RENATO SCAGLIOLA E CANTAMBANCHI portano IL MUSEO DELLA PIOGGIA a Deveys, frazione di Exilles (To)

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Il museo della pioggia si espande sotto la tettoia

Sabato 28 novembre 2015

Ex scuola della Frazione Deveys di Exilles (Torino)

Presentazione del libro di

Renato Scagliola

IL MUSEO DELLA PIOGGIA
 e altre realtà aumentate

(Giancarlo Zedde Editore)

 Intrattenimento musicale con i
Cantambanchi
e letture a cura degli attori di
ArTeMuDa.

Ingresso libero.

In collaborazione con L’Associazione Funtana Dla Vi – Amici del Deveys e l’ASD L’Ombelico di Valsusa.
Dalle 23.30 alle 5.30 della domenica sarà possibile assistere alle fasi di distillazione della grappa presso l’Alambicco Consortile di Deveys.

Possibilità di merenda sinoira presso “Il Gigante e la Gallina”, per prenotazioni tel 338.1921399/345.4293629
info:
335-7669611, artemuda@yahoo.it

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Museo della pioggia: contadino di terra, mele e aglio en plain air

A proposito di alambicchi… ecco un distillato di “La Grappa alla vipera”, il secondo libro  Renato Scagliola presentato due anni fa in frazione Deveys in una serata memorabile.

APOLOGIA DELL’AGLIO!

Ecco una elegia, una dedica, un’apologia e la teologia dell’aglio, un poemetto in prosa che per questo è detto prosaico. ..L’aglio nasce sottoterra dove diventa un giovanotto nerboruto, e si prende per chiara fama l’aggettivo di ctonio. Ma non Antonio, ctonio, con la c, come cutu, una parola greca che vuol dire sotterraneo, appartenente all’abisso, anche se l’abisso sta dieci centimetri sottoterra nell’orto, una parola mai sentita che piace soprattutto a Ceronetti che la mette ogni tanto a tradimento e obbliga a prendere il vocabolario che a quei  dei filosofi le piace solo le parole che non conosce nessuno.
 è la cultura.

Chi non lo piace l’aglio era sospetto di eresia già ai tempi dell’inquisizione, e la storia insegna che era obbligatorio coltivarlo già nel medioevo nel ducato di Savoia, perchè scacciava le streghe e anche i vermi, che gli mettevano una treccia al collo dei bambini, e chi non lo sa, diciamo che è buono anche contro i tumori, abbassa la pressione, combatte il colesterolo, ammazza le camole e le boje panatere, e guarisce anche la candida, che è quella malattia che le viene a ciulare nella neve o nella farina, mentre a farlo nella tornitura o sull’incudine, viene il tetano. Chiusa parentesi.

E poi si racconta che la prima bagna cauda l’hanno fatta ad Albugnano, con l’olio di noci – e per grazia ricevuta hanno fondato l’abbazia di Vezzolano – che oltre a essere una pietanza sopraffina, serviva anche a guarire dalla peste, e ancora oggi è meglio della penicillina, perchè tonifica, santifica, slunga e slarga, fa chersi la barba e strens la bernarda. Tanto che lo fanno anche in pastiglie e perfino in supposte, anche se non c’è paragone, fra mettersi una supposta e mangiare una bagna cauda. Per dire.
L’aglio è altamente diffuso in natura, nel vocabolario, e nelle carte topografiche anche se nascosto e imprevedibile. Una roba magica, basta pensare a Cagliostro! Qualcuno dice che è di sinistra, ma di sicuro non si sa. Comunque a Berlusconi non piace. Non è una prova, ma un indizio sì.

Comunque è il mangiare preferito dal fabbro ferraio, il forgiairon, come testimonia il maglio, e anche del muratore quando deve fare un muraglione, e ci sono dei paesi altamente rispettabili dove si va volentieri a cantare e fare merenda, come Maglione, che serve anche d’inverno quando fa freddo, e Caraglio nella magnifica provincia di Cuneo dove tutti suonano la ghironda, e a Richiaglio, che nessuno sa dov’è, ma è un posto nascostissimo, piccolissimo, nelle valli di Lanzo, dove ci sono montanari gentili, anzi quasi nessuno, e devi andare apposta e se non sai la strada non vai e non torni neanche più indietro, e sei sperso come fossi nel Ladak nel silenzio solitario, con solo la voce di qualche beru, che neanche il campanile mezzo diroccato suona più, che la campana l’hanno rubata in tempo di guerra. E infine i vecchi lo raccontano ancora quanto fu tossico e indigesto quando Cadorna mandò i bravi alpini allo sbaraglio.
E non sembra vero, ma ci piace anche andare ad Agliè, perché non è solo un paese ducale, ma era l’antico grido di guerra dei contadini canavesani coltivatori di aglio che gridavano: <agliè, agliè, andona a plè> .

E infine pensate alla meraviglia della soma d’aj, cibo epico e barbarico, che è anche una coppia di parole che sembrano un mantra tibetano, come dire un’invocazione, e invece è una pietanza che una volta era dei poveri e adesso è una specialità dello slow food che la espongono anche al Lingotto, e gli americani quando strofinano una fisca sopra le bergnoccole di una biova o di una grissia e la assaggiano gli gira la testa e rimangono sborditi e dicono my God , e non vanno mai più da mc donald, e gridano che Bush è un balengo (che magari è anche vero), e i francesi le girano le balle perchè non l’hanno inventato loro. …….

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