Archive for November, 2008

Associazione Culturale Onlus Elegguà in questo sito

Posted by admin on Nov-17-2008 under Uncategorized

Maria Giulia Alemanno : ELEGGUÁ- ECHÚ BELEKÉ .Nella sezione LE OPERE altre immagini di Santería

Alla voce PERCORSI di questo sito sono state inserite notizie sull’ASSOCIAZIONE CULTURALE onlus ELEGGUÀ che ha scelto come proprio simbolo il piccolo dio afrocubano che apre le porte del destino.

Perugia: Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis

Posted by admin on Nov-11-2008 under Uncategorized

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Eduard Manet. Balletto Spagnolo. Phillips Collection

15 settembre 2008 - 18 gennaio 2009

Da Corot a Picasso - da Fattori a De Pisis.

Palazzo Baldeschi al Corso - Perugia

Ci sono molti ingredienti che devono essere miscelati per ottenere una mostra di alto livello. Il nome degli artisti ha, ovviamente il suo peso, ma, a volte, è più un richiamo per allodole che la certificazione di un effettivo valore. La scelta delle opere da esporre è più importante del nome. Come per un piatto preparato sapientemente da uno chef di gran rango mescolando i sapori di elementi diversi, così al di là dei nomi la qualità dei lavori, l’ambiente, le luci, la presentazione e tutto l’apparato trasformano la lettura dei visitatori da interessata ad incantata.
Chiedendo scusa per la lunghezza dell’introduzione quella, a Palazzo Baldeschi al Corso, a Perugia, aperta dal 15 settembre 2008 fino al 18 gennaio 2009, risponde a tutti i requisiti per rientrare nella categoria delle grandi mostre.
Vittorio Sgarbi, il curatore, ha confezionato un menù di gusto raffinato: l’incontro di due grandi collezioni, la Phillips Collection di Washington e la Ricci Oddi di Piacenza. Il titolo “ Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis”.
Apparentemente questo matrimonio potrebbe apparire singolare.
Da una parte l’americano Duncan Phillips impegnato, per sua stessa dichiarazione, a costruire un Museo che potesse rivaleggiare negli Stati Uniti con il Prado e caratterizzato dalla scelta coraggiosa delle avanguardie. Phillips fu un collezionista totale, spinto da una passione che sconfinava in un atteggiamento missionario. Il Museo che voleva realizzare doveva essere “una forza memorabile e benefica nella comunità dove vivo, una influenza che dà gioia e migliora la vita aiutando la gente a vedere la bellezza come la vedono gli artisti”. A partire dai primi anni del ‘900 raccolse un corpus di circa 2000 opere selezionate con un’eclettismo artistico universale. Avanguardie ma non in un’accezione riduttiva e limitata. Pezzi forte della collezione sono anche El Greco da lui giudicato come “ il primo espressionista appassionato”, Siméon Charadin “ il primo pittore moderno” o Edouard Manet in quanto “ legame significativo di una linea che inizia con Goya e porta a Gauguin e Matisse”.
Dall’altra Giuseppe Ricci Oddi, nobile piacentino, appassionato di sport, che comincia, ai primi del ‘900 pure lui a collezionare opere d’arte. Ricci Oddi predilige il figurativo, ancorandosi ad un solido conservatorismo artistico, ma sorretto da intelligenza e gusto. Il territorio di caccia per la costruzione della sua collezione furono, prevalentemente, i pittori italiani. Anche per lui la raccolta delle opere ha un obiettivo alto, documentare lo sviluppo delle arti in Italia nell’Ottocento e nei primi anni del Novecento. Entrano così a far parte della collezione i romantici da Francesco Hayez a Giovanni Carnovali detto il Piccio, i macchiaioli Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, gli “italiani di Parigi” Giovanni Boldini, Giuseppe DeNittis, Federico Zandomeneghi, i divisionisti Angelo Corbelli, Giuseppe Pelizza da Volpedo e inoltre tutti i grandi nomi del primo Novecento da Boccioni a Carrà, da Carena a Campigli, da Casorati a De Pisis.
Scelte diverse costruite su linguaggi artistici differenti. Si potrebbe pensare a due esposizioni lontane se non nel tempo, perlomeno nella filosofia e, quindi, in certa misura, di difficile accostamento. Ma l’arte ha percorsi tortuosi, capacità di smentire se stessa e i luoghi comuni, di trovare l’armonia in un’apparente cacofonia.
Due elementi contribuiscono a realizzare sintesi e fusione tra le differenti scelte estetiche. Il fatto che entrambe furono realizzate non per se stessi, per una pura funzione di contemplazione e compiacimento. Sia Phillips che il nobile perugino Ricci Oddi raccoglievano per offrire la visione dei loro capolavori a tutti, per educare e coinvolgere all’arte e nell’arte e valutavano le opere da acquisire già in un futuro contesto museale.
Phillips aprì la sua Phillips Collection nel 1921 ed ora risulta essere il primo museo d’arte moderna d’America. Ricci Oddi la sua Galleria la inaugurerà a Piacenza nel 1931, una struttura modernissima ed avveniristica, tra i pochi esempi italiani di museo progettato per essere tale.
Ma oltre che questa comune finalità un altro collante è l’altissima qualità delle opere come appare da quelle che ci sono offerte in visione nella bellissima cornice di Palazzo Baldeschi al Corso.
“Winter in the Jura” di Courbet, “ Spanish Ballet” di Manet, “ Paganini” di Delacroix, “House at Auvers” di VanGogh, o “Ginger Pot with Pomegranate and Pears” di Paul Cézanne, “ Elena Povoloski” di Modigliani, “ Still Life with glass and Fruit” di Picasso, sono capolavori tra i capolavori , che rimandano, al piano superiore, al “Ritratto di madre” di Umberto Boccioni , ad un “ Intorno al paralume” di De Nittis, allo struggente “ Tramonto” di Pelizza da Volpedo accostato a una delicata “ Alba domenicale” di Angelo Corbelli. Chiudo questa personalissima segnalazione tra le tante opere esposte, con il grande quadro di Felice Casorati “ Donne in barca”.
Spesso gli aggettivi mancano o sembrano incongrui per definire emozioni che solo i nostri occhi e le nostre anime possono contenere ma, se mi si permette ancora un’ultima annotazione, il visitatore non deve perdersi le acquisizioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia esposte al primo piano, la “Madonna col Bambino e paesaggio” del Pintoricchio, la “ Vergine Assunta tra i Santi Tommaso e Sebastiano” di Matteo di Pietro detto Matteo di Gualdo e, soprattutto, la “ Madonna con Bambino” di Pietro Vannucci detto il Perugino.
Di quest’ultima dico soltanto che è una piccola tavola che da sola riempie tutto il salone in cui è esposta.

Massimo Olivetti

in IL CORRIERE DELL’ARTE, Torino - Ottobre 2008

Sergio Albano. Ricordo di un grande pittore ispirato

Posted by admin on Nov-11-2008 under Uncategorized
Sergio Albano

Sergio Albano

Sergio Albano, pittore di metafisiche meraviglie, maestro in Torino, discreto, elegante, profondamente ispirato, da settembre non dipinge più. Eravamo in tanti a volergli bene e in tanti ci sentiamo più soli. Tra di noi il critico Massimo Olivetti, ha scritto sulle pagine del numero 34 del Corriere dell’ Arte le parole più giuste per ricordare un grande artista ed un grande amico, facendosi portavoce di un sentimento che ci accomuna. Sergio se n’è andato ma ancora vive nei suoi quadri, negli sterminati silenzi delle sue pianure, nel verde acceso dei suoi pendii , nelle sue stanze in penombra che a lungo hanno ospitato il teatro della vita. E continua ad esprimersi attraverso l’insegnamento di un giovane artista sensibile, Marco Piva, che tiene aperto lo storico studio di via Perrone alla creatività dei suoi vecchi allievi e a quella dei nuovi che di certo arriveranno.

L’ Arte , se vera, non muore. Per questo sotto la sua neve di cristallo, nei suoi cieli saturi d’azzurro, tra i suoi campi grevi di riso e di grano, quella di Sergio Albano , racchiusa in un persistente sussurro, non cessa di vibrare ed incidere, giorno dopo giorno, dentro di noi.

Maria Giulia Alemanno

Sergio Albano: una linea interrotta ma non spezzata.

Il ricordo spesso fa male. Il ricordo di Sergio Albano fa particolarmente male. Lascia un vuoto, di attese e di aspettative. Scrivere di lui in questa situazione è lottare contro la retorica del dopo e le emozioni del prima, dei momenti condivisi e delle frequentazioni avute. Meglio, o forse semplicemente più sincero, parlare solamente di Sergio in quanto pittore e trattenere l’intimità della conoscenza personale.

Sergio Albano fu pittore vero. Con questo intendo un uomo innamorato e pieno del proprio lavoro, spinto da una passione che sfiorava la maniacalità, mai soddisfatto e sempre alla ricerca di qualcosa che lo completasse e completasse i suoi quadri.

La perfezione, o per meglio dire la ricerca della perfezione, per lui era la normalità e l’unico modo di intendere e di vivere l’espressione artistica. Per questo i suoi quadri erano un percorso ad ostacoli, montagne da scalare, così tante volte rappresentate sulle sue tele e tante volte affrontate nella vita. Pareti lisce costruite su linee rette che si protendevano oltre le cornici, verso infiniti ed utopie. Le stesse linee che poi ricostruivano i volti e i corpi delle sue figure e dei personaggi. Condurre queste linee era l’impegno di Sergio, condurle senza incrociarle, per addentrarsi in un universo a tela di ragno, dove l’agognata perfezione si collocava sempre più in là, oltre un orizzonte intravisto a cui un giorno approdare.

E i suoi quadri riassumevano questa tensione. Tutti ricadevano nel paradosso del finito mai finito. Figli dell’impossibilità della minima imperfezione, lisci e lisciati, stesi su un’orizzontalità che non ammetteva ostacolo. Quadri enigmi, tabléaux vivants rappresentativi non di realtà imperfette, ma di geometrie utopiche.

Se Sergio potesse continuare il suo lavoro e la sua opera forse ci condurrebbe alla fine delle sue linee, al luogo dove si incontrano e si riconducono, alla ricomposizione della metafora che ha sempre cercato di esprimere e dipingere, in una Shangri-la dove i conflitti umani e le contraddizioni personali si annullano e si placano nell’armonia euclidea.

E le sue montagne rettilinee e aguzze, ostacoli da scalare, si sarebbero trasformate in dolci colline per riposi tranquilli.

C’è comunque un modo per ricordare e contemporaneamente onorare la memoria di Sergio. Per lui vita e arte si confondevano in un’unica dimensione e dalle sue tele tecnica, passione ed emozione le trasferiva nell’insegnamento, nella scuola di pittura in via Perrone 4, atelier storico già di Ceragiolo, Mastroianni e Terzolo
Sono muri che trasudano arte, quasi incapaci di riconvertirsi ad un’ordinaria esistenza. Ora li ha ereditati, insieme agli allievi, Marco Piva.

Che questa scuola prosegua all’infinito come le rette dei quadri di Sergio.

Massimo Olivetti

Pavese e l’Agricoltura Piemontese a Palazzo Bricherasio - To

Posted by admin on Nov-10-2008 under Uncategorized

Rainer Bach- mail art per Cesare Pavese

Rainer Bach- mail art per Cesare Pavese

CESARE PAVESE

Il mondo agricolo piemontese lo ricorda

nel centenario della sua nascita

Sale Storiche di Palazzo Bricherasio, Torino

dal 12 al 23 novembre 2008

Inseriti nel vasto programma di appuntamenti del 2008 dedicati a Cesare Pavese per il centenario della nascita il convegno e la mostra, “CESARE PAVESE. Il mondo agricolo piemontese lo ricorda nel centenario della sua nascita” realizzati in collaborazione con l’ Assessorato all’’Agricoltura della Regione Piemonte, la Fondazione Cesare Pavese e Terre da Vino, vuol essere un omaggio ad uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento.

Il mondo agricolo piemontese vuole evidenziare, attraverso questo evento, lo stretto legame tra Pavese e le Langhe, con la gente, la campagna e il mondo contadino, da cui traggono ispirazione e hanno ambientazione le sue opere letterarie, famose in tutto il mondo.

Nelle Sale Storiche saranno esposte opere realizzate su supporti postali quali cartoline e affini, che si inseriscono nella corrente artistica internazionale della Mail Art, offrendo la trasposizione delle emozioni letterarie evocate dalla scrittura di Pavese in pittura.

Quando negli anni Cinquanta il compianto e pressochè universalmente riconosciuto ideatore della Mail Art, Roy Johnson incominciò con i suoi invii, forse non era conscio di quale enorme seguito avrebbe avuto di lì a breve. Se già i futuristi utilizzarono il mezzo postale,soprattutto il telegramma, grazie al quale potevano soddisfare la loro smania di velocità/creatività, è anche vero che l’’evoluzione di questa forma espressiva sino a raggiungere lo status di arte si è sviluppata in un brevissimo lasso di tempo, e l’’Italia ha ampiamente contribuito a tal fine con nomi di assoluto valore.

Il Mail Art Project “Cesare Pavese, the Hills and the Sun” è un concorso internazionale ideato da Franco Vaccaneo, Francesca Lagomarsini, Pierpaolo Pracca, Silvano Pertone per la Fondazione Cesare Pavese di S. Stefano Belbo.

La mostra è corredata dal volume “Cesare Pavese. Le colline,il sole” edito da Priuli & Verlucca, a cura di Franco Vaccaneo, Francesca Lagomarsini e Pierpaolo Pracca. I tre testi originali che ne fanno da trama concorrono efficacemente a centrare l’attenzione sulle metafore attorno a cui tutta l’opera di Pavese si raccoglie.

INFORMAZIONI:

Convegno: mercoledì 12 novembre 2008 - ore 9.30

Inaugurazione: mercoledì 12 novembre 2008 - ore 12.30

Sede: Sale Storiche di Palazzo Bricherasio – Via Lagrange, 20 - Torino

Orari: giovedi e sabato dalle 9:30 alle 22:30

venerdì e domenica dalle 9:30 alle 19:30

Ingresso: gratuito

Per informazioni: www.palazzobricherasio.it –

011 57 11 811

Al Caffè Basaglia di Torino le poesie di Alejandro Almeyda

Posted by admin on Nov-5-2008 under Uncategorized

Tati Almeyda

Tati Almeyda, meravigliosa madre coraggio di Plaza de Mayo

Il Caffè Basaglia di Torino si sta rivelando ed imponendo come il luogo della cultura, dell’ amicizia e della solidarietà, lo spazio migliore per aprirsi al mondo.
Ricordate il film IL GRANDE FREDDO? La pubblicità diceva:”In un mondo gelido cè bisogno di amici per riscaldarsi”. Niente di meglio di una serata tra amici per trovare la voglia di vestirsi e uscire sotto la pioggia.

E dunque:

DOMENICA 9 NOVEMBRE ALLE ORE 21.30

CAFFE’ BASAGLIA

VIA MANTOVA 34 S

SERATA CON LE POESIE DI ALEJANDRO ALMEYDA

uno dei 30.000 desaparecidos della dittatura argentina
Alejandro è il figlio di Taty, madrina del Caffè Basaglia e madre de plaza de Mayo, linea Fundadora.
Sequestrato dagli squadroni della morte della Triple A (alleanza argentina anticomunista), aveva 20 anni in quel triste giorno del 1975.
Studiava medicina e prestava lavoro volontario nelle bidonville di Buenos Aires.
Come tanti della sua generazione sognava un mondo migliore e più giusto e si spendeva totalmente per seguire i suoi sogni.
Taty, disperata, rovistò tra le cose di Alejandro per trovare un indizio, qualcosa che facesse luce su quell’assurda e angosciante scomparsa.
Trovò una serie di poesie scritte su fogli sparsi, su quaderni.
Li raccolse e li tenne come ultimo ricordo di quel figlio.
Quasi dieci. anni dopo, ormai Madre de Plaza de Mayo, realizzò che Alejandro non sarebbe più tornato.
Trent’anni dopo decise che era il tempo del ricordo e uscì il libro delle poesie di Alejandro.
A settembre, quando sono stato a Buenos Aires,- dice Ugo Zamburru, psichiatra e ideatore del Caffè Basaglia, Taty mi ha consegnato 2 copie di quel libro, con dedica: uno per me e uno per il Caffè Basaglia.
Domenica vorremmo condividere con voi questo prezioso dono, che ci aiuti ad orientarci in questi tempi cupi. Vogliono toglierci la speranza perchè senza speranza non c’è dignità, non c’è resistenza.
Le parole di Alejandro e il sorriso di Taty ci aiuteranno.

Dalle 20 cena anticrisi: un primo, un secondo, un contorno e un bicchiere di vino a 9 euro, perchè sono tempi duri e mangiare fuori può essere un lusso (ovviamente per chi volesse si può mangiare alla carta).
Poi la serata:
le poesie di Alejandro saranno intermezzate da spezzoni video sulle Madri De Plaza de Mayo e da musica di Merceds Sosa.

A Palazzo Bricherasio (TO) la Mole in 100 disegni di Greenaway

Posted by admin on Nov-2-2008 under Uncategorized

Peter Greenaway: Atlantic Ocean. Mole

Peter Greenaway: Atlantic Ocean. Mole

Mole al metro

100 disegni di Peter Greenaway

Sale storiche di Palazzo Bricherasio, Torino

Dal 5 al 9 novembre 2008

L’’evento, ospitato nelle sale storiche di Palazzo Bricherasio e contemporaneo ad Artissima, si inserisce nel programma Torino Contemporary Arts ed è realizzato dall’’ Associazione Culturale Volumina e dalla Fondazione Palazzo Bricherasio.

Artista tra i più originali della scena contemporanea, Peter Greenaway dedica un omaggio al monumento simbolo della città: la Mole Antonelliana. Dopo aver ripopolato la Reggia di Venaria lo scorso anno con una strabiliante installazione multimediale sulla corte dei Savoia, Greenaway propone per Torino Contemporary Arts una nuova, ironica e irriverente interpretazione di uno dei progetti architettonici più enigmatici e originali mai realizzati.

Film, quadri, musica e libri d’’artista accompagnano nelle sale storiche l’’esposizione dei famosi 100 disegni della Mole Antonelliana: la Mole vascello, la Mole lampadina, la Mole gotica, la Mole pagoda. Visionari e divertenti, i disegni sono realizzati usando diverse tecniche (da piccoli acquarelli a semplici schizzi a matita) e supporti differenti (fogli di carta, post-it, scontrini, una bustina da te,…).

Questi 100 disegni della Mole Antonelliana sono graficamente elaborati, allineati e stampati uno accanto all’’altro su bobine di carta da 35 metri alte 30 centimetri per creare la “MOLE AL METRO”. Come grandi rotoli di “scottex”, questi disegni saranno a disposizione del pubblico, che sarà invitato durante la Notte dell’Arte Contemporanea di sabato 8 novembre e per i cinque giorni della mostra, a portarsi “ironicamente” via un pezzo di Mole Antonelliana, scegliendo e strappando pochi centimetri di carta.

INFORMAZIONI:

Inaugurazione: mercoledì 5 novembre ore 18.30

Notte dell’Arte Contemporanea: sabato 8 novembre, dalle ore 21.00 alle ore 24.00

Sede: Sale Storiche di Palazzo Bricherasio – Via Lagrange, 20 - Torino

Orari: giovedi dalle 9:30 alle 22:30

venerdì e domenica dalle 9:30 alle 19:30

sabato dalle 9:30 alle 24:00

Ingresso: gratuito

Per informazioni: www.palazzobricherasio.it –

011 57 11 811