ALBERO DELLE MACCHIE copy web

CERCO ME STESSA NELL’ALBERO DELLE MACCHIE

0101 Albero delle macchie acquerelli liquidi e grafite su piccolo foglio Dove si è nascosto il mio piccolo io? In quale macchia dell’albero nato per caso su un foglietto stropicciato? Lo cerco da giorni e non lo trovo. Forse nel viola che trasuda dolore, forse nel verde che trasmette speranza, forse nel blu dei cieli e dei mari che accolgono anime amate. Piccolo io confuso forse ti sei impigliato in un cespuglio in fondo alla campagna. Già è scesa la notte. Chi ti salverà?

©MariaGiuliaAlemanno_AMARANTA_flower_copy

AMARANTA COME LA MADRE DI FRIDA

0101 AMARANTA acquerello su carta con interventi a china e pastelli a olio 2016 Come la madre di Frida, Amaranta era nata a Oaxaca. Lassù, tra le rovine del Monte Albán  cercava il suo spirito,   prigioniera della passione, sconfitta dal dolore.   Insieme ad un’altra mia opera dal titolo “Sola su una piccola barca”, Amaranta è stata esposta nel settembre 2016, all’interno della collettiva “L’arte, dal paese delle rose in viaggio verso il Roero”, nella chiesa di San Michele di Montà (Cuneo) e donata alla Galleria Comunale dell’Acquerello ideata da Adelma Mapelli.

Pensiero per FRANCESCO TABUSSO

♥♥ Pensando a Francesco Tabusso pastelli a cera solubili CARAN d’ACHE su carta 4 gennaio 2012 Il Francesco a cui pensavo quel 4 gennaio del 2012 era Francesco Tabusso, il mio maestro, a cui ho voluto e ancora voglio, fors’anche di più, un bene immenso. Già il dolore s’era impossessato di lui ed io ero andata a trovarlo una sera in ospedale, dove la sua fragilità mi era apparsa ormai troppo grande ed irreversibile. In questo disegno, nato d’istinto al mio ritorno a casa, c’è tutta la mia tristezza, ed anche il ricordo dei tanti momenti trascorsi insieme a parlare …

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MERAVIGLIOSO SAN GRISANTE

0000 San Grisante in primavera. Risaie di Crescentino (Vercelli) Meraviglioso San Grisante, disteso tra il cielo e le risaie, culla dei miei avi, villaggio antico, scrigno di ricordi e di racconti. Qui, all’inizio del secolo scorso i sette “Coronel” della famiglia Chiò coltivavano i campi, andavano a caccia, organizzavano feste sull’aia. E quando la vita non scorreva tranquilla, c’era sempre chi affogava la tristezza ed il dolore nel rosso del vino.