OSHUN DAL PASSATO PER AFFRONTARE IL FUTURO

IO E OCHUN small
Con Oshun
acrilico su tela di sacco
cm 180 x 115
2004

Non so se sia saggio ripescare nel fiume del passato che inesorabilmente scorre. Rischia anzi  di essere doloroso perché il tempo non sosta nemmeno nelle anse più nascoste e segue la corrente verso il grande mare,  sua unica meta. Ma oggi della luce di Oshun, o Ochún come la chiamano a Cuba, o Oxun in Brasile,  ho bisogno come dell’acqua e del pane. Ho bisogno della bellezza dell’amore e dei sogni per sopravvivere ad un presente inquinato ed incerto.
Ho dipinto la divinità dalle mille passioni che appare sullo sfondo nel lontano 2004, sfidando la ruvidezza della iuta che regolarmente assorbiva il colore costringendomi a riprenderlo molte volte fino a quando non diventava brillante. Una sfida faticosa ma emozionante che  nel gennaio 2005 mi ha permesso di portare a Cuba la bella Oshun e undici altri Orishas.  MIS ORISHAS, I Miei Orishas, come  appunto venne intitolata la mostra allestita nel Museo Alejandro de Humboldt di L’Avana, grazie all’appoggio fondamentale del Museo Casa de Africa che negli anni ha sempre creduto  ai miei progetti. 
Il mio personale Pantheon Yoruba non è ancora terminato. Altre divinità negli anni sono nate. Altre nasceranno. Sempre più credo che il mito possa aiutarci ad affrontare i momenti difficili se guardiamo  agli dei,  così simili a noi per difetti e per virtù.

Oshun danza quando il peso dell’esistenza le diventa insopportabile. 

Bene. Appena posso vado a ballare.

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