Ciudad Juárez: violenza infinita, resistenza delle madri in un libro alla Casa delle Donne di Torino

Posted by admin on Mar-8-2010 under Uncategorized
Maria Giulia Alemanno: PENSIERO PER LE DONNE DI JUÁREZ - olio su tela cm 30 x 40 -2001

Maria Giulia Alemanno: PENSIERO PER LE DONNE DI JUÁREZ - olio su tela cm 30 x 40 -2001

La Casa delle Donne di Torino

invita ad un incontro importante , per non dimenticare.


Ciudad Juárez. Mexico

La violenza infinita, la resistenza delle madri

Venerdì 12 marzo 2010

ore 20,30

Salone dell’Antico Macello di Po

Via Matteo Pescatore 7

presentazione del libro


Ciudad Juárez. La violenza sulle donne in America Latina,

l’impunità, la resistenza delle Madri

a cura di Silvia Giletti Benso e Laura Silvestri


Intervengono le autrici: Silvia Giletti Benso, Patrizia Peinetti,

Angela Vitale Negrin e Simona Carnino


letture di Cecilia Rosatelli

Editore : Franco Angeli
Pagine : 192
Prezzo : € 20,00

Ciudad Juárez (stato di Chihuahua, Messico) è famosa non solo per essere la città simbolo della criminalità organizzata, ma anche per le centinaia e centinaia di ragazze che, dal 1993, vengono rapite e uccise: alcune spariscono per sempre, altre vengono trovate sepolte nel deserto che circonda la città, violentate, seviziate, fatte a pezzi per poi essere trattate come spazzatura. E il peggio è che la polizia e il governo si nascondono dietro alla giustificazione che le uccisioni e le sparizioni sono conseguenze di situazioni familiari compromesse o di imprudenze irresponsabili da parte delle vittime stesse. La verità – emersa grazie a giornaliste e giornalisti coraggiosi – è invece che ci troviamo di fronte a un caso eclatante di violenza di genere. Ovvero: di violenza subita dalle donne per il solo fatto di essere tali. Non per nulla a proposito di Juárez si parla di femminicidio, un vero e proprio genocidio nascosto. In questo libro si cerca di andare oltre le ragioni fornite dal governo e dai media, per interrogarsi sulle situazioni che rendono possibili le uccisioni: le imponenti migrazioni, il collegamento con le “nuove guerre”, l’efferatezza dei carnefici che utilizzano i corpi delle donne per inviare un messaggio violento e manifestare il proprio potere, stipulando così un patto di impunità con i pari delle corporazioni mafiose. Ma anche la “cultura del sacrificio”, di tradizione preispanica, che rivive attraverso nuovi culti, come la Santa Muerte, dove silenzio e negazione ostacolano la formazione di una coscienza civile. Il testo fornisce, inoltre, un panorama sulla violenza in Messico e in altri paesi latinoamericani, intrecciando discorsi provenienti da ambiti disciplinari diversi. Non mancano infine la voce delle vittime, raccontate nella loro profonda verità umana, e quella delle Madri che hanno combattuto, e continuano a combattere, la violenza, affermando la verità dei fatti e proponendo un nuovo modo di agire e pensare.

Recensione  tratta dal sito Antimafia Duemila

Per un maggior approfondimento pubblichiamo qui di seguito la scheda del libro, scaricabile anche dal sito della Casa delle Donne  di Torino.

La violenza infinita in Messico e in America Latina, le donne scomparse, la resistenza delle Madri

A cura di Silvia Giletti Benso e Laura Silvestri

Si sa che in America Latina la violenza è di casa, come si sa che in Messico questa violenza ha raggiunto delle cifre impressionanti tanto che solo nel 2008 ci sono state cinquemila trecentosettantasei uccisioni legate al narcotraffico. E un terzo di questo numero impressionante è avvenuto a Ciudad Juárez (Chihuahua) che di conseguenza si è trasformata nella città simbolo della criminalità organizzata. Per noi, però, c’è un altro motivo per volerci occupare di Juárez: sono le centinaia e centinaia di ragazze che dal 1993 vengono rapite e uccise: alcune spariscono per sempre, altre vengono trovate sepolte nel deserto che circonda la città, violentate, seviziate, fatte a pezzi e poi trattate come spazzatura. E il peggio è che la polizia e il governo non fanno nulla, nascondendosi dietro alla giustificazione che le uccisioni e le sparizioni sono conseguenze di situazioni familiari compromesse o di imprudenze irresponsabili da parte delle vittime stesse. La verità - emersa a poco a poco grazie a giornaliste e giornalisti coraggiosi e all’associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa - è invece che ci troviamo di fronte a un caso eclatante di violenza di genere, ovvero: di violenza subita dalle donne per il solo fatto di essere tali. Non per nulla a proposito di Juárez si parla di femminicidio, un vero e proprio genocidio nascosto. E non per nulla il Messico è il paese in cui è nata la parola machismo. Ecco allora che Juárez ci è sembrato il punto privilegiato da cui partire per riflettere su una questione di scottante attualità. Del resto, come diceva Kracauer, “la realtà può essere compresa solo a partire dai suoi estremi”. E uno di questi estremi, oltre alla sorte crudele riservata alle donne, è che a Juárez sembra ormai impossibile trovare i colpevoli. Come se a Juárez la violenza contro le donne fosse ormai permessa e legalizzata, nonostante l’interessamento e la pressione delle varie associazioni internazionali.

Ecco allora che con il nostro libro abbiamo cercato di capire, al di là delle ragioni fornite dal governo e dai media, le cause delle uccisioni di Juárez. Siamo convinte infatti che, pur avendo una diffusione globale, la violenza sulle donne vari a seconda delle diverse strutture culturali e sociali del paese in cui essa si manifesta.

Il libro si divide in tre parti. Nella prima, viene presentato il contesto di Ciudad Juárez, cittá di frontiera con gli USA, caratterizzata da una forte immigrazione e da gerarchie sociali fondate su parametri vincolati alla trasgressione, alla corruzione e all’impunità e al narcotraffico. Zone di ricchezza, centri commerciali, parchi industriali, centinaia di fabbriche di assemblaggio contrastano con zone poverissime ed emarginate dove le donne, facili bersagli del crimine vengono rapite e uccise. Si avanza l’ipotesi che questi femminicidi siano associati alle nuove guerre, le cosiddette “guerre di quarta generazione”, quelle in cui lo Stato perde il monopolio della guerra e può essere attaccato e indebolito non già da un esercito nemico, ma da un ridotto gruppo di individui. Al concetto di nuove guerre, si può collegare quello di non-persona, adattando il termine dall’antropologia culturale. In questa nuova situazione, individui comuni, sovente dopo specifici addestramenti o riti di iniziazione, vengono “ufficialmente” autorizzati, attraverso un patto, a comportarsi in modo sadico e a diventare carnefici (Silvia Giletti Benso). I femminicidi di Juárez sarebbero allora crimini corporativi dove il corpo della donna diventa territorio da colonizzare e luogo sul quale incidere un alfabeto violento per manifestare il proprio potere, esibirlo, rafforzarlo, dopo aver stipulato un patto di impunità con i pari della corporazione mafiosa (Rita Laura Segato). Arma di grande efficacia, in questo scenario di corruzione, sono i mezzi di informazione che, manipolati, servono a mistificare la realtà, negando i fatti. Silenzio e negazione diventano quindi ostacolo alla formazione di una coscienza civile (Patrizia Peinetti).

Ciudad Juárez é segnata inoltre dalla cultura del sacrificio. Da una cultura che pare avere radici in ambito preispanico e che oggi porta alla nascita e alla diffusione di nuovi culti e idoli come Malverde e la Santa Muerte, legati ai cartelli della droga e alla Mara Salvatrucha (Diana Washington Valdez).

Viene fatta una ricostruzione storica dei femminicidi di Juárez e un’analisi delle reti di parentela infrante lasciate dalla scia di violenza in questa cittá di frontiera. Si mette inoltre in luce il lavoro d’aiuto agli orfani condotto dell’Associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa (Servando Pineda Jaimes).

Si analizza anche il primo testo che si è incaricato di contraddire la versione della polizia, offrendo la verità dei fatti. Si tratta de El silencio que la voz de todas quiebra, scritto da sette giornaliste che, da un lato, copiano verbali e documenti ufficiali e, dall’altro, raccolgono le testimonianze delle famiglie delle vittime per ricostruire la vita di sette di loro. Il risultato è che le ragazze assassinate, ridotte a numeri dalla polizia e a fotografie sensazionalistiche dai media, qui a poco a poco riprendono vita, mostrandosi in tutte le loro caratteristiche di giovani che lavoravano, studiavano, ascoltavano musica, avevano sogni e coltivavano passioni. Per questo, perché sono viste e raccontate nella loro profonda verità umana, le loro morti risultano ancora più ingiuste e ingiustificate (Laura Silvestri).

E infine si racconta di un viaggio a Ciudad Juárez e dell’incontro con le Madri di alcune vittime, testimoniando il coraggioso e costante impegno nella richiesta di giustizia da parte dell’ associazione umanitaria Nuestras Hijas de Regreso a Casa (Paolo Pobbiati).

Nella seconda parte del libro, ci si occupa di desaparecidos. La sparizione forzata di persone é stata dichiarata come un crimine contro l’umanitá dalle Nazioni Unite e per il quale non c’é prescrizione. Nel caso in cui i corpi vengano rinvenuti si pone il delicato e complesso problema dell’identificazione, che é un processo diverso dal riconoscimento, come dimostrano i numerosi casi analizzati dalla medicina legale in Chile (Patricio Bustos Streeter).

Inoltre, con strumenti giuridici, si pone l’attenzione su diritti umani come una sorta di “lingua franca” oggi da proteggere più che in passato e si scandaglia il significato profondo del concetto di dignità dell’uomo (Stefania Ninatti).

Viene presentata una vasta panoramica sulle denunce di Amnesty in America Latina e specificamente in Messico, mettendo in risalto il significato e l’importanza delle azioni urgenti (Angela Vitale Negrin e Simona Carnino).

Nella terza parte, appaiono tre saggi che documentano una serie di uccisioni di giovani lavoratrici delle maquilas, le fabbriche di assemblaggio di Ciudad Juárez, luoghi di frustrazione e diritti negati (Matteo Dean) e che troviamo anche in altri stati messicani (Cristina Secci, Clara Ferri).

Il volume si chiude con la testimonianza di Manuela Simental, madre di Ciudad Juárez, la cui figlia è desaparecida dal 22 marzo 1997.

Le curatrici:

Ø Silvia Giletti Benso, associata di Lingua Spagnola presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Torino. Coordina il progetto di Facoltà “Diritti Umani e Globalizzazione”. E’ docente di Antropologia della scrittura presso la Facoltà di Lettere e Filosofia e si occupa, tra l’altro, di antropologia della violenza con particolare riferimento ai desaparecidos dell’America Latina.

Ø Laura Silvestri, ordinaria di Lingua e Letteratura Spagnola presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Si occupa, tra l’altro, di gender e women studies, con un particolare riguardo al rapporto madre-figlia, all’iniziazione femminile, al cosiddetto pensiero della differenza, alla violenza sulle donne, alla costruzione di una storia al femminile, in grado di rovesciare i meccanismi di esclusione che regolano quella ufficiale.

Autori e autrici:

Ø Patricio Bustos Streeter, Direttore Nazionale del servizio di Medicina Legale del Ministero di Giustizia del Cile.

Ø Simona Carnino,ha lavorato nell’ufficio di Torino di Amnesty International dal 2005 al 2008, divenendone responsabile nel 2007. Ha sviluppato progetti di sensibilizzazione sulle problematiche affedrenti alla violazione dei diritti umani, diventando una delle referenti della campagna permanente ed internazionale “Mai più violenza sulle donne” di Amnesty International per le regioni del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Ø Matteo Dean, vive a Città del Messico dall’anno 2000. Collabora con il quotidiano “La Jornada”, scrive per il settimanale “Proceso” e il quotidiano italiano “Il Manifesto” e il settimanale “L’Espresso”. Lavora come ricercatore presso il Centro de Investigación Laboral y Asesoría Sindical, CILAS, in Messico.

Ø Clara Ferri, vive a Città del Messico dal 1993. Docente e traduttrice, si occupa di problemi sociali e politici del Messico e collabora con diverse organizzazioni non governative.

Ø Stefania Ninatti, associata di Istitutzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltá di Economia dell’Universitá degli Studi di Torino, è co-coodinatrice del progetto di Facoltà “Diritti Umani e Globalizzazione”.

Ø Patrizia Peinetti, docente di Lettere presso la Scuola Media Statale Nicoli, Settimo Torinese, si occupa di educazione alla legalitá e di diritti umani.

Ø Servando Pineda Jaimes, sociologo, ricercatore presso la Universidad Autónoma di Ciudad Juárez.

Ø Paolo Pobbiati, Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. Insegnante e operatore multimediale, e’ iscritto ad Amnesty International dal 1987. All’interno del movimento per i diritti umani ha ricoperto numerosi incarichi, facendo parte del Comitato direttivo e in particolare coordinando il lavoro di ricerca e l’organizzazione delle campagne sui paesi dell’Estremo Oriente, di cui e’ profondo conoscitore.

Ø Cristina Secci, vive e lavora a Città del Messico dal 1999. E’ dottoranda presso la Universidad Autónoma de Madrid. Collabora con diverse riviste letterarie e case editrici italiane in qualità di traduttrice.

Ø Rita Laura Segato, antropologa presso il Dipartimento di Antropologia dell’Università di Brasilia dal 1985, si occupa in particolare di antropologia della violenza e studi di genere. E’ ricercatrice del Conselho Nacional de Pesquisas (CNP).

Ø Manuela Simental, membro dell’Associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa di Ciudad Juárez.

Ø Angela Vitale Negrin, già docente di discipline economico-aziendali, si è occupata per parecchi anni di diritti dell’infanzia in collaborazione con l’UNICEF Italia; attualmente, come attivista di Amnesty International, si interessa in Piemonte in particolare di violenza di genere, nell’ambito della campagna permanente “Mai più violenza sulle donne” lanciata nel 2004 dal movimento.

Ø Diana Washington Valdez, scrittrice e giornalista di “El Paso Times” di El Paso (Texas), autrice di Cosecha de mujeres. Safari en el desierto mexicano (2005).

Women’s Day: a drawing and the words of José Martí

Posted by admin on Mar-7-2010 under Uncategorized

Maria Giulia Alemanno: Una donna, a Woman. Mixed media on paper 13″ x 15″ -2010
More artworks in section LE OPERE of this site

By instict a woman perceives the truth and anticipates it.

José Martí

Per la Festa della Donna un disegno e le parole di José Martí

Posted by admin on Mar-7-2010 under Uncategorized

Maria Giulia Alemanno: Una donna, tecnica mista su carta cm 32 x 38 -2010
Una galleria di lavori dell’artista nella sezione LE OPERE di questo sito.

La donna, d’istinto, percepisce la verità e la precede.

José Martí

En el Día de la Mujer un dibujo y dos palabras de José Martí

Posted by admin on Mar-7-2010 under Uncategorized

Maria Giulia Alemanno: Una donna, Una mujer . Técnica mixta sobre papel cm 32 x 38, 2010
Más obras en LE OPERE de este sitio

La mujer, de instinto, divisa la verdad, y la precede”

José Martí

Nino Ventura: Líquidas convergencias, una fontana in un libro

Posted by admin on Mar-6-2010 under Uncategorized

c

Venerdì 19 Marzo 2010 alle ore 11, presso la sala centro Congressi Torino Incontra – Via Nino Costa 8 a Torino, verrà presentato il volume

LÍQUIDAS CONVERGENCIAS

NINO VENTURA

Un libro edito da Umberto Allemandi & C. sulla fontana monumentale realizzata dall’artista in Piemonte per la Città di Fuenlabrada (Madrid).

Fotografie di Fabio Rinaldi. Testi di Diego Bionda.

Partecipano:

MARIA LUISA COFFA, Vicepresidente della Camera di Commercio di Torino, UGO PERONE Assessore alla Cultura della Provincia di Torino ed il Prof. GIANNI OLIVA, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte.

LÍQUIDAS CONVERGENCIAS è il titolo dell’ultima spettacolare opera di Nino Ventura , una fontana gigantesca che la Città di Fuenlabrada aveva commissionato allo scultore  nel 2007 in occasione della mostra “Pressioni”, da lui presentata presso il Centro Cultural “Tomas y Valiente”, in contemporanea all’esposizione delle opere di Juan Mirò.
In considerazione della pesante crisi economica ed occupazionale che sta colpendo anche la Spagna, l’Amministrazione pubblica e l’artista hanno deciso di rinunciare all’inaugurazione ufficiale e mettere in funzione la fontana in occasione della manifestazione popolare che si svolge annualmente il 5 gennaio proprio in calle Leganes, il principale viale di accesso di Fuenlabrada, in cui è stata collocata.
Durante la “Cabalgata de Reyes” (Cavalcata dei Re Magi), migliaia di persone hanno potuto dunque vedere per la prima volta l’opera che affronta il tema della solidarietà e della “differenza” attraverso la simbologia del pesce, elemento che caratterizza il lavoro di Ventura, proposto in una città che deriva il suo stesso nome dall’acqua.

Strani pensieri di Ochun

Posted by admin on Mar-5-2010 under Uncategorized

Maria Giulia Alemanno: Strani pensieri di Ochún. Inchiostri, tempera, pastelli a cera ed acquerello su carta Fabriano, cm 28 x 37 -2009

Strani pensieri assalirono quella sera la bella Ochún. Lei, libera e appassionata,  regina di tutte le  amanti, aveva sentito crescere all’improvviso il desiderio di una vita tranquilla.
Un matrimonio in piena regola non importa se con Changó, Oggún od Ochosi. Un abito da sposa color del sole ed un banchetto per tutto l’olimpo Yoruba. E poi una casa affacciata  sul fiume nel cui ventre verde avrebbe continuato a bagnarsi. E dei figli…. due e perchè no, imaguas, un maschio e una femmina dagli occhi , come i suoi, di miele.

Fuori la luna, tonda nel caldo appiccicoso del Caribe, illuminava la sagoma di un giovane che avanzava lento sulla spiaggia. Alto, color dell’ebano, aveva il
portamento e le sembianze di un dio bello e sconosciuto.
No. Ochún non riconobbe in lui  Changó e nemmeno Oggún e neppure Ochosi. Ma che meraviglia, che miracolo, che rivelazione.
A piedi nudi lasciò la piccola stanza in cui si era rifugiata e si avviò ondeggiando verso il mare. Il finale già lo sapeva, in quella notte di luna.
Al matrimonio avrebbe pensato all’alba di un altro giorno.

Maria Giulia Alemanno

DIGITAL LIFE . Il futuro digitale è alla nuova Pelanda di Roma

Posted by admin on Mar-4-2010 under Uncategorized

Digital Life.

Futuro digitale e contaminazioni alla nuova Pelanda di Roma

DIGITAL LIFE

3 MARZO - 2 maggio 2010

LA PELANDA. Mattatoio di Testaccio

Ingresso in Piazza Giustiniani

Roma

orari: da martedì a venerdì ore 16 - 24 /sabato e domenica ore 12 - 24
chiuso tutti i lunedì e il 1 maggio

BIGLIETTI 060608 - euro 6

Si intitola DIGITAL LIFE la grande rassegna dedicata al futuro digitale e alle contaminazioni fra tecnologia, nuovi media ed espressioni artistiche contemporanee, con cui ha preso avvio il 3 marzo 2010 la programmazione del nuovo spazio pubblico per l’arte e la produzione culturale contemporanea  LA PELANDA , restaurato per la città dal Comune di Roma nell’area del Mattatoio a Testaccio su progetto di Zone attive che ne ha seguito il recupero.
DIGITAL LIFE nasce da un’iniziativa della Camera di Commercio di Roma nell’ambito di un più articolato progetto focalizzato sull’innovazione tecnologica come fattore cruciale di sviluppo economico ed è promossa dall’ Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione - Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma e dal MACRO. L’ideazione e l’organizzazione di DIGITAL LIFE è a cura della Fondazione Romaeuropa, istituzione di respiro internazionale, che proietta la sua costante ricerca e monitoraggio delle diverse forme di creatività italiana ed internazionale nel nuovo orizzonte digitale, in cui trova piena realizzazione l’incontro fra tecnologia e arte, in stretta continuità con i progetti Romaeuropa Webfactory e Capitale digitale.
La direzione artistica di DIGITAL LIFE è affidata a Richard Castelli che ha selezionato per l’evento espositivo alcuni fra gli artisti più innovativi del panorama mondiale contemporaneo: Ryuichi Sakamoto, Shiro Takatani, Jeffrey Shaw, Ulf Langheinrich, Jean Michel Bruyère, Erwin Redl, Thomas McIntosh, Emmanuel Madan, Martux_M, Mikko Hynninen, Julien Maire, Christian Partos.
Gli artisti invitati danno vita con i loro lavori a un percorso esperienziale inedito e unitario, scandito dal susseguirsi di installazioni e proiezioni video realizzate con strumenti tecnologici di ultima generazione, capace di mettere in luce una concezione avveniristica e multisensoriale dell’opera d’arte e di suggerire nuove modalità di coinvolgimento e partecipazione del pubblico. Le opere in mostra sono tutte presentate per la prima volta in Italia, se non in anteprima europea o mondiale, o concepite site specific per lo spazio de La pelanda.
Obiettivo della mostra: accendere i riflettori sulle frontiere verso cui dirige la contemporaneità, dove tecnologia, interdisciplinarietà, polisensorialità si intersecano dando origine a nuovi modi di fruizione dell’arte.
Nell’epoca del “real time”, ovvero della simultaneità, della diretta assoluta, il futuro delle arti è indissociabile dall’uso delle nuove tecnologie, invenzioni e formati che sono destinati a modificare radicalmente il nostro rapporto con l’opera e a creare nuove esperienze partecipative e sensibili. L’uso del web, i nuovi sistemi di audiovideo in 3D e gli sviluppi in ambito cinematografico prefigurano modalità del tutto innovative nella realizzazione artistica e nella loro fruizione sempre più indirizzata verso l’immersione multisensoriale. Ricerca scientifica e tecnologia costruiscono la base per la creatività di domani, rendendo possibile un più ampio rapporto tra aziende, università, centri di ricerca e artisti. Ciò che caratterizzerà l’arte del futuro sarà la capacità di produrre una vertigine nei punti di riferimento comuni o spostamenti inaspettati rispetto alla nostra presenza nel mondo e al nostro sguardo sulle cose.
Alcune delle opere in mostra sfruttano l’innovativo sistema di proiezione e sonorizzazione AVIE: un ambiente di visualizzazione interattivo e immersivo a 360 gradi, appositamente sviluppato dall’artista Jeffrey Shaw per l’Università del South Welles (Australia), attualmente in funzione presso il cinema della stessa facoltà, alla ZKM - Zentrum für Kunst und Medientechnologie di Karlruhe e nel 2010 sarà allestita anche presso l’Università di Hong Kong. AVIE consente di mettere le più recenti tecnologie al servizio dell’ideazione artistica, esplorando un principio non solo interattivo, ma anche immersivo di partecipazione del pubblico all’evento artistico. Attraverso AVIE vengono create esperienze audiovisive tridimensionali, combinando immagini da più proiettori e suoni da diverse fonti. Inoltre, grazie a un sistema di cineprese a infrarossi, in tempo reale un software genera modelli di movimenti e posture del pubblico all’interno dell’ambiente, interagendo con esso.
Con l’opera La Dispersion du Fils, che sarà presentata a Roma in prima mondiale nella versione definitiva, Jean Michel Bruyère esplora tutte le potenzialità del sistema AVIE, proiettando su una architettura tridimensionale le immagini di oltre 500 film, per lo più inediti, messi a disposizione dagli archivi de La Fabriks, gruppo pioneristico dell’azione multimediale internazionale,fondato dallo stesso Bruyère. La Dispersion du Fils sfrutta e trasforma quasi tutto il materiale video realizzato dal gruppo performativo teatrale LFKs negli ultimi dieci anni, regalando allo spettatore la duplice possibilità di una percezione complessiva oppure scomposta dello spazio virtuale proiettato.
Nell’installazione realizzata dal musicista e compositore giapponese Ryuichi Sakamoto e dal video artista Shiro Takatani, leader del gruppo artistico Dumb Type, lo spettatore si trova in uno spazio completamente buio nel quale nove vasche di vetro contenenti acqua e nebbie artificiali sono sospese sopra la sua testa. Filmati d’archivio, spezzoni di film, immagini, effetti di luce, suoni e parole si muovono all’interno di ciascun cubo e pervadono l’ambiente. Le nove composizioni stereofoniche di Sakamoto, una per ciascun cubo, si intrecciano con il lavoro video artistico di Takatani, mentre un sofisticato sistema di sincronizzazione impedisce che una data combinazione di suoni e immagini possa ripetersi esattamente identica a se stessa.
Sempre basato sulla tecnologia AVIE, il lavoro di Ulf Langheinrich, a Roma in anteprima mondiale, immerge il visitatore in un’esperienza acquatica polisensoriale sfruttando le contaminazioni sonore e visive. Erwin Redl coinvolge lo spettatore in una delle sue architetture ambientali costruite con la luce e gli allestimenti luminosi della serie Matrix. Il lavoro di Redl crea nello spettatore una sorta di seconda pelle, pensata come “il corrispettivo sociale dello strato ultimo del nostro corpo”.
Thomas McIntosh, Emmanuel Madan, Mikko Hynninen collaborano alla realizzazione di un’installazione scultorea, Ondulation, che utilizza il suono per produrre immagini tramite l’acqua e la luce: in una vasca rettangolare l’acqua, immobile, viene lasciata progressivamente muoversi per effetto della rifrazione delle onde sonore prodotta da una partitura musicale riprodotta da casse molto potenti direttamente sulla superficie del liquido. Ne esita una sorta di scultura onirica, in continuo divenire, realizzata con acqua, suoni ed immagini riflesse.
Julien Maire, sfruttando un sistema di proiezione sperimentale a bassissima risoluzione, presenta tre installazioni sospese tra video, fotografia e macchine come sculture.
Martux_M presenta X-Scape 09, un progetto per modulazioni audio-visive nel quale musica elettronica e immagini si fondono offrendo a lo spettatore la suggestione di un paesaggio sonoro.
Christian Partos utilizza per creare un’immagine i riflessi prodotti da cinquemila specchi rifrangenti opportunamente illuminati. M.O.M., titolo dell’opera, è la composizione su una parete vuota del volto della madre e alludendo anche alla tecnica utilizzata (Multi Oriented Mirror), nasconde e al contempo rivela l’oggetto al centro della rappresentazione.
La mostra è corredata da catalogo multimediale realizzato da SPQR network con testi firmati dagli artisti, consultabile su romaeuropa.net/digitallife.
DIGITAL LIFE è anche su facebook.com/group.php?gid=317263291939&ref=mf

INFO per il pubblico Fondazione Romaeuropa

www.romaeuropa.net
tel. + 39 06 45553000
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IL CATALOGO SPQR network
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UFFICIO STAMPA

Paola C. Manfredi Comunicazione
Paola C. Manfredi | Tel. +39 335 54 55 539
Alice Cammisuli | Tel 338 61 59 539
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La notizia è tratta da:

Digital Life. Futuro digitale e contaminazioni alla nuova Pelanda

www.exibart.com

Yamila del Malecón

Posted by admin on Mar-2-2010 under Uncategorized

Maria Giulia Alemanno © YAMILA DEL MALECÓN, tecnica mista su cartone, 2009-10

Maria Giulia Alemanno: Yamila del Malecón, matita copiativa, tempera e acquerello su cartone cm 23 x 35, 2010

Yamila era solita uscire nell’ora in cui  le sirene s’apprestavano a dormire. Percorreva lentamente il Malecón, austera e preziosa come un’ antica regina. Da un lato la lunga striscia di case,  fresche di pittura o corrose dal tempo e dal sale. Dall’altro il mare, cupo come una notte che non ha mai conosciuto la luna.
Da anni ormai, fin da quando era bambina ed abitava in un solar di Centro Avana, dove le voci di tutti s’intrecciavano in un frastuono delirante che mai lasciava tregua ai pensieri,  aveva rincorso il suono del silenzio perchè nel silenzio pensava d’ incontrare gli dei. Solo quando le era dato spartire la linea infinita del Malecón  con  l’ultimo suonatore di tromba indifferente e solitario, s’avvicinava all’acqua, ascoltava le onde e pian pian piano, dapprima flebili poi sempre più nitide, le giungevano le voci di Yemayá e di Olokum, una dalla spuma l’altra dagli abissi. E le ripetevano ogni volta  ossessive la stessa frase, che anche lei era figlia del mare ed al mare un giorno sarebbe tornata.

Maria Giulia Alemanno

I BALIMURPHY da Bruxelles al Caffè Basaglia di Torino. Unica tappa italiana

Posted by admin on Mar-1-2010 under Uncategorized

http://www.caffebasaglia.org/public/files/bali.JPG

BALIMURPHY

sabato  6 marzo 2010

22.00 - 23.30

Caffè Basaglia

Via Mantova 34

Torino

011 19708848

BaliMurphy live@CaffèBasaglia

I BaliMurphy sono un gruppo di Bruxelles che presenta un originalissimo repertorio di canzoni francesi dalle tonalità folk/rock. Hanno al loro attivo due album, “L’homme Descend Du Tram” (2006) e “Poussière”, del 2008, uscito nel febbraio 2010 anche in Francia e Svizzera. Nel 2009 hanno ottenuto il riconoscimento di “Meilleur Spectacle” nel premio musicale belga “Les Octaves de la musique”. Sono attualmente in tournèe in Europa. Grazie agli amici della Gelateria Popolare di Torino, il concerto al Caffè Basaglia sarà la loro unica tappa italiana.

Cedric Van Caillie: voce, chitarre
Francois Delvoye: chitarre
RodolpheMaquet: contrabbasso, basso
Mathieu Catala: batteria, cajon, voce
Martin Lauwers: violino
Sèbastien Derock: fisarmonica, trombone, ecc.

“Il paradosso tra la gioia e la forza di vivere da un lato, la futilità dell’esistenza dall’altro, perchè prima o poi capita a tutti di soffrire: è probabilmente questa la ragion d’essere del gruppo e di questo album. Mesi, anni di incontri artistici, incontri umani, nostalgici piaceri e felici disperazioni segnano i percorsi di queste canzoni. Canzoni che rappresentano un traguardo, naturalmente, ma anche un punto di partenza. Perchè la nostra vita assomiglia alla vita degli altri, e perchè molti verranno dopo di noi. Perchè il futuro ci riporta al passato, la musica è infinita, e ci sono un centinaio di pianeti ad attenderci.
Non c’è niente da dire che non sia già stato detto. Così, rendiamo omaggio alla polvere.”

http://www.myspace.com/balimurphy

http://images.botanique.be/organon/botanique/documents/BalimurphyImageDtail11925.jpg

Questo stralunato e bellissimo “ritratto dei Balimurphy in un interno”  si trova all’indirizzo:

www.botanique.be/cgi?usr=k9593v9z37&lg=fr…

Le Botanique

è il sito Ufficiale della Comunità Francese del Belgio che parla di musica, esposizioni, teatro e danza. Uno spazio che accoglie  arte, cultura e  creatività, dovunque si trovi, merita sempre una visita.

Art Dubai 2010

Posted by admin on Feb-26-2010 under Uncategorized

His Highness Sheikh Mohammed Bin Rashid Al Maktoum Patrons of the Arts awards.

You can read about His Highness’ important presence at Art Dubai 2010 on www.dubaichronicle.com/news/first-ever-sheikh…from where the image above was taken.

Art Dubai 2010

17-20 March 2010

Madinat Jumeirah

Dubai

http://artforum.com/uploads/guide.001/id00063/exhibition.gif

Art Dubai 2010 welcomes over 70 galleries from 30 countries and an extensive programme of collateral events including the Global Art Forum, the Abraaj Capital Art Prize, special projects curated by Bidoun Projects and The Poetry of Time presented by Van Cleef & Arpels.

Art Dubai has become the essential gathering place for collectors, artists and art professionals from across the Middle East, South Asia and beyond, setting the business of art within a context that is intelligent, stimulating and relevant.

ART DUBAI 2010 TIMINGS

PATRONS PRIEVEW HOSTED BY JUMEIRAH (invitation only)

Tuesday 16 March 2010 | 16:00 - 22:00

OPENING NIGHT HOSTED BY HSBC (invitation only)

Wednesday 17 March 2010 | 16:00 - 22:00

PUBLIC DAYS

Thursday 18 March | 16:00 - 22:00

Friday 19 March | 12:00 - 20:00

Saturday 20 March | 12:00 - 18:00

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La Jiribilla: María Giulia Alemanno “Entre tierra y cielo”

Posted by admin on Feb-26-2010 under Uncategorized

Foto: Iván Dell’Igna ©

MARÍA GIULIA ALEMANNO

“Entre tierra y cielo”

Estrella Díaz • La Habana

La pintora italiana María Giulia Alemanno regresó nuevamente a Cuba y en esta oportunidad la Plaza Vieja —una de las más hermosas de La Habana colonial— la acogió con su proyecto “Entre tierra y cielo”, un canto pictórico de salutación a cinco orishas del panteón yoruba.

El proyecto, que también fue una acción plástico-danzaria, tuvo en su centro a Elegguá, Changó, Ochún, Yemayá y Obbatalá, deidades que la artista italiana ha asumido a partir de su peculiar mirada y que en esta ocasión ha sido respaldada por el probado talento de Gino Pellegrini —escenógrafo italiano— quien es poseedor de su intensa trayectoria en el mundo de las artes visuales en su país.

Pellegrini emigra muy joven a EE.UU. donde completa sus estudios de arte y de arquitectura y en California adquiere una sólida formación profesional, especialmente, en lo relacionado con el movimiento del llamado Arte Pop y del espectáculo. Se vincula con la industria del cine y en Hollywood trabaja, como escenográfo, en importantes películas como Los pájaros, El planeta de los monos, 2001, Odisea en el Espacio”, Hello, Dolly, Mary Poppins, Funny Girl, Tora Tora, Adivina quien viene a cenar, entre otras.

En entrevista exclusiva con La Jiribilla María Giulia comentó que Gino Pellegrini decidió “pintar una gran pantalla con el tema de la naturaleza” al tiempo que precisó que esa obra nació en la propia , “Plaza Vieja espacio que fue escenario, por un día, de la conjunción de nuestras estéticas: ¡un gran honor!” precisó.

El proyecto “Entre tierra y cielo” formó parte del recién concluido Taller de Antropología Social y Cultural que auspicia el Museo Casa de África y que en esta oportunidad hizo particular énfasis en la necesaria relación entre el hombre y la naturaleza.

En estos momentos y hasta finales de febrero, los óleos de María Giulia, el telón de Pellegrini —quien por primera vez visitó Cuba— y las valoraciones de Máximo Olivetti periodista, escritor y crítico de arte— están expuestas en la sede de la Casa de África gracias a los lazos establecidos entre esa entidad y varias instituciones culturales de Piemonte, —región del noroeste de Italia, que “nos han apoyado en este proyecto y en otros que se avecinan”.

Confiesa la pintora italiana que siempre ha apostado por “los grandes formatos” en los que se siente muy cómoda y asegura que su paleta continúa siendo muy brillante: “siento que los colores que hay aquí, en Cuba, me pertenecen. Cuando estoy en Italia hay personas que me preguntan por qué pinto cosas cubanas, y mi respuesta es siempre la misma: me siento cubana. En Italia el clima es diferente y los colores son, también, distintos, y utilizando la paleta cubana mi taller se inunda de luz”.

Pintar orishas del panteón yoruba se ha convertido, casi, en una obsesión creativa para Maria Giulia quien asegura que los siente muy cerca de ella: “sinceramente, no sé con exactitud hacia dónde me lleva ese camino, pero esta indagación me ha obligado a investigar profundamente el tema y quiero hacer el panteón completo. Ya tengo concluidos —a gran tamaño— 16 orishas y quisiera pintar unos diez más y exhibirlos aquí”.

La obra de Alemanno se ha expuesto en repetidas ocasiones en Italia e, incluso, el prestigioso Museo Nacional Prehistórico Etnográfico Luigi Pigorini, de Roma, ha abierto sus puertas al quehacer de esta artista que asegura que a pesar de que en su país “no se conoce mucho el arte que nace de las raíces afrocubanas, es increíble cómo la gente queda encantada e impactada a pesar de que son cuestiones muy complicadas”.

Es impresionante —nos cuenta— “cómo la gente se queda parada frente a un orisha y te pregunta y te comenta que a pesar de no entender completamente el mensaje, siente que eso que están viendo les pertenece también. Esta reacción me resulta muy estimulante y a la vez interesante porque cuando pinto no racionalizo, simplemente, siento y me pongo en relación con un mundo otro, con una dimensión otra. No sé cómo explicarlo, pero así funciona”.

En mayo venidero esta exposición viajará a Italia y allí se acrecentará con la obra de Gino Pellegrini como telón de fondo y, quizá, más adelante regrese a la Isla para ser exhibida: “en Cuba hemos encontrado una nueva casa, una casa grande, y muchas personas a las que queremos y que, a su vez, nos quieren mucho”.

La obra de María Giulia se ha exhibido en anteriores oportunidades en varios espacios expositivos como el Convento de San Francisco de Asís (2004), en la Casa de Alejandro de Humboldt (2005), en la Casa de la Obraría (2006), en la Casa de África, —entidades enclavadas en La Habana Vieja y que pertenecen a la Oficina del Historiador de la Ciudad—, en el Complejo Cultural Morro-Cabaña, en el Instituto Cubano de Antropología, en la galería Concha Ferrant, del municipio habanero de Guanabacoa y en el Museo de San Severino, en la occidental provincia cubana de Matanzas, conocida como la Atenas de Cuba.

WORLD TANGO TRIO: l’Argentina al FolkClub di Torino

Posted by admin on Feb-16-2010 under Uncategorized

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L’immagine è tratta da vivilasalerno.com/…/

WORLD TANGO TRIO (Argentina)

SABATO 20 FEBBRAIO ,ore 21

FolkClub

Via Perrone 3bis

Torino

Tel: 011 9561782

Il tango ai suoi massimi livelli al Folkclub, piccolo tempio della miglior musica del

grande mondo.

Sconto di 5 euro a chi si presenterà con il biglietto della Milonga di Maison Musique del 19 febbraio.

Dopo piu di 20 anni passati a suonare in giro per il mondo con artisti di grande spessore, come Astor Piazzolla, Gotan Projet, Rodolfo Mederos, Luis Bakaloff, Mercedes Sosa, Juan Carlos Caceres, solo per citare i titani, tre grandi virtuosi argentini del tango, si ritrovano per dare vita a un trio che rilegge il tango in modo molto originale, un viaggio dell’immaginario, nel profondo sud del mondo.

Tomás Gubitsch è universalmente riconosciuto come uno dei migliori chitarristi di tango al mondo. Nato nel 1957 a Buenos Aires, a soli 17 anni è già una star in Argentina con il gruppo rock Invisible, che riempie i palazzetti dello sport con migliaia di persone. Contemporaneamente è già sulla scena del tango, suonando con Rodolfo Mederos e Luis Alberto Spinetta. Nel 1977 il grande Astor Piazzolla gli propone di unirsi al suo Octéto Electrico per una tournée europea, la situazione politica del suo paese lo convince a non fare ritorno in Argentina e al termine della tournée si stabilisce a Parigi. Inizia una intensa attività di solista, con varie formazioni a suo nome, che ottengono grande successo in tutta Europa, registra più di 50 dischi collaborando in ambito jazz, world e contemporanea con grandi musicisti quali: Osvaldo Caló, Jean-Paul Celea, Stéphane Grapelli, Michel Portal, Steve Lacy, Glenn Ferris, Jean-François Jenny-Clark, André Ceccarelli, Pierre Akéndéngué, Mino Cinélu, Nana Vasconcelos, Juan José Mosalini, David Dorantes, Luc Ferrari, Jean Schwarz, Michel Musseau. Con la crescita della sua attività di compositore e direttore d’orchestra, allarga i suoi interessi in campo extra musicale, lavorando per cinema, teatro e danza.

Dice Tomás della sua musica: Mi piace suonare il tango, il mio tango, per essere precisi. E se lo dico in questo modo è perché il tango oggi ha più di cent’anni. È abbastanza grande e forte da poter sopportare visioni diverse da quella classica, a condizione che non siano approcci turistici.

Juanjo Mosalini, erede della tradizione del bandoneòn, ha quindici anni di carriera alle spalle, che lo hanno reso figura chiave dell’avanguardia musicale argentina ed europea. Ha fatto parte per anni del quartetto di Luis Bacalov -con cui ha composto tra l’altro anche Misa Tango, Stabat Mater ed il Concerto Triplo- ed è stato scelto dallo stesso Bacalov come strumento solista per la sua opera in musica Y Borges Cuenta Que. Ha partecipato a varie tournée dei Gotan Project e, in Italia, ha collaborato con Francesco Guccini e Lucilla Galeazzi. È membro stabile del quintetto di Tomás Gubitsch ed è solista di alcune prestigiose orchestre. È interprete prediletto dai compositori più avanzati nel campo del tango contemporaneo.

Carlos Buschini è bassista e compositore. Proveniente dagli studi classici, è sul tango che ha rivolto negli anni studi e pratica musicale. Ha suonato con affermati artisti latino-americani (Flaco Biondini, Luis Agudo, Gustavo Ovalles, Javier Girotto) e nelle migliori formazioni di settore (Los Angeles Negros, Los Tambores del Sur, Cordoba Reunion, Horizons Quartet, World Tango Project, Cuarteto Nuevo Tango). Ha partecipato alle registrazioni di diverse produzioni discografiche tra cui alcune realizzazioni di proprie composizioni. Si è esibito in molte occasioni al FolkClub con vari musicisti e ensemble (Caceres, Cordoba Reunion, Gaia Cuatro, Madre Tierra ecc.).

La SINDONE esposta nel Duomo di Torino dal 10 aprile al 23 maggio 2010

Posted by admin on Feb-15-2010 under Uncategorized

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Dal 10 aprile al 23 maggio 2010

la Sindone

sarà esposta nel Duomo di Torino.

Le novità dell’ostensione 2010

Il Telo sarà visibile per la prima volta dopo l’importante intervento di conservazione del 2002, attraverso cui sono stati asportati i lembi di tessuto bruciato a Chambéry nel 1532, le toppe apposte allora dalle suore Clarisse e sostituito il telo d’Olanda che fungeva da supporto.

Novità dell’ostensione 2010 riguardano anche il percorso di avvicinamento al Duomo che, arricchito di informazioni rispetto alle precedenti ostensioni, inizierà dai Giardini Reali bassi, proseguirà attraverso uno dei punti più affascinanti del Polo Reale, la Manica nuova, per sbucare poi sul piazzale del campanile. Nella sala della prelettura saranno proiettate le nuove immagini del Telo ad altissima risoluzione.

Diversa anche la collocazione della Penitenzieria, che troverà spazio a Palazzo Chiablese, e, tra le altre novità, la presenza di un bookshop al piano terreno del Palazzo della Regione, in piazza Castello.

Accoglienza

Sebbene per assicurarsi la visita sia consigliata la prenotazione online, sarà reso disponibile - come in occasione delle precedenti ostensioni - anche un servizio di prenotazione «immediata» (per visite in giornata) presso un punto di accoglienza che sarà allestito in piazza Castello. Massima attenzione è riservata alle esigenze di ammalati, disabili, religiosi e pellegrinaggi diocesani, che per informazioni possono contattare la segreteria dell’ostensione

telefonando allo 011.0204721

o inviando una e-mail all’indirizzo accoglienza@sindone.org.

Il web della Sindone è stato completamente rinnovato e, oltre alla possibilità di prenotare la visita, offre tantissime informazioni in italiano, inglese e altre lingue attraverso le sue cinque sezioni (Sindone, Vita di Fede, Scienza, Ostensioni, News e Info). Notizie assai utili per chi ha intenzione di effettuare il pellegrinaggio a Torino la prossima primavera o, più semplicemente, vuole approfondire la conoscenza del Telo sindonico.

Il programma di tutte le iniziative legate all’ostensione, da quelle religiose agli appuntamenti culturali - come la mostra d’arte sacra dedicata al Volto di Cristo che sarà allestita alla Reggia di Venaria, alle porte di Torino – è consultabile attraverso il calendario del sito.

Tutte le informazioni sul sito internet:

www.sindone.org

dov’è possibile prenotare online.

MARIA GIULIA ALEMANNO y GINO PELLEGRINI en ArtCuba

Posted by admin on Feb-13-2010 under Uncategorized

RECONOCIDOS ARTÍFICES ITALIANOS

PRESENTAN PERFORMANCE EN LA HABANA

Publicada el 1/23/2010 en ArtCuba.com

Los destacados creadores italianos de la plástica, de visita en la Isla, Maria Giulia Alemanno y Gino Pellegrini , en compañía de las agrupaciones danzarías Pinos Nuevos, Okantomí y Obbiní batá, realizaron un performance dedicado a las deidades africanas veneradas en Cuba, en la Plaza Vieja de la parte más antigua de la ciudad.
El espectáculo artístico, titulado ENTRE TIERRA Y CIELO, fue dedicado especialmente a los orishas afrocubanos Elegguá, Oshún, Changó, Yemayá y Obatalá, mediante realizaciones iconográficas en óleos sobre material plástico de grandes dimensiones, lo que constituyó, conjuntamente con la actuación de las mencionadas compañías danzarías, uno de los acontecimientos más impresionantes entre los realizados en la centenaria plaza.
La fusión de artes plásticas con danza, atrajo la atención de cientos de transeúntes de esta zona, así como contó con la participación de reconocidos creadores, tanto cubanos como italianos.
El prestigioso crítico italiano de arte, Massimo Olivetti, dijo que “Entre tierra y cielo es “una epifanía enigmática, un trance colectivo donde se consume el deseo del regreso, la angustia del individuo fragmentado, dividido y separado de las sustancias que en sus orígenes lo componían”.
Igualmente procedente de la península viajó a La Habana el reconocido fotógrafo Luciano Bovina, para encargarse de dejar testimonio de este trascendental encuentro.
Olivetti dijo que tanto los artífices de la plástica, como el mencionado fotógrafo y él, fueron testigos de un auténtico carnaval santero, el cual apresarán los sueños en la madera, reunirán con los colores la tierra y el cielo, devolverán a los orishas el espacio para vivir muchas vidas y muchas muertes”.
“La procesión de dos de los cabildos del Día de Reyes contagió a un gran público hasta la emblemática Plaza, el mismo escenario en que otrora, durante los tiempos de la colonia, los esclavos festejaban un día de asueto, el 6 de enero, con sus carnavales y danzas. Así, con esta jornada se celebraba el final del Taller Internacional de Antropología Social y Cultural Afroamericana , expresa en un informe de prensa Adonis Sánchez Cervera.
Los colores que hay aquí —asegura Maria Giulia—, son los que ahora me están inspirando. Yo siento que la psicología de las personas de aquí, los colores de la naturaleza, y también los edificios, han cambiado mi pintura,. La idea de trabajar con y para Latinoamérica es parte importante de mi vida, es pintar para un mundo que me inspira.
En Europa —agregó— se hacen los eventos en galerías, para los intelectuales, algo muy diferente que hacerlo para la gente. Y cuando una persona se relaciona con tu obra al punto de decidir que tu Yemayá le representa algo que ella tiene en el corazón, eso es muy significativo. Lo que está pasando con mi obra en Cuba me parece muy bello. Pinturas mías de orishas están en sitios cubanos en internet, en la revista La Jiribilla al lado de artistas cubanos. Cada vez estas obras se van haciendo más cubanas, y eso me encanta.”

CANTAMBANCHI. Una storia in musica

Posted by admin on Feb-11-2010 under Uncategorized

Quando dipinsi l’originale del manifesto, alli’inizio degli anni 80, mai avrei pensato che il nome dei Cantambanchi e la mia pittura sarebbero rimasti indissolubilmente legati nel mio cuore  e in quello di molta gente. Ancor oggi c’è chi lo conserva sotto vetro nella propria casa  in ricordo di una musica che ha accompagnato la vita di molti di noi, colonna sonora  dei nostri ideali e delle nostre  speranze. Sei riquadri  alla maniera dei cartelloni dagli antichi cantastorie. In ognuno l’interpretazione pittorica di una canzone della musica popolare, a formare un racconto dilatato  che collega I portic d’ Cuni, gli zingari astigiani, i montanari della Val Pellice, le redazioni dei giornali, la grande guerra, latte e polenta e  un gatto che ha fatto tre uova. Tutto assai surreale, Tutto molto ormale. in perfetto stile Cantambanchi.
Maria Giulia Alemanno

CANTAMBANCHI

di Renato Scagliola

Ci mettemmo insieme soprattutto per cantare, nel 1969, già adulti: Franco Contardo, metalmeccanico, Laura Ennas, fotografa, Renato Scagliola giornalista, Piero Marchisio, esperto di telecomunicazioni, Giancarlo Perempruner, venditore all’Olivetti. All’inizio modesto il supporto strumentale, due chitarre, un tamburello, una piccola tastiera, nessuna conoscenza della musica scritta, salvo vaghe reminiscenze di solfeggi e solo un grande orecchio. Primissimi passi al circolo Arci “Il Contemporaneo” di corso Casale (durò pochi anni), e al Garibaldi di Torino, che esiste ancora. Il repertorio è quello della tradizione piemontese con qualche puntata in altre regioni, senza particolari motivi, solo il piacere di affrontare canti interessanti e belli.

Tanti brani nostrani li conosciamo da sempre, appartengono alla trasmissione orale anche inconscia: ascolti nelle piole, filastrocche che cantava la nonna, canti di montagna, “da corriera”, durante le gite, rielaborazione di canti pubblicati in vinile, e il sacro testo del Nigra. L’interesse è verso la cultura contadina che ha prodotto cospicui materiali vecchi di secoli, poi il lavoro, la resistenza, la politica. Insomma basi da cui sono partiti tutti quelli che hanno fatto musica popolare in quegli anni, con maestri come Dario Fo e i Cantacronache. In quegli anni nascono a Torino tanti gruppi: Cantovivo di Alberto Cesa, Astrolabio dalla vita breve, Prinsi Raimund, La Lionetta, La Voce Rossa. Strumentalmente in genere sono più bravi, ma noi abbiamo la forza delle voci. I timbri della polifonia del gruppo diventano subito riconoscibili……….

Le armonizzazioni sono fatte in casa, tre, qualche volta quattro voci: terze e quinte, una quarta ogni tanto, sempre a orecchio. C’è il gran gusto, carnale, di sentire l’impasto sonoro. Laura è da sempre la voce solista, intonatissima, memoria di ferro per i testi come Contardo. Che è anche un perfetto giullare, anche se ha la veste di commissario politico della combriccola. Siamo amici e ci divertiamo sempre. Anche le platee se la ridono e ci vengono dietro. Durante le prove si discute se la musica popolare deve rimanere quella che è, o se si può rielaborare con i criteri di oggi. Prevale la seconda tesi, tenendo come unico valore la riuscita estetica. La cultura popolare si è sempre evoluta nei secoli, con aggiunte, contaminazioni, e via dicendo, quindi via libera.

Cominciamo a scrivere testi e musica. Non “canzoni di lotta”, o combat folk, come verranno chiamate vent’anni più tardi. Preferiamo aggirare gli argomenti con la satira, il surreale, la poesia. Perempruner scrive ballate lunghe, didascaliche, politicamente definite, e anche divertenti. Personalmente mi piacerebbe anche un folk, come dire, sinfonico ed epico, ma non abbiamo mezzi strumentali sufficienti.

Ci sono alcuni tentativi, neanche mal riusciti. Ballate sullenergia, su Janavel, eroe valdese, Batista, condottiero di se medesimo, valligiano e contrabbandiere, la Bestia selvatica. Mettiamo in musica temi già attuali ma non ancora pressanti come oggi: le troppe auto (Automobilesimo è del ’69), l’ambiente, il problema energetico, i genocidi culturali e non (Los Indios de la Langa), la crisi del Salvador, un anticipo del diluvio enogastronomico odierno (La canzone del cibbo 1980), gli emigrati italiani all’estero (La Svizzera del ‘75), il regime di Ceausescu (Rumena oh, 1979). Affrontiamo problemi gravi senza batter ciglio.

La musica parte qualche volta da stilemi tradizionali, ma non più di tanto, perché sappiamo tutti che le melodie “di anonimo”, sovente sono semplici fino alla banalità, i soliti giri di tonica, dominante, sottodominante. Per il resto non abbiamo preconcetti, prendiamo tutte le licenze necessarie.

Perempruner diventa un punto fermo, una caratterizzazione speciale con un suo settore di strumenti inventati con zucche, legni, e una vena di affabulatore impagabile che celebra ogni volta la sua cuneesità. Magistrali le sue reinterpretazioni in piemontese del Miles Gloriosus di Plauto, trasferite nella Grande Guerra, la discesa di Annibale dalle Alpi, con gli ozi di Cuneo, invece che di Capua. Intranto procede per conto suo nella ricerca sui giochi di strada, nella costruzione e ricostruzione di giocattoli partendo da materiali poveri e di recupero. Negli anni diventerà uno dei massimi esperti italiani. Morirà però nel ’95, stroncato da una leucemia. Ancora oggi ne parliamo continuamente, ripetiamo le sue gags.

Sul palco c’è sempre un’atmosfera di puro divertimento, con impertinenze scorrette , botte e risposte col pubblico, lazzi.

Per brevi periodi si aggiungono musicisti “veri” come Zanon, flautista veneto capitato a Torino per un breve periodo, e Giancarlo Zedde, pianista di Conservatorio, che scrive alcune armonizzazioni “serie” che impariamo a fatica.

Con gli anni si aggiungono in pianta stabile due giovani, Francesco Bruni, sofisticato chitarrista, voce e percussioni, Claudio Perelli chitarra, tastiera, voce. E il giovanissimo Davide Scagliola, batteria e percussioni. L’organico dura vent’anni. La pittrice Maria Giulia Alemanno decora alcuni dei neo-strumenti di Perempruner, inesistenti in natura, che si chiamano: grattagatto, zuccanna, tabasso e tanti altri, e realizza un magnifico poster a colori, nello stile dei cantastorie, che si vende a mille lire dopo i concerti. Tanti, a decenni di distanza, lo conservano gelosamente appeso in casa.

Soprattutto d’estate giriamo come trottole: tante feste dell’Unità, sagre di paese, Punti Verdi, circuiti dell’Arci, in provincia, perfino tourneè in Germania, Romania, e puntate in Svizzera e Jugoslavia. Tutto nei ritagli di tempo del lavoro di ciascuno. Qualche volta è faticoso.

Viaggiamo a bordo di un pulmino Fiat 238 rosso, con le scritte CANTAMBANCHI in bianco sulle fiancate e all’incontrario sul davanti, come le ambulanze. Dentro gli strumenti, l’amplificazione, generi di prima necessità, cuscini per il riposo. Durante i viaggi sovente si prova. Si canta in situazioni diverse: sopra un carro agricolo, sotto un mercato coperto, in un grande ex pollaio nelle Langhe, nei sotterranei del castello di Barolo, nel cortile del castello di Macello, in teatrini parrocchiali di provincia, e anche su palchi veri.

Epiche, impagabili le feste dell’Unità nelle Langhe, e soprattutto a Treiso negli anni settanta: una piazza sospesa in punta alla collina, sotto la chiesa, e in cucina i coniugi Marcarino, titolari dell’Osteria dell’Unione dove Carlin Petrini fonderà prima l’Arcigola poi trasformato nella multinazionale Slowfood, e L’unione diventa un posto noto anche oltreoceano. La Pina andrà a fare tajarin fino in California.

Diventiamo amici di Fausto Amodei e andiamo cantare qualche volta con lui oltre ad avere in repertorio alcuni suoi brani. Siamo la spalla una volta al palasport di Torino con De Andrè, e nel biellese con Pete Seeger, siamo molto fieri.

Siamo tra le colline di Bra per l’edizione 1980 di Cantè J’euv, seconda “Rassegna internazionale di musica popolare in terra di Langa”, con una baraonda di gruppi e singoli.

Franco Angerosa è il tecnico del suono che ci segue da sempre e siamo amici anche con lui. La prima cassetta audio vede la partecipazione di Sergio Balestracci, grande esperto di musica antica, che ci regala un sofisticato accompagnamento con cornamuto torto e flauto basso, antichi legni medioevali.

Realizziamo un prima cassetta autoprodotta, con dodici brani (cinque tradizionali, otto roba nostra), poi due ellepì, uno con la Durium di Milano, con otto pezzi , quattro nostri e quattro tradizionali, con l’intervento di Happy Ruggero, noto pianista torinese. L’altro, l’ultimo, ancora autoprodotto nel 1983, battezzato “Land Rover “, con sottotitolo: ”Oltre la frontiera in cerca di avventura”. Siamo già in un altrove, un passo avanti rispetto alle esperienze precedenti. Le ballate sono tutte nostre: Land Rover che da il titolo al disco, Goriziana, Batista, El salvador, Rumena oh, La bestia Selvatica, Janavel, Sette Bambini (che saremmo noi). Con una audace operazione di marketing, riusciamo a vendere 500 copie del disco – un record - all’importatore italiano della Land Rover che lo usa come promozione. Un migliaio di copie ciascuno, oltre alla cassette, tutti venduti durante i concerti. Un lavoro non tanto riuscito, fatto troppo in fretta, ma con alcune cose buone, e la partecipazione in studio di Franco Mondini, amico e grande batterista jazz che si abbassa volentieri al nostro livello.

Registriamo perfino due special di trenta minuti per la terza rete Rai. Un anno siamo sotto il riflettori di una tv tedesca, chissà perché a Condove, e i pluffer ci mettono contro un muro per le riprese. Diremo in seguito, per darci delle arie, che siamo così longevi come musicanti, che una volta ci hanno anche messo al muro i tedeschi!

I dopo spettacolo sono quasi sempre a tavola negli stand dei festival con menù di sinistra: agnolotti, costine, salsicce, acciughe al verde, polenta. Talvolta organizzatori entusiasti preparano invece robe di lusso: a Balzola nel vercellese una storica tufeja, mentre rimangono insuperati tajarin, agnolotti e il coniglio coi peperoni di Treiso…Cena pantagruelica e notturna – in un paese minuscolo delle Langhe, scomparso dalla memoria - al ristorante Le Pance Vuote, (chiuso da anni), aperto solo per noi, ospiti del padrone, già reduce dal Sud America. Cene da stelle Michelin nel Monferrato, ai Caffi di Cassinasco, con Dario Fo, e alla Locanda del Sant’Uffizio a Cioccaro di Penango con Paolo Conte.

Nascono amicizie che durano anni, specialmente in provincia, e specialmente tra Cuneo e la val Pellice; sovente sconosciuti, ancora oggi, ci riconoscono per la strada e noi facciamo, anche se contenti, la figura degli smemorati…

I Cantambanchi, nel 2006, esistono ancora, con l’aiuto di Daniele e Giuliano Contardo, figli di Franco, giovanotti musicisti professionisti che, dopo aver seguito la banda per anni da ragazzini, sono in grado di cantare e suonare tutto il repertorio. Pochi concerti, ogni tanto, molte cene cantate. Sovente.

Questa sintetica storia dei CANTAMBANCHI è stata scritta da Renato Scagliola per il libro FOLK CLUB di Franco Lucà, fondatore dello storico locale di via Perrone a Torino.  Poco prima d’andarsene, tra i tanti miti che avevano fatto grande musica nel piccolo, magico spazio del Folk Club, Franco aveva voluto inserire i Cantambanchi, gruppo anch’esso storico della musica popolare, che aveva conosciuto, frequentato e stimato fin dai tempi della sua appartenenza a CANTOVIVO.

KANAKO NODA:”CASA” installation-meditation in Montreal

Posted by admin on Feb-10-2010 under Uncategorized

Kanako Noda “CASA”

La Galerie YellowFishArt est fière de présenter «Casa» un project de grand format, de  Kanako Noda.

“Casa”est une réflexion sur le thème du “chez-soi”. L’installation en papier de riz, un matériau évanescent traditionnellement employé pour créer des divisions dans les domiciles japonais, évoque la fragilité de notre appartenance à ce que nous appelons notre maison. Les dimensions de “Casa” rappellent celles d’un logement 4 1/2, chiffre qui suggère également la disposition traditionnelle des tatamis dans les huttes des ascètes japonais.Inspirée par les travaux de Hidetoshi Nagasawa (”Luogo dei Fiore”, 1985; “Giardino Rovesciato”, 2008), “Casa” s’inscrit dans une démarche transculturelle, empruntant à la fois aux traditions décoratives japonaises et au courant minimaliste occidental. L’enceinte en spirale de “Casa” matérialise la séparation symbolique entre extérieur et intérieur, clivage qui se trouve au cœur du concept d’habitation. La lumière pénètre et traverse les murs de “Casa”: le traditionnel et le contemporain se trouvent fusionnés, l’intérieur et l’extérieur s’enchevêtrent, le sentiment rassurant associé au chez-soi se mêle à l’aliénante angoisse de l’Autre.

Kanako Noda est née en 1980 à Kitakyushu, au Japon. Après l’obtention d’un diplôme en anthropologie culturelle à l’Université d’Osaka, elle étudie les Beaux Arts en Italie. Inscrite à l’Accademia di Belle Arti di Bologna, elle s’initie à la peinture sous la direction des maîtres italiens contemporains. Durant ses années de formation, elle devien assistente de David Tremlett et participe à de nombeuses expositions collectives (”At-test”, 2009), en plus de concevoir des expositions solo (”Crune”, 2008; “Yellow project”, 2009; “Seasaw”, 2009), et ce, tant au Japon qu’en Italie. Son apprentissage complété, elle quitte Bologne et s’établit au Canada.

Kanako Noda vit et travaille à Montréal.

Vernissage jeudi le 11 Février 2010 à 17h30

L’exposition se poursuivra jusqu’au 25 Février 2010

Ouverture de Merc. à Sam. de 13h à 18h

Pour information: Alessandro Mangiarotti – Katarina Dear

Galerie  YellowFishArt

3684 Boul.St.Laurent
H2X 2V4 Montreal,Qc
Tel +514.840.0808

www.yellowfishart.com
YellowFishArt
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English version:

“Casa” is a rice paper meditation on the theme of ‘home’. The installation evokes the fragility of our belonging to a single dwelling through the use of an evanescent material traditionally reserved for interior separations in Japanese homes. In size, this house is a 4 1/2 - in this case, the traditional four and one half tatami mat size of the Japanese ascetic’s hillside meditation hut.

Inspired by such culture-bridging works as Hidetoshi Nagasawa’s ‘Luogo dei Fiore’ (1985) and ‘Giardino Rovesciato’ (2008) the spiral enclosure of “Casa” evokes the symbolic separation between inside and outside at the center of the concept of home. Light pours in through the walls of this Casa, borrowing at once from ancient Japanese minimal design and from 20th century Western minimalism to create a nexus between the traditional and the contemporary, between the inside and the outside, and between the cosy feeling of “home” and the alienating sense of an unknowable other.

Kanako Noda was born in 1980 in Kitakyushu, Japan. After graduating in cultural anthropology from Osaka University (Japan), she studied Art in Italy. Enrolling in the Accademia di Belle Arti di Bologna, she studied painting under contemporary Italian artists. While she was student she assisted british artist Davis Tremle and participated in several group exhibitions in Japan and in Italy ( “At-test” 2009) and solo shows including “Crune” (2008), “Yellow project” (2009) in Italy and “Seasaw” (2009) in Japan. Soon after the graduation from Bologna’s Accademia, she moved to Canada.
She lives and works in Montreal.

Opening: Feb.11th 2010 at 5.30 p.m.

From Feb.11th 2010 - Feb.25th 2010

Wed. to Sat. 1-6 p.m.

Contact: Alessandro Mangiarotti - Katarina Dear

Galerie YellowFishArt

3684 Boul.St.Laurent

H2X 2V4 Montreal

Tel. 514.840.0808

www.yellowfishart.com



Il viaggio di SERGIO SILVI nella vita e nell’arte alla Galleria Canovaccio di Terni

Posted by admin on Feb-8-2010 under Uncategorized

SERGIO SILVI

Erro#2

13 - ­ 28 febbraio 2010

GALLERIA CANOVACCIO

Largo Filippo Micheli 20

TERNI

Vernissage: 13 febbraio, ore 18.00

Da martedì a domenica ore 9.30-13 e 16.30-20

Ingresso libero

Per informazioni:

+39 0744422762

gallcanovaccio@yahoo.it

La Galleria Canovaccio in concomitanza con gli Eventi Valentiniani presenta “ERRO#2″ mostra personale di Sergio Silvi a cura di Lorenzo Barbaresi, patrocinata dal Comune di Terni, con contributo critico in catalogo di Francesco Santaniello.

Il 2010 per l’artista comincia con la prima mostra personale allestita dalla Galleria Canovaccio, un vero e proprio ritorno alle origini visto che da qui iniziò la sua carriera professionale.
ERRO#2 è una raccolta di lavori realizzati nel corso di un anno, quindi intesi come tappe del suo più recente percorso creativo.
In questa esposizione verranno rilette le tele della serie “Seta”, nelle quali campeggiano i volti di bambini asiatici, o quelle del ciclo “On the road,” dove segni apparentemente astratti si rivelano come tracce di pneumatici, chiara allusione al tema del viaggio, da sempre inteso come metafora della vita, del cammino esistenziale.

Lungo questo viaggio Silvi rivisiterà alcuni capolavori dell’arte del passato individuando sottili affinità tra la malinconica eleganza di una donna di Modigliani, l’eroica sensualità della Cleopatra di Cagnacci, l’altera fierezza della Jeune fille aux gants di Tamara de Lempicka, la soavità della Vergine michelangiolesca. Passato e presente sono sullo stesso piano: l’annullamento dei fondi, neutri e incolori, ormai diventato icona dell’ artista, garantisce l’atemporalità, così come l’astrazione cromatica.
La mostra sarà accompagnato dalle sonorizzazioni di Giampiero Travaglini e Maurizio Ruggire, con il contributo fotografico di David Fratini.
Nel 2009 Sergio Silvi ha ottenuto significativi riconoscimenti: una sua opera è esposta in permanenza presso il Museo Diocesano di Terni, un grande autoritratto è visibile nella sezione contemporanea del C.A.O.S., Museo d’arte contemporanea della stessa città, ed ha partecipato alla XLII edizione del premio città di Vasto.

GIANCARLO PEREMPRUNER. MUSICA DIPINTA

Posted by admin on Feb-5-2010 under Uncategorized

GIANCARLO PEREMPRUNER. MUSICA DIPINTA


Giancarlo capitò sulla mia strada, o io sulla sua, una notte di fine novembre del 1973. A presentarmelo, insieme a tutti i Cantambanchi, fu Laura Ennas, splendida voce femminile del gruppo, che avevo da poco conosciuto in una scuola serale di grafica pubblicitaria. Dall’aula di un palazzo barocco di via Santa Chiara dove per ore avevamo disegnato in un silenzio ovattato, ci trasferimmo in Piazza Carlina in un altro palazzo che trasudava storia, la casa di Gramsci diventata sede dell’Arci.

La sala prove, alquanto di fortuna, era un locale debordante di libri e riviste, comprese le molte che arrivavano dalla Cina stampate su carta color paglierino, con una marcata componente azzurrrognola che rendeva spettrali i volti dei contadini ripresi nei campi di riso. Trovai subito surreale il contrasto tra gli occhi socchiusi che ci fissavano impenetrabili da molto lontano e quelli di Giancarlo, grandi e tondi come mappamondi roteanti. Perempruner sembrava voler esplorare ogni angolo della stanza e della terra, accentuando la propria ansia di comunicazione con ampi gesti delle braccia che stridevano con la solenne compostezza dei cinesi e con la pacatezza degli altri Cantambanchi riuniti intorno al tavolo, Contardo serafico, Scagliola imperscrutabile, Laura tutta presa a ripassare un testo. E ancor più bizzarro mi parve vederlo ad un tratto gonfiare il petto e intonare solenne, per un pubblico di azzurri cinesi di carta, una ballata che narrava di un maldestro bombarolo altoatesino. Il ritratto di Franz Muller, tracciato con un bisturi di erre taglienti, come forse si dovrebbe pronunciare anche “Perempruner”, e di certo improponibili in tutto il territorio asiatico, si delineò subito nitidamente sullo sfondo di alte vette e verdi pascoli. Giancarlo, amalgamando seriosità ed ironia, cantava le assurde gesta di un attentatore pasticcione e pusillanime, unto e bisunto di salcicce e crauti, in fuga dalla sua stessa ombra nei boschi del Sud Tirolo, e lo faceva così bene che anche gl’imperturbabili contadini cinesi mi parvero per un attimo sciogliersi in un circospetto sorriso. Io, più incline delle mondine dell’Hunan ad esternare emozioni, gli manifestai tutto il mio entusiasmo e a notte fonda, quando mi accompagnò a casa, stabilii tacitamente con lui un sodalizio pittorico musicale. D’allora Giancarlo fu per me musica dipinta.

Alcuni anni dopo, quanti non ricordo, i Cantambanchi mi chiesero di pensare al loro manifesto. Dissi che lo immaginavo come un vecchio cartellone dei cantastorie, e in ogni riquadro una canzone, non importa se loro o recuperarata dal grande patrimonio di musica popolare che continuavano a proporre in giro per i teatri e per le piazze. Se l’idea era ancora vaga, non lo erano invece nè il supporto nè la tecnica: lo avrei dipinto ad olio su tavola. Sentivo che avrebbe dovuto essere un lavoro materico e forte come le emozioni che i Cantambanchi riuscivano a trasmettere, e per simbiosi l’avrei realizzato su legno povero, come quello dei palchi su cui erano soliti esibirsi . Giancarlo non fece certo fatica a trovarmelo e un pomeriggio me lo portò, insieme ad un inatteso assortimento dei miei colori a olio preferiti, i Victoria oggi purtroppo introvabili, densi , luminosi e puri. Mi raccontò in seguito la vecchia signora Marzano che nel suo negozietto di via San Massimo era entrato un giorno “ un signore tanto gentile che cercava dei colori per lei. E io, sa’, gli ho detto che le piaceva il bitume, e il blu ceruleo e la lacca di garanza rosa che le serviva per velare le guance delle bambine.” Grazie a Perempruner una di queste, infreddolita, avvolta in una sciarpa di lana, continua a guardare verso di noi dal primo riquadro del manifesto, dove ballano l’orso e la marmotta davanti ai “portic d’Cuni”.

E venne la gloriosa stagione degli strumenti musicali. Giancarlo sembrava nuotare in un fiume di creatività in piena , ogni giorno ne inventava uno, e se non era uno strumento era un giocattolo, e se non era un giocattolo era una canzone, e se non era una canzone era un racconto, oppure li sfornava in contemporanea come succede a chi avverte impellente la necessità di sfidare il tempo che percepisce in fuga.

Quando mi chiamò avevo già dipinto per lui il “Grattagatto con gli occhi spiritati dell’inquietante Stregatto di Alice e la Zuccanna adorna di fiori di campo e anche il “Putipù” delle Meraviglie, su cui navigava una barchetta di carta, i bambini guardavano incantati le zucche illuminate, le trottole giravano senza posa e le uova fritte non cadevano mai dal piatto, nemmeno se molto inclinato.

“Adesso dovresti occuparti del Tabasso mi disse serissimo e io, che in quel momento praticamente vivevo nello studio di Tabusso, pensai volesse prendermi in giro. Mi spiegò invece che si trattava di un compromesso tra un tamburo e un contrabbasso capace di produrre una musica alquanto primitiva ma di una certa gradevolezza. Non era ancora uno strumento da grande orchestra ma con qualche ritocco avrebbe potuto diventarlo. Io avrei dovuto decorarne la cassa, quel tanto che bastava per renderlo più teatrale.

Mi misi all’opera, lasciando che fosse il percorso circolare a suggerirmi la storia. E non so perché mi ritrovai a definire , con larghe pennellate, un contadino che, in equilibrio su un maiale, tentava di rubare le uova dal cestino che una donna reggeva sulla testa , e poi una mucca paciosa che sbirciava da dietro un albero una ragazza dai capelli corvini, tutti incuranti di quanto, e non era roba del tutto normale, avveniva in secondo piano: un carabiniere in alta uniforme , forse uno di quelli che acciuffarono Pinocchio, rincorreva all’infinito un angelo biondo scarmigliato e discinto in un prato di fiori.

Giancarlo ne fu soddisfatto, forse perché la mia filastrocca pittorica si snodava lungo percorsi mentali sufficientemente illogici da aprirgli il varco a nuove fantasie. Ciò che conta è che il Tabasso lo accompagnò d’allora in molte avventure e sul palco fece sempre una gran bella figura, suscitando una curiosità che Perempruner non cessò mai di alimentare, conferendogli via via un’aura di leggenda degna di un prezioso Stradivari. Ed il suono sembrava a tutti bello e pulito, tanto da piacere anche agli angeli, appunto.

Maria Giulia Alemanno

Ho scritto questo ricordo di Giancarlo Perempruner il giorno dei Santi del 2009. Se esiste un paradiso, immmagino che per l’occasione abbia organizzato, da buon cantambanco, uno dei suoi memorabili spettacoli pagani, radunando lassù tutti gli amici che lo hanno preceduto e seguito. Una grande festa alla sua maniera con le nuvole occupate di bancarelle debordanti di giocattoli poveri come in una fiera altoatesina , rigorosamente costruiti da lui che ora di tempo ne ha da vendere. E poi un concerto in piena regola con una miriade di strumenti nuovi, non solo ornitofoni e zuccanne ma chissà quale altra diavoleria - oh no, in cielo no! - realizzata con tutto quanto riesce a raccattare da quelle parti.
E il divin tabasso , come sarà mai? E dipinto da chi? Ci avrà pensato la mia amica e sorella Patrizia Deambrogio, artista poetica e visionaria che un giorno ha deciso di salire i gradini di una sua scaletta disegnata con tratti leggeri, per raggiungere una piccola casa progettata in cielo. Il Tabasso di Patrizia, la mia cara Pita, avrà certo colori più morbidi dei miei e più sfumati e personaggi più rotondi. L’angelo ansimerà nel correre e tutti gli altri saranno gambe all’aria, compresi la mucca e il maiale. Un mondo alla rovescia, con le nuvole al posto della terra, come se il paradiso fosse qui da noi. E già …..

Le mie parole per Giancarlo sono state pubblicate, insieme a quelle di molti altri che l’hanno conosciuto, apprezzato e amato, in un delizioso volumetto:

GIANCARLO PEREMPRUNER . Giocare cantare raccontare

terzo quaderno de “LA BUONA LUNA”, a cura di Enrico Sanna, amico fraterno fin dai tempi del Liceo nella sua Cuneo.

Cuneo:La Buona Luna racconta Giancarlo Perempruner

Posted by admin on Feb-3-2010 under Uncategorized

BIGLIETTO DA VISITA.JPG & la-buona-luna logo

Vi invitano alla

Presentazione del Quaderno n.3 de“La Buona Luna”dedicato a Giancarlo Perempruner

e alla serata di musica e canti popolari con il gruppo de I CANTAMBANCHI

Sabato 6 febbraio 2010 alle 18,30 e alle 21,30

Ricorda proprio un quaderno di scuola la pubblicazione n.3 de LA BUONA LUNA dedicata a GIANCARLO PEREMPRUNER, maestro di giochi poveri, scomparso ormai da tanti anni.

Enrico Sanna, compagno di liceo, Anna Rebuffo, sorella di Franca, la moglie, e Renato Scagliola, come lui cantambanco, hanno voluto raccogliere in una copertina fiammante, le parole degli amici che lo hanno accompagnato lungo un cammino terminato presto. Ma per dirla come Aldo Illengo e Seneca: “Non dobbiamo cercare di vivere a lungo, giacche il vivere a lungo dipende dal destino, il vivere bene dall’animo. La vita è lunga se è piena”.
Il quaderno “Giancarlo Perempruner - Giocare cantare raccontare- che raccoglie i contributi di Maria Giulia Alemanno, Fausto Amodei, Beppe Chierici, Franco Contardo, Piero Dadone, Aldo Illengo, Giancarla Oggero, Claudio Perelli, Enrico Sanna, Renato Scagliola e Maria Carla Rizzolo, verrà presentato sabato 6 febbraio al JAZZ CLUB di via Santa Croce 16, Cuneo alle 18,30 e alle 21,30. Saranno i Cantambanchi, gruppo storico della musica popolare di cui Giancarlo è stato per anni geniale compagno di ricerca e d’avventura, a riproporre la sua musica e le sue invenzioni.

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Inoltra

G.R.IRANNA - RIBBED ROUTES at the GUILD MUMBAI

Posted by admin on Feb-3-2010 under Uncategorized

G. R. IRANNA

RIBBED ROUTES

THE GUILD MUMBAI

22 January - 15 February 2010

GUILD ART

MUMBAI / NEW York

02/32, Kamal Mansion, 2nd floor
Arthur Bunder Road,Colaba Mumbai 400005. India
T - +91 22 2288 0116/2288 0195

The Guild Art Gallery presents Ribbed Routes, a solo exhibition of recent works by G.R. Iranna at The Guild previewing on January 22, 2010.

“There are some pressing issues of our times that require our address. Questions of peace and the prevalence of violence as a form of dissent, any dissent, press on our consciousness and demand a response. The sculptural works by Iranna can be seen as a concerted and concentrated address of what should be society´s goal in the coming years, to work towards peace and harmonious coexistence. Iranna´s works are philosophical reflections, revolving around the interactions and explorations of a man´s inner world with the existential issues of today. Through his works he comments on human civilizational growth and its intrinsic follies consisting of aggression and ideological indoctrinations, violently inflicted upon human beings in the name of territorial growth. Iranna´s intention is to capture the trauma of human kind. His body of work is about despair but it is also about hope both nestled together in Pandora´s Box. “

(Excerpt from an essay by Deeksha Nath)

Born 1970 in Karnataka, Iranna obtained M.F.A. from Delhi College of Art. He has had several solo shows the latest being `Birth of Blindness´, The Stainless Gallery, New Delhi and Aicon Gallery, London and New York in 2008 and The Dance on the horse, Berkley Square Galllery, London in 2007. He has widely participated in many significant group exhibitions and workshops in India and abroad, including the India Art Summit, New Delhi, India (2009), Cultura Popular India y mas alla, la presidenta de la comunidad de Madrid Museum, curated by Shaheen Merali (2009), MiArt Fair 08, Milan, Italy(2008), Arad Biennale, Romania(2005), among others. Iranna is a recipient of National Academy award in 1997 and the M.F.Husain and Ram Kumar award. G.R Iranna has been nominated from India for the ABPF Signature Art Prize 08, Singapore Museum.

La Nuova Periferia: LA “NOSTRA” DONNA A L’AVANA

Posted by admin on Feb-2-2010 under Uncategorized
Foto: Pavel García Valdés

Foto: Pavel García Valdés

Foto: Pavel García Valdés

Evento.

L’artista crescentinese Maria Giulia Alemanno sarà protagonista il 6 gennaio a Cuba

LA “NOSTRA” DONNA A L’AVANA

“Entre tierra y cielo”, cinque dipinti che esprimono l’anima della Santeria.

Una parte di Crescentino sarà il 6 gennaio a L’Avana, Cuba, al Día de Reyes.
A portare uno spicchio delle risaie vercellesi e dei loro colori è Maria Giulia Alemanno, pittrice e giornalista ormai conosciuta in tutto il mondo: da Crescentino, città d’origine, ha esposto le sue opere, non solo in Italia, ma negli Stati Uniti, in Canada, Messico, Argentina e Cuba. Qui, nell’isola caraibica, negli ultimi anni ha riscosso un successo straordinario, non solo come artista ma anche come persona.

“Essendo un’estranea che si avvicinava alla loro cultura, ho dovuto immergermi completamente e, forse, sono riuscita a carpire sfaccettature e sfumature della Santería (la religione sincretica praticata sull’isola) che hanno permesso a tutti di percepirla in un modo nuovo.”

Il racconto del progetto “ENTRE TIERRA Y CIELO” che si svolgerà il giorno dell’Epifania nella Plaza Vieja di L’Avana, avviene nello spazio crescentinese della pittrice: un vecchio fienile recuperato, con la luce che filtra dalle ampie vetrate a illuminare i cinque dipinti che saranno esposti a Cuba. I segni del lavoro sono sparsi un po’ ovunque:”Quando realizzo le mie opere, tutto il resto non m’interessa. Ci sono anche molti libri: non li leggo ma sono presenze importanti, si dipinge insieme, in un certo senso.”

Ma in cosa consiste esattamente questa performance?

Durante il mattino si allestirà lo spazio a suon di musica e dalle 14 Gino Pellegrini, tra i più importanti scenografi del mondo (basta citare alcuni dei film che l’hanno visto protagonista: Gli uccelli, Il pianeta delle scimmie, 2001 Odissea nello spazio, Mary Poppins, Herbie e Indovina chi viene a cena)dipingerà in diretta una serie di grandi pannelli ispirati ai quattro elelmenti naturali, destinati ad accogliere le cinque divinità santere realizzate su fogli di policarbonato da Maria Giulia Alemanno.

“Nella piazza convergeranno anche due delle processioni che si svolgeranno in città per la grande festa del Día de Reyes, il giorno in cui gli schiavi potevano diventare padroni della città esprimendo, con canti e balli, il proprio sogno di libertà ed insieme raccontando le proprie origini.”

A conclusione dell’azione pittorica, un gruppo di artisti e creativi renderanno omaggio a Maria Giulia Alemanno con una sfilata di costumi, consacrandone l’appartenenza alla cultura e all’arte cubana. Un evento storico ed unico per un’artista europea.


Gabriele de Giovanni

In
La Nuova Periferia -30 dicembre 2009

LA SESIA:Un grande ritorno a L’Avana per la pittrice Maria Giulia Alemanno

Posted by admin on Jan-31-2010 under Uncategorized

Gino Pellegrini e Maria Giulia Alemanno in Plaza Vieja a L’Avana di fronte al ritratto immaginario di Eleggua
Foto: Ivan Dell’Igna ©

Manifestazione internazionale fra arte e Santeria dei Caraibi

UN GRANDE RITORNO A L’AVANA

per la pittrice Maria Giulia Alemanno

Crescentino. ENTRE TIERRA Y CIELO: Maria Giulia Alemanno dipinge a L’Avana. Nell’ambito del XIV Taller Internazionale di Antropologia Sociale e Culturale “Afroamericana” organizzato dal 5 al 9 gennaio in Plaza Vieja, la pittric e crrscentinese insieme allo scenografo Gino Pellegrini darà vita ad una performance unica, con l’intenzione di amalgamare musica e danza a pittura e scenografia. Un importante appuntamento per l’artista crescentinese che Cuba considera la principale interprete europea della pittura ispirata alla Santeria, la religione sincretica ampiamente praticata sull’isola caraibica.

La festa avrà come nucleo centrale lo spazio in cui Gino Pellegrini dipingerà in diretta una serie di grandi pannelli ispirati ai quattro ellementi naturali destinati ad accogliere le cinque divinità santere appositamente realizzate da Maria Giulia Alemanno su fogli di due metri quadrati ciascuno. I due artisti saranno attorniati da musicisti e danzatori nei costumi tipici delle divinità Yoruba che, in un crescendodi ritmo e suggestione, renderanno omaggio agli dei dipinti.

“Si tratta”- è intervenuta Alemanno- di un evento molto importante perché per la prima volta un luogo simbolo di L’Avana viene consegnato nella festa de los Reyes a due artisti italiani.”

Sara Corsini in La SESIA, martedì 29 dicembre 2009

Chivasso (Torino): IL MIRAMONDO di Fosco Maraini fino al 14 febbraio 2010

Posted by admin on Jan-30-2010 under Uncategorized

http://lh6.ggpht.com/_vflyDMbzgcU/Stsa0zC_JtI/AAAAAAAAH3U/PMxu770vwO8/Anziano%20Ainu,%20villaggio%20di%20Shiraoi,%201940_thumb%5B2%5D.jpg

Fosco Maraini:Anziano Ainu, Villaggio di Shiraoi, 1940

FOSCO MARAINI

IL MIRAMONDO

Museo Clizia

Palazzo Einaudi

Piazza d’Armi, 6

Chivasso (Torino)

Visto il notevole successo riscontrato, la mostra verrà prorogata fino al 14 febbraio 2010.

A tutte le coppie che visiteranno Il Miramondo il giorno di San Valentino verrà dato in omaggio il manifesto della mostra.

Orari:

mercoledì 9.30 - 12. 30 ; giovedì e venerdì 16 - 19; sabato e domenica10 - 12 / 16 -19


Per ulteriori informazioni www.fondazione900.it

LA STAMPA: Cuba rende omaggio all’arte della Alemanno

Posted by admin on Jan-29-2010 under Uncategorized

Maria Giulia Alemanno con il sole di Ochun

Maria Giulia Alemanno con il sole di Ochun

CUBA RENDE OMAGGIO ALL’ARTE DELLA ALEMANNO

PITTURA. Una performance celebra la festa del Día de Reyes

Nuova avventura a Cuba per la pittrice Maria Giulia Alemanno che ormai considera l’isola caraibica come una patria adottiva. E’ infatti appena volata a L’Avana insieme allo scenografo Gino Pellegrini per vivere “una storia di pittura” come ha spiegato prima della partenza. La meta sarà Plaza Vieja, il cuore della vecchia avana coloniale, dove, domani, nel Día de Reyes (il giorno dell’Epifania: un tempo festa particolare per gli schiavi che simbolicamente diventavano padroni della città) per la prima volta agiranno due artisti italiani.

“Contiamo di dipingere, nell’arco di un’ora e mezza, un fondale di circa 30 metri quadri ispirato agli elementi naturali – così Maria Giulia Alemanno spiega il suggestivo progetto sul quale scenderanno le cinque divinià che ho realizzato nel mio studio tra le risaie, su grandi fogli di policarbonato. Il tutto accompagnato dalla musica dei tambores batá e dalle danze yoruba dei tanti figuranti nei costumi della loro tradizione.”

E’ importante anche il fatto che il museo Casa de África ed un gruppo di artisti cubani abbiano deciso di rendere omaggio ad una pittrice italiana.

“Credo che mai prima d’ora – commenta ancora – sia successo che un’artista europea venisse considerata parte integrante della cultura cubana. Le acque delle risaie si stanno mischiando a quelle del mar caraibico.”

L’evento fa parte del Taller internazionale di Antropologia Sociale e Culturale sulle radici afro americane, organizzato da oggi fino al 9 gennaio, che si terrà nel citato Museo Casa de África diretto da Alberto Granado, il figlio del compagno del Che che nel viaggio con la motocicletta “La Poderosa” attraversò tutto il Sud America.

Giovanni Barberis in LA STAMPA, martedì 5 gennaio 2010

Maria Giulia Alemanno y Gino Pellegrini. El grande éxito de dos artistas italianos en La Habana

Posted by admin on Jan-27-2010 under Uncategorized

Gino Pellegrini y Maria Giulia Alemanno en la Plaza Vieja de
La Habana el 6 de enero 2010 frente a Eleggua.
Foto:© Ivan Dell’Igna

ENTRE TIERRA Y CIELO

Dos artistas italianos muestran, con éxito, su obra en La Habana

Adonis Sánchez Cervera


Una memorable acción plástica realizada en la Plaza Vieja, del Casco Histórico de La Habana, por los artistas italianos Maria Giulia Alemanno y Gino Pellegrini reafirma los lazos culturales y de amistad entre Italia y Cuba.

Cinco orishas o divinidades del panteón afrocubano: Eleguá, Oshún, Changó, Yemayá y Obatalá, óleos sobre material plástico en grandes formatos, fueron expuestos en la Plaza Vieja como parte del performance “ENTRE TIERRA Y CIELO”, realizado por los artistas italianos Maria Giulia Alemanno y Gino Pellegrini, junto a las compañías danzarias cubanas Pinos Nuevos, Okantomí y Obbiní batá.

En la velada estuvo presente el embajador de Italia en Cuba y una representación del gobierno de la región del Piemonte italiano, quien junto a la Asociación Onlus Elegguá, Mielizia y Alce Nero y la contribución de OIKOS s.r.l. color design e restauri conservativi, apoyaron esta acción performática organizada por la Casa de África de la Oficina del Historiador de la Ciudad, de Cuba.

Entre tierra y cielo…” es “una Epifanía enigmática, un trance colectivo donde seconsume el deseo del regreso, la angustia del individuo fragmentado, dividido y separado de las sustancias que en sus orígenes lo componían” (…)juntos (Maria Giulia y Gino), allí en la Plaza Vieja, (…) en el carnaval santero, (…) en el Cabildo de los Reyes, apresarán los sueños en la madera, reunirán con los colores la tierra y el cielo, devolverán a los orishas el espacio para vivir muchas vidas y muchas muertes”, apuntó el crítico de arte Massimo Olivetti sobre este performance, como parte activa de él junto al fotorreportero Luciano Bovina, quien se encargó del testimonio documental.

La procesión de dos de los cabildos del Día de Reyes contagió un gran público hasta la emblemática Plaza -otrora escenario en los tiempos de la colonia donde los esclavos tenían en el 6 de enero, un día de asueto para sus carnavales y danzas-, y así conmemorar esta jornada al final del Taller Internacional de Antropología Social y Cultural Afroamericana.

Al ritmo de tambores, pitos, alegría, los marchantes coreaban estribillos de canciones populares; los zanqueros ataviados a la usanza de la etapa colonial; danzantes representando a los personajes del célebre grabado Día de Reyes de Patricio Landaluze –testimonio gráfico de esta celebración-. Los niños, disfrazados de las diferentes deidades del panteón yoruba, guiaron la muchedumbre enardecida por el repiquetear de los cueros hasta la Plaza Vieja, mientras frente a un gran panel de madera el artista y escenógrafo Gino Pellegrini recreaba con gran rapidez y destreza in situ, los elementos naturales: tierra, agua, viento y fuego, a la sombra de una Cuba entre nubes, idealizada, que reafirmarían las obras de Maria Giulia.

Gino Pellegrini es un artista fraguado en Hollywood –participó en producciones antológicas del cine norteamericano como 2001 Odisea del espacio, Mary Poppins, Hello Dolly, entre otras-. Radica en su natal Italia, en Emilia-Romaña, creador activo en proyectos de artes plásticas y escenografía en plazas y teatros: intervino en la plazoleta Betlemme/Belén de San Giovanni en Persiceto, la cual fue transformada en tres ocasiones con lecturas diferentes, en Anzola dell’Emilia en varios edificios públicos, provincia de Bolonia, en el reparto de la plazoleta Guareschi en Conselice, territorio de Ravenna, involucrando totalmente las superficies y a músicos y poetas.

La esencia de su trabajo es la comunicación interactiva con el público común, a través de su obra en pleno proceso creativo. Es un maestro de la técnica y la precisión; un hombre absorto en un mar de calma que, al preguntarle por La Habana en este su primer viaje, me aseguró haberle puesto esta ciudad, su imaginación en movimiento.

Hace mucho tiempo que trabajé la pintura y la escenografía en Hollywood. Era muy joven y vivía en los Estados Unidos. Fue un trabajo interesante relacionado con la creatividad, pero muy limitado. Como artista siempre me preocupó expresar mi identidad, por eso decidí volver a Italia y trabajar con los niños, en hospitales psiquiátricos, en los antiguos manicomios actualmente por suerte cerrados, hurgando en la memoria el dolor y la desesperación de esta gente; es un trabajo muy grande.”

Aunque no conocía profundamente los cultos sincréticos cubanos, apenas el candomblé de Brasil, para Gino la santería “es una expresión emocional y terapéutica, por eso me interesa mucho”.

Al ritmo de los tambores fueron descubiertas las obras de Maria Giulia. Los rostros de los orishas de esta artista, que ya ha expuesto en Cuba en otras ocasiones, expresan no solo el imaginario sino también la morfología de los cubanos –quizás un mapa antropológico de nuestra mulatez insular-; la saturación de los colores simbólicos sobre tonos tenues, reafirman un discurso que se desprende de lo figurativo para entregarnos a estos dioses según los ha imaginado en sueños. Aunque no ha abandonado la representación iconográfica, Maria Giulia cada vez enriquece más su obra con nuevos elementos fruto de los estudios sobre la mitología afrocubana y su especial relación con Cuba.

A la manera de un gran retablo de imágenes profanas en su medio natural, los creadores realizan un largo viaje hacia la semilla, a través no de los orishas que conformaron, según la liturgia yoruba el principio de la creación, sino de los que moldearon parte de la espiritualidad en la identidad de Cuba.

Elegguá-Echu, pequeña efigie sagrada que aparece casi en la totalidad de las casas cubanas custodiando las puertas y saludando o despidiendo a quienes entran en nuestro interior, muchacho que personifica las travesuras del destino; Changó, el escultor de la virilidad de los hombres, el fiestero por antonomasia; Oshún marca la feminidad, la maternidad y los embrujos del amor y la belleza de la mulata, en un sincretismo tan fuerte con la Virgen de la Caridad del Cobre que se funden casi en una sola entidad; Yemayá, como ese mar que rodea toda la isla de Cuba, madre universal, y por su centenaria relación con el pueblo ultramarino de Regla, orisha a la cual los viajeros le encomiendan su bendición para cruzar los mares por todas las vías posibles; y finalmente Obatalá dios-orisha andrógino, principio de la creación, pero que también ha ganado muchos adeptos entre los creyentes por su asociación con la paz, la sabiduría, el color blanco que purifica y la delicadeza de las palomas.

Los colores que hay aquí –asegura Maria Giulia-, son los que ahora me están inspirando. Yo siento que cambiaron mi pintura, la psicología de las personas de aquí y los colores de la naturaleza, y también de los edificios que son parte integrada de ella. La idea de trabajar con y para Latinoamérica era parte importante de mi vida; pintar para un mundo que me inspira.”

Merecedora de varios premios, periodista y editora de una revista cultural, Maria Giulia Alemanno ha expuesto en Italia, México, Argentina, Estados Unidos, Canadá y Cuba, donde ha mostrado su obra en los más importantes espacios culturales que abordan los cultos sincréticos: la Casa de África de la Oficina del Historiador de la Ciudad, la Galería Concha Ferrant de Guanabacoa y la Galería Merceditas Valdés de la Asociación Yorubá de Cuba, y en otros como la Casa de la Obrapía, la sede la Asociación Cubana de Artesanos Artistas (ACAA) de Matanzas, la Casa Alejandro de Humboldt y el Taller de Papel Artesanal de la Oficina del Historiador.

Su gran sentido de pertenencia con la Isla, que la hace sentirse cubana, se refleja en la obra de Maria Giulia como la serie “Yemayá y sus siete caminos”. “A la ceremonia declausura –me comenta la artista- vino una señora con su propia vela, pidiéndome si podía prender la vela frente al cuadro de Yemayá. Eso creo que sea importante, casi filosóficamente porque pienso que la pintura, el arte en general, tiene que relacionarse más con la gente. En Europa se hacen eventos para intelectuales en galerías, que es muy diferente hacerlo para la gente. Y cuando una persona se relaciona de una manera tan importante con tu obra, porque decide que tu Yemayá le representa algo que ella tiene en el corazón, es muy significativo.

“Lo que está pasando con mi obra me parece bello y muy interesante, y es que pinturas mías de orishas que están en internet, las páginas cubanas las publican; en la revista La Jiribilla entre artistas cubanos hay una obra mía. Cada vez estas obras se van haciendo cubanas, eso me encanta.”

La jornada fue memorable, sobre todo al final, en la Casa de África cuando el Taller de Papel Artesanal le organizó un homenaje a esta artista como una consagración por su pertenencia a las raíces de la cultura y el arte cubanos, y que consistió en una pasarela inspirada en sus pinturas.

Podría catalogarse esta acción plástica realizada por artistas italianos en un espacio público cubano: sin precedentes, al menos en ese escenario y abordando un tema tan entroncado en nuestra nacionalidad, que Maria Giulia y Gino han recreado genuinamente. La respuesta estuvo en el pueblo asistente, creyentes o no, el cual agradeció el puente de música y colores tendido por los artistas, hacia el mundo de sus ancestros.

También en Cubhaora, revista informativa:

Cuba en Noticias (Cultura) - Dos artistas italianos muestran su


ENTRE TIERRA Y CIELO:palabras de Massimo Olivetti para Gino Pellegrini y Maria Giulia Alemanno en La Habana

Posted by admin on Dec-23-2009 under Uncategorized
Maria Giulia Alemanno. Detalle de OCHÚN, acrílico cm 100 x 200, 2009

Maria Giulia Alemanno. Detalle de OCHÚN, acrílico cm 200 x 100, 2009

ENTRE TIERRA Y CIELO

Canto pictórico a los Orishas

Pero, ¿y cómo comenzó todo?

Al inicio fue la separación. Fuego y aire, tierra y mar, en un vórtice mecánico, en un tumulto que caracterizó esa época se dividieron y se separaron. Lo que había estado unido, ahora estaba dividido. Moléculas indistintas e indeterminadas se habían transformado en identidades precisas pero incompletas para poder asumir nombres y caracteres: Aire, Tierra, Agua, Fuego.

En el interior de cada partícula, cada fibra del ser conserva la memoria y el recuerdo de la laceración, de la ruptura violenta y el anhelo de la reunificación, del regreso a una ancestral compenetración.

El fuego cerca del aire quema la materia para transformarse en gas, perder su propia identidad y dispersarse en la atmósfera. Tierra y agua se envuelven, batallan y se funden en anhelados abrazos.

Y en las separaciones de la materia misma tienen sus orígenes los espíritus, los dioses, los intérpretes simbólicos de la metamorfosis del ser.

Ídolos totémicos, Orishas, expresiones del alma vital, del aire, de la tierra, del agua, del fuego. Identidades precisas, pero impropias, mutiladas e incompletas en su continua búsqueda de reunificación y compenetración.

Y en las separaciones tienen sus orígenes los hombres, también ellos un vínculo impropio entre cielo y tierra, entre espíritu y materia, también ellos mutilados y separados, también ellos en búsqueda de la comunión con los dioses. Hombres lacerados y rabiosos tal vez para recuperar en la aniquilación los lazos de unión perdidos.

Pero, ¿y cómo comenzó todo?

Allí en la Plaza Vieja en La Habana, el Día de los Reyes, el día cuando los esclavos devinieron reyes y los Orishas aún se reúnen y se sincretizan, el día cuando el misterio de la música y de la danza transforman y transfiguran, Maria Giulia Alemanno y Gino Pellegrini construyen una nueva génesis, un canto pictórico que recompone tierras y cielos, aguas y fuegos, hombres y dioses. Una Epifanía enigmática, un trance colectivo donde se consuma el deseo del regreso, la angustia del individuo fragmentado, dividido y separado de las sustancias que en sus orígenes lo componían.

Gino, durante años en Hollywood materializó los sueños de celuloide, construyó las dimensiones en las cuales se movían astronautas y monos, aventureros y amantes, madejas de vidas que transcurrían en la ficción creíble de sus escenarios.

Maria Giulia evoca en telas de saco a los Orishas, transportándolos del mito a la cotidianeidad, reuniéndolos y capturándolos en grumos pictóricos.

Juntos, allí en la Plaza Vieja, juntos en el carnaval santero, juntos en el Cabildo de los Reyes apresarán los sueños en la madera, reunirán con los colores la tierra y el cielo, devolverán a los Orishas el espacio para vivir muchas vidas y muchas muertes.

Fue así que comenzó todo, ahora puede continuar.

Massimo Olivetti - Crítico de arte

Traducción de Miriam Fernández

ENTRE TIERRA Y CIELO

Canto pictórico a los Orishas

Performance de

Gino Pellegrini y Maria Giulia Alemanno

6 de enero de 2010, desde las 16.00

Plaza Vieja

La Habana - Cuba

Para ulteriores informaciones:

Prof. Massimo Olivetti: +39 347 6793929
Museo Casa de África
157 Obrapía, La Habana Vieja, La Habana, Cuba
Tel: +53 7 615798
africa@cultural.ohch.cu

olivettim@tiscali.it
crescentmg@gmail.com

www.mariagiulia-alemanno.com


Gino Pellegrini y Maria Giulia Alemanno pintando en La Habana ENTRE TIERRA Y CIELO

Posted by admin on Dec-22-2009 under Uncategorized
Maria Giulia Alemanno

Maria Giulia Alemanno. Detalle de YEMAYÁ, acrílico cm 100 x 200, 2009

ENTRE TIERRA Y CIELO

Canto pictórico a los Orishas

Performance de

Gino Pellegrini y Maria Giulia Alemanno

6 de enero de 2010

Plaza Vieja

LA HABANA - Cuba

Promovido y organizado por la Asociación Cultural Onlus Elegguá, por el Museo Casa de África y por la Oficina del Historiador de la Ciudad de La Habana, Cuba, con el apoyo de las Región Italiana del Piemonte, patrocinado por Mielizia y Alce Nero y con la contribución de OIKOS s.r.l. color design e restauri conservativi.

En el prestigioso contexto del Taller Internacional de Antropología Social y Cultural Afroamericana, que desde hace 14 años se realiza en La Habana, entre el 5 y el 9 de enero de 2010 organizado por el Museo Casa de África dirigido por Alberto Granado (hijo y tocayo del compañero del Ché en el mítico viaje por Sudamérica con La Poderosa) – a título de evento central- se realizará un espectáculo especial que tendrá como sede la Plaza Vieja en el corazón de la Habana Vieja.

El término especial no fue seleccionado por puro caso. Se tratará, sin dudas, de un evento irrepetible donde música y danza confluirán con la pintura y la escenografía hecha directamente en grandes paneles que se montarán en la plaza expresamente para el espectáculo.

Gino Pellegrini , pintor y escenógrafo de vasta experiencia en diversos campos, el cual desde hace algunos años gusta de dedicarse a realizar obras pictóricas de gran formato en espacios públicos en tiempo real, con la actuación contemporánea de actores, lectores y músicos, ha aprovechado la ocasión para presentarse en un contexto excepcionalmente estimulante como este.

Decisivo fue su encuentro con la pintora Maria Giulia Alemanno.

Maria Giulia es el precioso trait d’union con Cuba. Profunda conocedora que desde hace varios años se ha sumergido en la cultura cubana más auténtica, el sincretismo entre las ancestrales y vivísimas raíces africanas y el legado de la religión católica, ha recreado en su pintura los símbolos de la Santería, mostrando los magníficos y enigmáticos dioses Orishas en obras que de manera espontánea han devenido patrimonio colectivo en las exposiciones que la artista ha organizado en la Isla.

Gino, por su parte, creará en vivo la ambientación naturalista primordial en cuyo fondo y en cuyos alrededores los Orishas que nacen de la Naturaleza y la expresan profundamente - vivos en la procesión danzante que llegará a la plaza, y en las pinturas de Maria Giulia- se moverán, en la comunión sinérgica de expresiones artísticas diferentes, entre tierra y cielo.

Como colofón del espectáculo artístico, en la sede del Museo Casa de África, un grupo de artistas y creadores, organizados por Rafael E. Suau Lazo del Taller del Papel Artesanal de la Oficina del Historiador, rendirán homenaje a Maria Giulia Alemanno con un desfile de trajes inspirados en sus Orishas. El objetivo de esta actividad es consagrar su pertenencia a las raíces de la cultura y del arte cubanos.

Luciano Bovina, fotógrafo y camarógrafo de fama internacional, será el encargado de documentar el evento.


Para ulteriores informaciones:
+39 347 6793929
olivettim@tiscali.it
crescentmg@gmail.com
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Museo Casa de África
157 Obrapía, La Habana Vieja, La Habana, Cuba
Tel: +53 7 61579
africa@cultural.ohch.cu

GINO PELLEGRINI

Muy joven emigra a los Estados Unidos donde completa sus estudios de arte y de arquitectura.

En California adquiere una sólida formación profesional en el mundo del arte, especialmente en lo concerniente al movimiento del Arte pop y del espectáculo: shows en vivo, producciones televisivas y cinematográficas. En el mundo del cine hollywoodense se dedica a la carrera escenográfica en modo intenso y determinante y trabaja para las productoras más importantes. Entre las películas en las cuales trabaja se encuentran: Los pájaros, El planeta de los monos, 2001 Odisea en el Espacio, Hello, Dolly, Mary Poppins, Funny Girl, Tora Tora, Adivina quien viene a cenar, Herbie y el restaurante de Alice.

A su regreso a Italia, radica en la región de Emilia-Romaña donde siempre continúa trabajando en las dos vertientes, es decir en el arte y en la escenografía, aplicando esta última, fundamentalmente desde el punto de vista de la pintura, pero también en espacios abiertos y en contextos urbanos, por ejemplo en la plazoleta Betlemme/Belén en San Giovanni en Persiceto, la cual fue transformada en tres ocasiones con lecturas diferentes, o en Anzola dell’Emilia en varios edificios públicos, en la provincia de Bolonia. También en el reparto de la plazoleta Guareschi en Conselice en territorio de Ravenna, involucrando totalmente las superficies.

En su quehacer más reciente está la realización de espectáculos pictóricos sobre un tema en particular, los cuales se han llevado a la práctica en grandes formatos en un periodo de tiempo breve y definido con la intención de mostrar abiertamente determinados procedimientos del “hacer” pintura, que generalmente no se realizan a la vista del público.

Maria Giulia Alemanno

Pintora y periodista, MARIA GIULIA ALEMANNO fue alumna y por un largo periodo colaboradora del maestro Francisco Tabusso.
Es Licenciada en Lenguas y Literaturas Extranjeras y culminó estudios de Periodismo y de Gráfica Publicitaria.
Ha escrito e ilustrado para la editorial La Stampa y fue jefe del sector artistico del Torino Magazine. Actualmente continúa trabajando como crítica de arte.
Sus obras han sido expuestas en Muestras personales y colectivas no sólo en Italia sino también en los Estados Unidos, en Canadá, México, Argentina y Cuba.
Ganó el Premio Nacional Smemoranda, del Premio “Roma- El Artista del Año 2000” y el Premio Cesare Pavese en Santo Stefano Belbo. Realizó en el 2001 y para las ediciones sucesivas de Piazza Profana, la escenografía de la Representación de San Rocco en el Fuerte de Exilles. Las doce tablas originales, cuya superficie total es de 22 m², ahora están expuestas el el Folk Club de Turín.
Actualmente vive y trabaja en Turín, ciudad donde nació, y en Crescentino, entre las arroceras de Vercelli, tierra de agua, de fuego y de vastos horizontes que constituyen una invitación a la aventura. De allí emprendió numerosos viajes hasta llegar a Cuba donde inició su investigación en el mundo de la Santería, el culto sincrético, un fenómeno que se radicó en Cuba, al cual en el 2003, en el marco de la panorámica Teatri di Confine con curaduría del Faber Teater de Chivasso, dedicaría cinco exposiciones personales en la región del Piemonte y una serie de veinticinco postales.
En enero del 2004, con motivo del VIII Evento Científico de Antropología Social y Cultural en honor de Fernando Ortiz, auspiciado por el Museo Casa de África de la Oficina del Historiador de la Ciudad de La Habana, expone un conjunto de treinta obras en el Convento de San Francisco, a la cual seguirán otras dos exposiciones personales en el Taller del Papel Artesanal y en la Gallería Mercedita Valdés de la Asociación Yoruba de Cuba. Regresa a Cuba en enero del 2005, invitada nuevamente por el Museo Casa de África para exponer en la Casa Museo Alejandro de Humboldt el importante ciclo pictórico Mis Orishas. Ese mismo año presenta una exposición personal en el Thomson House de Montreal.
En enero de 2007 dedica a la antropóloga cubana Natalia Bolívar Aróstegui “Yemayá y sus siete caminos”, una nueva muestra personal que tiene en el papel protagónico a Yemayá, Diosa dueña del mar. Sus obras se exponen en la Casa Museo de la Obrapía, una preciosa casa colonial ubicada en el centro histórico de La Habana, de donde pasan a la Fortaleza Morro- Cabaña, luego al Instituto Nacional de Antropología y por ultimo a la Galería Concha Ferrant en Guanabacoa.
Ese mismo año el ciclo Mis Orishas se expone en las salas de Villa Burba en Rho, Milán y el Museo Nacional Prehistórico Etnográfico Luigi Pigorini de Roma, junto a los altares de la Santería del Profesor Carlo Nobili con motivo de la VIII edición de la Jornada de la Cultura Cubana en Italia.
Un año después, en enero del 2008, Yemayá y sus siete caminos, es acogida en la sede de la Unión de los Artistas y Artesanos Cubanos de Matanzas, ciudad con fuertes raíces de la santería. En el mismo 2008 el ciclo Mis Orishas. Sincretismos afrocubanos, una vez más integrado a las instalaciones del Profesor Nobili se ve enriquecido con nuevas divinidades del Olimpo Yoruba y se expone en el Palazzo Primavera de Terni en una importante muestra organizada por la Asociación Nacional de Amistad Italia-Cuba.
En 2009 gana el Primer Premio de la Crítica y el Primer Premio del Público en la II Feria de Arte “Mar del Sur” en la provincia de Buenos Aires, Argentina, con su obra Ochún. Participa, además, en diversas muestras colectivas, entre ellas: Plus You Woburn Studios (Slade School of Art,UCL, London, UK) y La Valigia….viaggio nell’immaginario femminile, inspirándose nuevamente en los colores y en las atmósferas que caracterizan la isla de Cuba.



ENTRE TIERRA Y CIELO. Le parole del critico d’arte Massimo Olivetti per Gino Pellegrini e Maria Giulia Alemanno a L’Avana

Posted by admin on Dec-20-2009 under Uncategorized
Maria
Maria Giulia Alemanno. Particolare dell’opera OBATALÁ , acrilico cm.200 x 100, parte dell’azione pittorica che l’artista condividerà con lo scenografo Gino Pellegrini in Plaza Vieja a L’Avana il 6 gennaio 2010

Per accompagnare

ENTRE TIERRA Y CIELO

CANTO PICTÓRICO A LOS ORISHAS

la performance che lo scenografo Gino Pellegrini e la pittrice Maria Giulia Alemanno terranno il 6 gennaio 2010 a partire dalle ore 14 nella meravigliosa cornice della Plaza Vieja nel cuore coloniale di L’ Avana,, il critico d’arte Massimo Olivetti, curatore dell’evento, ha scritto un testo che mirabilmente sintetizza lo spirito in cui si svolgerà l’azione scenica.
E’ la prima volta che due artisti italiani vengono invitati a “colorare”
una delle piazze più belle ed importanti delle capitale, in un giorno di festa ed insieme di ricordo delle radici africane di molti cubani, qual’è il Día de Reyes. Un tempo, per l’occasione, gli schiavi diventavano padroni per un giorno della città e con canti e danze raccontavano il proprio desiderio di libertà e le proprie origini.

Grazie al Museo Casa de África della Oficina del Historiador de la Ciudad de La Habana che da 14 anni organizza in gennaio uno dei più importanti convegni internazionali di antropologia sociale e culturale dell’ America Latina, quest’anno la festa si coagulerà intorno allo spazio in cui Gino Pellegrini dipingerà in diretta un grande fondale ispirato ai quattro elementi naturali. Aria, acqua, terra e fuoco accoglieranno i cinque Orishas realizzati da Maria Giulia Alemanno. Coi due artisti interagiranno musicisti e danzatori nei costumi tipici delle divinità Yoruba che renderanno omaggio agli dei dipinti. Il tutto nell’atmosfera ineguagliabile di una festa corale in cui, come solo può accadere a L’Avana, il reale e l’immaginario si fondono e confondono perchè la vità diventi teatro ed il teatro vita.


Ma come era cominciato tutto?


In principio fu la separazione. Fuoco e aria, terra e mare, in un vortice meccanico, in un tumulto epocale si divisero e si allontanarono. Quello che era congiunto, ora era diviso.

Molecole indistinte ed indeterminate erano diventate identità precise ma incomplete per assumere nomi e caratteri: Aria, Terra, Acqua, Fuoco.

Dentro ad ogni particella, ogni fibra dell’essere conserva la memoria ed il ricordo della lacerazione, dello strappo e l’anelito della ricongiunzione, del ritorno ad un’ancestrale compenetrazione.

Il fuoco cerca l’aria, brucia la materia per farsi gas, annullarsi e disperdersi nell’atmosfera. Terra ed acqua si avvolgono, si contendono e si abbracciano in sospirati amplessi.

E dalle separazioni della stessa materia originano gli spiriti, gli dei, interpreti simbolici della metamorfosi dell’essere.

Idola totemici, Orishas, espressioni dell’anima vitale, dell’aria, della terra, dell’acqua, del fuoco. Identità precise, ma improprie, mutile ed incomplete nella loro continua ricerca di riunificazione e compenetrazione.

E dalle separazioni originano gli uomini, anch’essi tramite improprio tra cielo e terra, tra spirito e materia, anch’essi mutili e separati, anch’essi a ricercare la comunione con gli dei. Uomini lacerati e rabbiosi forse per recuperare nell’annichilimento le perdute congiunzioni.


Ma come era cominciato tutto?


Lì nella Plaza Vieja all’Avana, nel dÍa de Reyes, nel giorno in cui gli schiavi diventavano re e gli Orishas ancora si riuniscono e si sincretizzano, nel giorno in cui il mistero della musica e del ballo trasformano e trasfigurano, Maria Giulia Alemanno e Gino Pellegrini costruiscono una nuova genesi, un canto pittorico che ricompone terre e cieli, acque e fuochi, uomini e dei. Una epifania misterica, una trance collettiva dove si consuma il desiderio del ritorno, l’angoscia dell’individuo frammentato, diviso e separato dalle sostanze che in origine lo componevano.

Gino, per anni, a Hollywood ha dato corpo ai sogni di celluloide, ha costruito le dimensioni in cui si muovevano astronauti e scimmie, avventurieri ed amanti, intrecci di vite che agivano nella finzione credibile delle sue scene. Maria Giulia ha evocato su tele di sacco gli Orishas trasportandoli dal mito al quotidiano, ricongiungendoli ed irretendoli in grumi pittorici.

Insieme, lì nella Plaza Vieja, insieme nel carnevale santero, insieme nel Cabildo de los Reyes imprigioneranno i sogni nel legno, riuniranno coi colori la terra e il cielo, ridaranno agli Orishas lo spazio per vivere molte vite e molte morti .

E così come era cominciato tutto, ora può continuare.


Massimo Olivetti

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GINO PELLEGRINI - Biografia sintetica

Emigrato giovanissimo negli Stati Uniti , vi ha completato gli studi di arte e architettura.

In California ha maturato importanti esperienze professionali nel mondo dell’arte – particolarmente nel movimento della pop art – e dello spettacolo: shows dal vivo e produzioni televisive e cinematografiche. Nel cinema hollywoodiano il suo impegno in tutti i gradi della carriera scenografica è stato intenso e determinante, lavorando per le maggiori case di produzione. Tra le pellicole a cui ha lavorato ricordiamo Gli Uccelli, II pianeta delle scimmie, 2001 Odissea nello Spazio, Hallo Dolly. Mary Poppins, Funny Girl, Tora Tora, Indovina chi viene a cena, Herbie e Il Ristorante di Alice.

Tornato in Italia ,vive in Emilia-Romagna dove ha sempre continuato ad operare sul doppio binario dell’arte e della scenografia, applicando quest’ultima – in chiave prevalentemente pittorica – anche a spazi aperti e a contesti urbani, come in piazzetta Betlemme a San Giovanni in Persiceto trasformata per tre volte con letture diverse o ad Anzola dell’Emilia su vari edifici pubblici, in provincia di Bologna, e nel quartiere di piazzetta Guareschi a Conselice, nel ravennate , con un totale coinvolgimento delle superfici.

Nella sua più recente attività si annoverano anche spettacoli pittorici a tema, attuati su grandi dimensioni in un arco di tempo breve e definito nell’intenzione di portare alla luce – mostrandoli apertamente - procedimenti specifici del “fare” pittura generalmente nascosti al pubblico. .

MARIA GIULIA ALEMANNO - Biografia sintetica

Pittrice e giornalista, MARIA GIULIA ALEMANNO è stata allieva ed a lungo collaboratrice del maestro Francesco Tabusso.

Laureata in Lingue e Letterature Straniere, si è diplomata in Giornalismo e Grafica Pubblicitaria.
Ha scritto ed illustrato per l’editrice la Stampa, è stata responsabile del settore artistico di Torino Magazine e continua ad occuparsi di critica d’arte. Oltre che in Italia, le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive negli Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina e Cuba.

Vincitrice del Premio Nazionale Smemoranda, del Premio “Roma -Artista dell’anno 2000” e del Premio Cesare Pavese a Santo Stefano Belbo, ha realizzato nel 2001 e per le successive edizioni di Piazza Profana, la scenografia della Rappresentazione di San Rocco al Forte di Exilles. Le dodici tavole originali, per complessivi 22mq, sono ora esposte al Folk Club di Torino.

Vive e lavora a Torino, dov’è nata, e a Crescentino tra le risaie del vercellese, terra di acqua, di fuoco e di vasti orizzonti che invitano all’avventura. Da lì é partita per molti viaggi fino a giungere a Cuba dove ha avuto inizio la sua ricerca nel mondo della Santería, il culto sincretico radicato nell’isola caraibica a cui nel 2003, nell’ambito della rassegna Teatri di Confine curata dal Faber Teater di Chivasso, dedica cinque mostre personali in Piemonte e una serie di venticinque cartoline.

Nel gennaio 2004, in occasione del VIII Convegno Scientifico di Antropologia Sociale e Culturale in onore di Fenando Ortiz, organizzato del Museo Casa de África de la Oficina del Historiador de la Ciudad de La Habana , espone un corpo di trenta opere nel Convento di San Francisco , a cui fanno seguito altre due personali al Taller del Papel Artesanal e alla galleria Mercedita Valdés dell’Asociación Yoruba.
A Cuba ritorna nel gennaio 2005, nuovamente invitata dal Museo Casa de Africa ad esporre alla Casa Museo Alejandro de Humboldt il grande ciclo pittorico Mis Orishas.
E’ dello stesso anno la personale alla Thomson House di Montreal.

Nel gennaio 2007 dedica all’antropologa cubana Natalia Bolívar Aróstegui “Yemayá y sus siete caminos” una nuova personale che ha per protagonista Yemayá, dea dell’acqua di mare. Le opere vengono esposte nella meravigliosa cornice coloniale della Casa Museo de la Obrapía , nel cuore storico di L’Avana. Durante il corso dell’anno la mostra passa poi alla Fortezza del Morro Cabaña, all’Istituto Nazionale di Antropologia ed alla Galleria Concha Ferrant di Guanabacoa .
Nello stesso anno il ciclo Mis Orishas viene esposto nelle sale di Villa Burba a Rho (Milano) ed al Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma, insieme agli altari della Santería del Prof. Carlo Nobili, in occasione della VIII edizione delle Giornate della Cultura Cubana in Italia.
Nel Gennaio 2008, Yemayá y sus siete caminos viene ospitata presso la Unión de los Artistas y Artesanos Cubanos di Matanzas, città dall’anima santera. Nello stesso anno il ciclo Mis Orishas. Sincretismi afrocubani, ancora una volta integrato alle installazioni del prof. Nobili e arricchito di nuove divinità dell’ Olimpo Yoruba, viene esposto a Palazzo Primavera di Terni in una grande mostra organizzata dall’Associazione Nazionale di Amicizia Italia- Cuba.
Nel 2009 vince il 1° premio della critica ed il 1° premio del pubblico alla II Feria de Arte “Mar del Sur” a Mar del Sur nella provincia di Buenos Aires, Argentina, con l’opera Ochún e partecipa a diverse collettive tra cui Plus You Woburn Studios (Slade School of Art,UCL, London,UK) e La Valigia….viaggio nell’immaginario femminile, ispirandosi ancora una volta ai colori e alle atmosfere dell’isola di Cuba.


Un grande evento: Gino Pellegrini e Maria Giulia Alemanno dipingono ENTRE TIERRA Y CIELO in Plaza Vieja a l’Avana

Posted by admin on Dec-18-2009 under Uncategorized

Gino Pellegrini dipinge il mare a Conselice (Ravenna)

Gino Pellegrini mentre dipinge il mare a Conselice (Ravenna)

ENTRE TIERRA Y CIELO

Canto pictórico a los Orishas

Una performance di

Gino Pellegrini e Maria Giulia Alemanno

6 Gennaio 2010 - ore 16.00


Plaza Vieja


L’Avana - Cuba

Maria Giulia Alemanno di fronte al suo mare di Yemayá

Promosso ed organizzato dall’Associazione Culturale Onlus Elegguà, dal Museo Casa de África e dall’Oficina del Historiador de la Ciudad de La Habana (Cuba), con il sostegno della Regione Piemonte ,  il patrocinio di Mielizia ed Alce Nero e il contributo di OIKOS s.r.l. colour design e restauri conservativi.

Nel prestigioso contesto del XIV Taller Internazionale di Antropologia Sociale e Culturale “Afroamericana organizzato dal 5 al 9 gennaio 2010 dal Museo Casa de África diretto da Alberto Granado (omonimo figlio del compagno del Che nel mitico viaggio con La Poderosa in Sud America ) - l’ evento centrale sarà uno speciale spettacolo, a cura del critico d’arte Massimo Olivetti, che avrà come teatro la Plaza Vieja, nel cuore della vecchia Avana, per la prima volta consegnata a due artisti italiani il 6 gennaio, Día de Reyes, giorno in cui gli schiavi simbolicamente diventavano padroni della città.

Il termine speciale non è scelto a caso. Si tratterà infatti di un evento irripetibile nel quale musica e danza confluiranno con pittura e scenografia realizzata direttamente su grandi pannelli allestiti appositamente nella piazza.

Gino Pellegrini, pittore e scenografo di multiforme esperienza che da qualche anno ama dedicarsi alla realizzazione di grandi opere pittoriche in spazi pubblici in tempo reale, anche con l’esibizione contemporanea di attori - lettori – musicisti , ha colto l’ occasione per agire in un contesto eccezionalmente stimolante come questo .

Decisivo è stato l’incontro con la pittrice Maria Giulia Alemanno

Maria Giulia è il prezioso trait d’union con Cuba. Profonda conoscitrice e frequentatrice da molti anni della cultura cubana più autentica , sincretismo fra le ancestrali e vivissime radici africane e il retaggio cattolico, ha interpretato nella sua pittura i simboli della Santería raffigurandone i magnifici-enigmatici dei-Orishas in opere che sono divenute spontaneamente patrimonio collettivo, nelle mostre fatte nell’isola.

Gino dunque creerà dal vivo l’ambientazione naturalistica primordiale sul cui sfondo e intorno alla quale gli Orishas che derivano dalla natura e la esprimono profondamente - vivi , nella processione danzante che arriverà lì , e dipinti nelle opere di Maria Giulia - si muoveranno , nell’intreccio sinergico di espressioni artistiche diverse , entre tierra y cielo.

A conclusione dell’azione pittorica un gruppo di artisti e creativi, coordinati da Rafael E. Suau Lazo del Taller del Papel Artesanal de la Oficina del Historiador de la Ciudad de La Habana , renderanno omaggio presso il Museo Casa de África a Maria Giulia Alemanno con una sfilata di costumi ispirati ai suoi Orishas, per consacrarne l’appartenenza alle radici profonde della cultura e dell’arte cubana.

A documentare l’evento Luciano Bovina, fotografo e cineoperatore di fama internazionale.

Per informazioni:

+39 347 679392
olivettim@tiscali.it

crescentmg@gmail.com
www.mariagiulia-alemanno.com

Museo Casa de África
157 Obrapía, La Habana Vieja, La Habana, Cuba
Tel: +53 7 615798

africa@cultural.ohch.cu

olivettim@tiscali.it

crescentmg@gmail.com

www.mariagiulia-alemanno.com

CASA DE ÁFRICA, La Habana:14 Taller de antropología “AFROAMERICANA” - Programa

Posted by admin on Dec-15-2009 under Uncategorized
Elegguá en Plaza Vieja- La HabanaElegguá en La Habana Vieja en el Día de Reyes

14 Taller de antropología social y cultural “AFROAMERICANA”

CASA DE ÁFRICA

PROGRAMA GENERAL

4 DE ENERO

TARDE:

5.00 pm –Inauguración de exposiciones “Los clavos de Cristo” de Agustín Pérez y “Proyecto Presencia” de Luz Cristina Despaigne, con la actuación especial del grupo delTeatro Gaia de la actriz Esther Cardoso Villanueva.

5 DE ENERO

MAÑANA:

9.30 am - Palabras de bienvenida, Alberto Granado Duque, Director Museo Casa de África.

10.30 am - Conferencia didáctica “Yemayá-Yemayases” de Lázaro Noriega, director del grupo Pinos Nuevos

11.30 am a 1.30 pm - Trabajo en comisiones científicas

1.00 pm – Inauguración de exposiciones “Casa de los espíritus” de Inma Arroyo y “Porrones” de Ramón Vargas

TARDE:

2.30 pm - Conferencia “Resistencia cultural y lengua: el caso del Palo Monte en Cuba” Dra. Gema del C. Valdés Acosta, Universidad Central de Las Villas.

- Presentación de libro “Diccionario de bautismos” de la Dra. Gema del C. Valdés Acosta, Universidad Central de Las Villas

- Contada para los niños, Escuela José Machado

4.00 pm: - Inauguración oficial en el oratorio San Felipe de Neri. Palabras del Dr. Eusebio Leal Spengler, Historiador de la Ciudad de La Habana.

- Conferencia magistral de la Dra. Graziella Pogolotti

7.30 pm – Descarga de Afropalabra, Casa de la Poesía.

6 DE ENERO

MAÑANA:

9.30 a 10.30 am – Conferencia “La plástica vista a través de la visión afrocaribeña”, Dra.

Yolanda Word, Casa de las Américas

10.30 a 11.30 am – Homenaje a Haideé Arteaga

11.30 am a 1.30 pm –Trabajo en comisiones científicas

- Inauguración de exposiciones “Jardín de ensueños” de Rosendo Rivero y “Atributos” de Olga Borges

TARDE:

3.00 pm - Salida del Cabildo “Afrocubano del Día de Reyes”, Plaza de San Francisco y Almacenes San José

4.30 pm - Acción plástica “Entre tierra y cielo” de los artistas Gino Pellegrini y Maria Giulia Alemanno, Plaza Vieja

6.00 pm - Homenaje del Taller de Papel Artesanal a la artista de la plástica María Giuli Alemanno, Casa de África

7.30 pm - Descarga de Afropalabra, Casa de la Poesía

7 DE ENERO

MAÑANA:

9.30 am a 10.30 am – Mesa “Resultados y perspectivas del trabajo de la comisión nacional de la Ruta del Esclavo”

10.00 am a 12.00 m – Contada para los adultos mayores, Casa de la Poesía

11.30 am a 1.30 pm –Trabajo en comisiones científicas

TARDE:

2.30 pm a 5.00 pm – Trabajo en comisiones científicas

3.00 pm – Descarga en el Solar “California”, Crespo esq. a Colón, Centro Habana

6.00 pm – Pasarela “Africanía y medio ambiente”, Casa del Tambor (Calle Obispo # 312 e/Aguiar y Habana, Habana Vieja)

7.30 pm - Espectáculo clausura de Afropalabra, Casa de la Poesía

8 DE ENERO

7.30 am – Salida de la Plaza de San Francisco para las ruinas del ingenio “Las Cañas”, municipio Unión de Reyes, Matanzas.

9.30 am - Recibimiento por Henry García González, historiador del municipio Unión de Reyes

- Actuación de grupo portador de la cultura africana “Arabba”

- Visita al Museo Municipal de Unión de Reyes

- Presentación del tríptico: José Rosario Oviedo “Malanga”, producción de Mundo Latino, Cine Unión de Reyes

9.30 pm – Presentación unipersonal del artista de la plástica “Piloto”, Motel Guanímar

9 DE ENERO

10.00 am a 1.00 pm - Trabajo en comisiones científicas

3.00 pm – Inauguración de exposiciones y clausura

Conferencia magistral del poeta Antonio Domingo Gonçalves, sobre la cultura de Angola