetica pittorica o, per meglio dire, questa sua filosofia artistica deve, per esprimersi, rifugiarsi nel lirismo, per non essere accusata di divulgare una concettualità di maniera.

Ma è un lirismo asciutto che non si concede al pubblico, tutto interno, direi intimo, costruito sul gioco dei rimandi e dell’ironia. Una tartaruga ha impiantato sul dorso un corallo. Dove lo porta? Quale gioco di rimandi è qui possibile? E’ il rinvio ad una leonardesca ed improbabile macchina da guerra o la simbologia di un connubio esoterico? In fondo non ci importa, ma quella tartaruga si trascina piano piano per confondere le acque, per modificare i parametri equilibrati delle nostre apparenti realtà.

Antonio Sciacca: NAUTILUS ad ambras olio su tela 80 x 120 cm

Antonio Sciacca: NAUTILUS AD AMBRAS , olio su tela cm 80 x 120

E il “ Nautilus ad ambras” veleggia per i mari sorretto da cavalieri in sella a bestiari medioevali. Cercarne la destinazione è scoraggiato dalla purezza delle linee che creano, per contrasto, la dimensione dell’insondabilità.

In tutte queste sue opere, trentadue oli, in mostra alla Galleria Davico da giovedì 29 aprile al 29 maggio, si ripropone di continuo, per noi osservatori, l’equivoco tra la domanda e la risposta, tra il mistero e la razionalità, tra il conosciuto e il conoscibile. “Tutta l’opera pittorica di Antonio Sciacca è infarcita di consolazione e rivelazione” scrive Alberto Agazzani nella presentazione. Ma la consolazione non mi appare cristianamente vicina al senso di accettazione come comunemente la intendiamo.

Perché Antonio Sciacca ricrea dei mondi nuovi, reinventa l’esistente, recupera l’anelito rinascimentale del possedere nelle proprie camere armadi di “ mirabilie” per aprirne le porte ed immergersi in altre dimensioni.

La sua pittura risponde ad uno stato di necessità. Attraverso la mano ed il pennello proietta un’idea del divino e del mistero, un sogno nel quale ha bisogno di credere, anzi crede. “ Perciò la condanna a cui il sognatore va incontro per il suo modo di presentarsi – scrive Roberto Galasso a proposito di Baudelaire – è anche una chiaroveggenza del suo pensiero”.

Esploratore di universi tanto da doverli costruire ex novo incessantemente, artefice di metamorfosi come Savinio, ma consapevole della profondità dell’immobilità metafisica come De Chirico, Sciacca è come l’impresario di una fiera che opera per mettere in piedi la sua compagnia di giro di fenomeni umani, animali , vegetali, minerali. E noi siamo quelli che scoprono con bocche aperte ed occhi incantati che il mondo non finisce alle ultime case del paese.

Dirò ancora che questa sensibilità profonda non funzionerebbe se non sostenuta da adeguata capacità espressiva. E’ una pittura pura, la sua, estremamente raffinata, perché i soggetti ne raccolgano credibilità e sostanza. Il rimando alla scuola fiamminga è d’obbligo quando si osservi la nitidezza dei particolari in primo piano, scolpita sugli sfondi bruni e su scientifiche proiezioni laterali di luce, ma è anche forte il ricordo delle nature morte di Zurbaran. E le citazioni non sono fatte per aggiungere pregio o importanza a lavori che già di per se li contengono, ma solo per sottolineare che le sue radici affondano profondamente in una classicità così assimilata da essere per lui ormai naturale.

Massimo Olivetti

in IL CORRIERE DELL’ARTE Anno XVI n.15 venerdì 23 aprile 2010

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