Archive for June, 2009

ROSE. Purezza e passione nell’arte al Filatoio di Caraglio (CN)

Posted by admin on Jun-26-2009 under Uncategorized
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ROSE

Purezza e passione nell’arte dal Quattrocento ad oggi.

Filatoio di Caraglio (Cuneo)

27 giugno -25 ottobre 2009

Inaugurazione: sabato 27 giugno , ore 15

Orari:

dal 27 giugno al 30 agosto gio/sab h. 17.00/22.00; dom/festivi h. 10.00/14.00 - 17.00/22.00; dal 3 al 25 ottobre gio/sab h. 14.30/19.00; dom/festivi h. 10.00/19.00

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Giovanni Boldini: Beatrice Susanne Henriette van Bylandt, 1901 olio su tela

A Caraglio, nella splendida cornice del Filatoio, dai primi giorni d’estate all’inizio dell’autunno protagonista assoluta sarà la ROSA Contemplata in tutti i tempi come la Regina dei Fiori, simbolo di giovinezza, di grazia e di virtù, la rosa rimanda alla pietà e alla carità, al dolore e all’amore, al pudore e alla passione.
La mostra, a cura di Andreina d’Agliano e Alberto Cottino, ne  documenta la presenza, il  significato iconografico e la  fortuna nell’arte europea: la rappresentazione di questo fiore è ricca di numerose e diverse simbologie, spesso legate alla figura femminile.
Fiore emblematico nello sviluppo della storia dell’arte, la rosa assume diversi significati e compare spesso come elemento iconografico di rilievo nelle rappresentazioni pittoriche, sia in quelle riferite alla figura dellaVergine – basti pensare alla Madonna del Roseto medioevale e primo rinascimentale – sia a quelle legate al mito di Venere e dell’amore.
La mostra propone un percorso attraverso la storia dell’arte prendendo in esame i diversi significati che questo fiore ha assunto: partendo dalla “Rosa mistica” medievale , dalla “Vana Rosa” della natura morta seicentesca per approdare alla rivalutazione femminile del Settecento, in cui la rosa – strettamente legata alla figura della donna – pervade non solo i quadri, bensì tutte le arti decorative.
Nel corso dell’Ottocento,l’interesse naturalistico per i fiori e per il loro linguaggio simbolico porta ad un aumento dell’elemento floreale sia nei mobili sia nelle arti applicate e nella pittura del tempo la rosa viene generalmente associata alla passione, sia a quella amorosa che a quella legata al dolore e alla morte, arrivando – verso la fine del XIX secolo – ad una pittura che suscita visioni oniriche ammantate di enigmi e di mistero, con un simbolismo estetizzante che si avvale di elementi decorativi naturalistici e floreali.
La rosa è elemento privilegiato sia del naturalismo dell’Art Nouveau – in cui piante e fiori si associano alle fluenti linee della figura femminile – sia del successivo linguaggio geometrico dell’Art Déco, in cui fiori e foglie recisi vengono sovente ripetuti ossessivamente gli uni accanto agli altri, diventando così motivo principale nella decorazione di argenti, vetri, ceramiche stoffe e gioielli.
La mostra è suddivisa in  7 sezioni nelle quali viene presa in esame la comparsa della rosa e delle sue simbologie nelle diverse espressioni artistiche, concentrandosi non solo sulla pittura – cui comunque viene riservato largo spazio in mostra – bensì anche sulle diverse arti decorative, essenziali per gettare nuova luce sull’importanza che il tema della rosa assume nell’evoluzione delle diverse discipline.

LE SEZIONI

1 - ROSA MISTICA
La simbologia della rosa nella tradizione cristiana è estremamente importante e varia: il colore rosso rimanda al sangue versato da Cristo per la salvezza dell’umanità, così come i cinque petali e le spine richiamano rispettivamente le piaghe descritte nella Passione e la corona intrecciata per deridere il re d’Israele. Oltre ai rimandi alla figura di Cristo, la rosa presenta (soprattutto dopo i primi secoli della storia della Chiesa) forti simbologie legate alla Vergine. Secondo i padri della Chiesa la rosa del paradiso terrestre non aveva spine, che sarebbero comparse sulla pianta in seguito alla cacciata dall’Eden per ricordare all’uomo la sua caduta e i suoi peccati. La Vergine Maria, non essendo colpita dal peccato originale, è spesso chiamata “la rosa senza spine” (anche la tradizione ebraica racconta di una conseguenza della disobbedienza di Adamo ed Eva: la rosa precedentemente bianca arrossisce di vergogna). Anche il colore della rosa rappresenta la Madre di Dio: la rosa bianca simboleggia la purezza virginea tra le spine e l’impurità.
Fra le opere principali di questa sezione, la “Madonna con Bambino” del Guardiagrele, dalla Galleria degli Uffizi di Firenze e la “Madonna della Fontana” di Jan Provost del Collegio degli Alberoni di Piacenza.

2 - LA ROSA E IL RITRATTO
In questa sezione vengono messi in rilievo i diversi aspetti simbolici, nonché il valore della rosa sia come elemento decorativo sia in associazione alla figura femminile, trasferendo un messaggio ambiguo fra vanitas e bellezza e – dal Settecento – una rivalutazione della donna, ritratta spesso con tralci di rose o con una rosa in mano. Elemento connesso all’immagine di Venere e dell’Amore, la rosa è presente anche in ritratti di personaggi maschili ripresi in pose galanti e cavalleresche oppure dipinti in coppia. Il colore rosa domina le stoffe utilizzate per gli abiti, spesso decorati proprio con questo elemento floreale e una profusione di rose invaderà tutte le arti decorative del Settecento, secolo dominato da un cospicuo uso di decorazione “alla rosa” in maioliche, porcellane, mobili e argenti.
Rilevanti in questa sezione il “Ritratto di Maria Farnese” di Nicolas Régnier (Collezione Pardo, Parigi), l’inedito “Ritratto di Luisa Elisabetta di Francia, Duchessa di Parma”, di Pierre Subleyras, l’ “Autoritratto con rosa” di Giorgio De Chirico e “Penelope” di Alberto Savinio.

3 - ALLEGORIA
La rosa è sempre stata caricata di un importante significato allegorico, e viene sovente utilizzata in immagini riferite alla primavera e a Flora (la dea romana protettrice di questa stagione) o come simbolo della caducità della bellezza e della transitorietà dell’esistenza: simbolo ambivalente di rinascita e vita ma anche dell’ineluttabilità della morte. Attributo di Venere fin dall’antichità (il mito racconta che la nascita della dea fu allietata da una pioggia di rose), essa è spesso associata anche all’amore terreno: basti pensare alla Nascita di Venere di Botticelli o ai complessi significati delle rose e dei petali nell’Amor Sacro e Amor Profano di Tiziano.
Corredano questa sezione opere importanti, quali l’ “Allegoria della Vita umana” di Guido Cagnacci, dalla Fondazione Cavallini Sgarbi, la “Cleopatra” di Francesco Trevisani della Collezione Lemme, la “Ragazza con rosa e gatto” di Giuseppe Maria Crespi (Pinacoteca Nazionale di Bologna) e infine lo splendido “Giocoliere” di Antonio Donghi, di Collezione Unicredit.

4 - NATURA MORTA
Considerata la regina dei fiori, la rosa domina il genere della natura morta: in quella seicentesca – in cui si afferma il “vaso di fiori” – essa è spesso emblema di transitorietà (accostata a elementi quali la clessidra, l’orologio o la candela) e acquista, con l’avvento del Settecento, la sua caratteristica d’immagine di seduzione e bellezza, talvolta associata alla preziosità del vasellame in porcellana. Nell’Ottocento, quando la natura diventa una delle principali fonti d’ispirazione artistica, vengono dipinte composizioni con cromie accese e brillanti, fino ad arrivare alle tensioni del primo Novecento che spesso si riflettono in furiosi contrasti di colore.
Ricordiamo la “Natura morta con rose e asparagi” di Giovanni Martinelli, le “Rose in vaso” di Bartolomeo Bimbi (entrambi dal Museo della Natura Morta di Poggio a Caiano), il “Vaso di rose” di Francesco Gonin (collezione Banca Intesa-San Paolo), le “Rose Ardenti” di Giacomo Balla dalla Collezione Terruzzi e il “Vaso di Rose” di Giorgio
Morandi, della Fondazione Longhi di Firenze.

5 - Il GIARDINO DELLE ROSE
Nell’Ottocento l’interesse per il naturalismo toccò l’apice: una grande appassionata di rose fu l’Imperatrice Giuseppina, che aveva dato al pittore Joseph Louis Redouté l’incarico di riprodurre tutte le specie di rose esistenti nel Parco della Malmaison. Arte e natura costituiscono un binomio imprescindibile nel XIX secolo, e giardini con roseti e famiglie ritratti sullo sfondo di un pergolato fiorito o serre e giardini d’inverno diventano motivo ricorrente della pittura del periodo. L’interesse per la botanica porta anche nelle arti decorative un aumento dell’elemento floreale e la rosa è – nell’arte romantica – uno dei fiori prescelti per le sue simbologie di passione e di morte.
La sezione è corredata di importanti volumi di arte botanica, quali l’opera di Giovan Battista Ferrari “Flora ovvero Cultura dei Fiori”, l’ “Hortus Regius Honselaerdicensis” di Stefano Cousyns e naturalmente “Les Roses” di Pierre Joseph Rédoutè, tutte provenienti dalla Biblioteca Nazionale di Firenze. Non mancan quadri prestigiosi, quali “La Giardiniera” di François Boucher, dalla Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini e “La raccolta delle rose” di Silvestro Lega, dalla Galleria Nazionale di Arte Modena di Palazzo Pitti.

6 - SIMBOLISMI E GEOMETRIE
La decorazione dell’art nouveau affonda le sue radici in un naturalismo che privilegia linee asimmetriche in cui piante e fiori, dai colori tenui, si associano ai fluenti elementi della figura femminile. Tali tipologie confluiranno intorno agli anni Venti del Novecento in un nuovo linguaggio geometrico: tanto l’art nouveau aveva adottato un linguaggio di steli, così l’art déco diventa un’arte di fiori recisi, di foglie staccate, ripetuti ossessivamente gli uni accanto agli altri. Gioiellieri, rilegatori, ceramisti e argentieri forniscono esempi di queste nuove teorie.
La sezione si presenta estremamente varia, con oggetti di alta qualità esecutiva, quali lo splendido vaso Cantagalli su disegno di Adolfo de Carolis, lo scrittoio a ribalta di Alberto Issel, i vasi a murrine delle manifatture muranesi Barovier e Toso, le opere ceramiche di Ponti e Gariboldi per la Richard–Ginori e tessuti su disegno di Raoul Dufy, dal Musée du Tissus di Lione.

7 - LA ROSA NELLE ARTI APPLICATE
Oltre alle precedenti sezioni, nucleo principale del percorso espositivo, la mostra presenterà un ulteriore capitolo in cui saranno inseriti oggetti d’arte applicata e gioielli, per illustrare in maniera approfondita le molteplici applicazioni antiche e contemporanee della rosa nella produzione delle arti decorative e industriali.
Compaiono quindi dalle settecentesche maioliche di Rubati di Milano, Giacomo Boselli di Savona alle porcellane di Meissen e Sèvres, mobili in legno laccato e dipinto, fra cui una splendida specchiera del Bonzanigo, abiti in seta e velluto ricamato, gioielli in corallo e pietre preziose, tutti di estrema importanza per meglio illustrare la presenza e l’evoluzione della rosa nelle arti decorative.

Le circa cento opere saranno accompagnate accompagnate da un catalogo scientifico corredato da saggi che prenderanno in esame i diversi aspetti della tematica della rosa e che illustreranno in dettaglio le opere esposte.
Si prevede di realizzare una serie di attività collaterali tra cui un’esposizione botanica nell’area del Filatoio, dove verranno invitati fiorai o vivaisti a presentare una rassegna delle diverse varietà di rosa coltivate oggi.

Giovanni Stanchi: Rose in un paesaggio, olio su tela, cm 54x74. Legnano, Collezione Romigioli
Giovanni Stanchi: Rose in un paesaggio, olio su tela

Organizzazione: Associazione Culturale Marcovaldo, Caraglio

Mostra a cura di: Andreina d’Agliano e Alberto Cottino

In collaborazione con: Roberta Orsi Landini e Carlo Sisi

Comitato scientifico: Elena Accati, Margherita Azzi Visentini, Marzia Cataldi Gallo, Carla Cerutti, Enrico Colle, Alberto Cottino, Andreina d’Agliano, Roberta Orsi Landini, Lia Lenti, Paolo Pejrone, Annalisa Scarpa, Carlo Sisi, Lucia Tongiorgi Tomasi, Gianni Venturi, Christian Witt-Doerring

Catalogo: Silvana Editoriale (a cura di Andreina d’Agliano)

Testi in catalogo: Elena Accati, Caterina Ascione, Margherita Azzi Visentini, Pierluigi Carofano, Laura Casprini Gentile, Marzia Cataldi Gallo, Carla Cerutti, Alberto Cottino, Andreina d’Agliano, Lia Lenti, Roberta Orsi Landini, Maria Grazia Massafra, Silvia Pegoraro, Paolo Pejrone, Carla Pinzauti, Carlo Sisi, Gianni Venturi

Progetto dell’allestimento: DOGALab, Torino

Informazioni: Numero verde Regione Piemonte 800 329 329 – www.marcovaldo.it

Prenotazioni: Associazione Marcovaldo tel. 0171 61 82 60 – gruppi@marcovaldo.it

Ingresso:
Biglietto intero: euro 7,00
Biglietto ridotto: euro 4,00 (7-14 anni; maggiori 65 anni; soci Marcovaldo; soci ACLI; Unitre Savigliano e Racconigi; docenti di Lettere, Architettura e Belle Arti; possessori Conti Correnti Genius e Re-Play di UniCredit Banca, soci Touring Club)
Ingresso gratuito: fino a 6 anni, giornalisti, residenti in Caraglio (domenica mattina), possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte in corso di validità, possessori di Tessera Artea.

Il Filatoio
Via Matteotti
Caraglio 12023
Tel +39 0171 618260
cesac@marcovaldo.it
www.cesac-caraglio.com

Uffici Stampa:
Studio Esseci, Padova

Ufficio Stampa Provinciale
Autorivari studio associato
Via Quintino Sella 10
12100 Cuneo
Tel. 0171/601962
Fax 0171/436301
marcovaldo@autorivari.com

LUCIO DIODATI. Arlecchino e Altre Storie a Montreal

Posted by admin on Jun-21-2009 under Uncategorized

LUCIO DIODATI

ALTRE STORIE

20 tele recenti

7 - 25 luglio 2009

GALERIE GORA

279, Sherbrook West

MONTREAL

Canada

orario: 10.00 - 17.00

Lucio Diodati è riconoscibile nell’ennesima trasformazione di Arlecchino, dietro la maschera coglie il gusto Per il pittore abruzzese, prende corpo una stagione di sempre nuove feconde invenzioni. giocoso del nascondersi, trova una identificazione totale con il personaggio, fino a farne una sorta di alter ego.Lo strano affacciarsi di una delle figure più tipiche della commedia dell’ arte sul palcoscenico di vicende umane già raccontate attraverso presenze in massima parte al femminile, a voler sottolineare l’ avvincente perpetuarsi di un mondo che ruota tutto intorno alla donna, dà altra vitale linfa ad un quadro già di per sé emblematico di rappresentazioni. Arlecchino, dunque, ad assecondare ironicamente i vezzi delle donne fatali che popolano le tele di Lucio Diodati; ad assumere atteggiamenti di compiaciuta comprensione nei confronti dei tanti ammiccamenti all’ eros; a darsi un contegno, in qualche misura anche protettivo, stando alle spalle di quelle longilinee figure muliebri rese in pose prossime allo straniamento; a celare voglie ed altre emozioni dietro la serica maschera nera di una tradizione iconografica non sempre rispettata ( la “Famiglia di Arlecchino” del breve “periodo rosa” di Picasso, con il soggetto principale a volto scoperto). In questo insieme di sfaccettature date al soggetto, del “servo goffo ed ignorante” della commedia dell’ arte, nella versione pittorica di Diodati, insieme alla maschera che cela sguardi non sempre graditi e che conferiscono un alone di mistero all’ interprete del ruolo, forse resta solo il variopinto abito a scacchi: quel vestito che é una fitta rete di figure quadrate e romboidali, in linea con la propensione alla geometria ben evidente nella ricerca del maestro di Popoli.

Per informazioni:

Telefono : (514) 879-96946

web: www.gallerygora.com

e-mail: art@gallerygora.com

DIODATI FACTORY

http://www.luciodiodati.com

diodatifactory@tiscali.it

new: http://www.luciodiodati.com/blog/

Ricordo di PIERO RUGGERI, pittore immenso

Posted by admin on Jun-20-2009 under Uncategorized

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Opera di Piero Ruggeri esposta nell’ antologica a Palazzo Magnani, Reggio Emilia - Marzo 2008

Se n’è andato in un giorno di maggio Piero Ruggeri, pittore immenso. Da alcuni anni non ci si sentiva – la vita spesso decide per noi. E non mi sono accorta che il tempo passava…

Aveva 79 anni, dicono i giornali. Piero 79 anni? Impossibile.

Per me continua ad avere l’età di quel mattino d’inverno dell’83 quando l’ho incontrato per la prima volta all’ angolo tra via Po e via Accademia Albertina. Io affannata perché non riesco a trovare un parcheggio per la mia sgangherata R4, lui con l’aria di chi si trova a passare di lì per caso. Abbiamo un appuntamento. Devo intervistarlo per Stampa Sera. Sono giovane ed emozionata. E’ noto il suo carattere da istrice. Che domande potrò mai fargli senza che mi aggredisca? Non è uno che te le manda a dire, Ruggeri! Lo sanno i suoi colleghi, lo sanno i suoi allievi. Attenti al fuoco!

Arrivo carica di timori e timidezze. E mi trovo a conversare con una persona più intimidita di me, gentile, disponibile. L’esatto contrario della leggenda che avvolge il suo personaggio. La persona mi dice, tenera e disarmante, che l’arte è la sua vita, la sua gioia, il suo tormento.

No, Piero non ha età.

Piero è l’ARTE.

Dove sia andato ora chissà , a graffiare le nuvole, a reinventare i tramonti.

Ricordo che una volta, eravamo con Francesco Tabusso l’amico di sempre, a dipingere all’aperto.

Non ho più del giallo – dice Francesco – Allora metti del viola, risponde lui,- che va bene lo stesso.

E’vero, va bene lo stesso Piero, se si è artisti nel profondo, se si sa, anche nel buio più pesto far brillare i colori. I tuoi rossi di sangue, i tuoi azzurri di fondale, usali ora per dipingere nuovi cieli. E ancora…ancora….ancora regalaci dall’alto l’ispirazione di grandi meraviglie.

Qui di seguito, ritrovato tra fogli di giornale ingialliti, il racconto di quell’incontro nel vecchio cuore di Torino.

PIERO RUGGERI

Un timido negromante che dà splendore alle tenebre più fitte.

-Piero Ruggeri, ovvero quanto di selvatico, imprevedibile, tormentato può riservare un pittore, ma anche ciò che di sgomento e stupefatto di fronte alla vita può nascondere uno sguardo.

-“Mi sono ritirato a vivere in campagna in una frazione di quattro case perché sento la città provvisoria e raffazzonata.”

-Storia di una pittura che non è prezzemolo…

…………………

Un pittore, se è davvero tale, continua ad esserlo anche in un bar di via Po davanti ad un aperitivo rosso cupo, marrone, dorato a seconda della luce che arriva dalle arcate dei portici. Qui incontro Piero Ruggeri a metà mattina all’uscita del Liceo Artistico dove insegna, infreddolisco anche se difeso da un piumino bianco.

Mi porge due cataloghi e alcune fotografie di cui una di sé mentre disegna:

Ero molto più giovane –dice – ma non ne ho trovate altre. E’ tutto. Devo ancora raccontarle… raccontarti qualcosa?”

Alterna il lei ed il tu come se si trattasse di pennellate, il chiaro e lo scuro, il gioco dei contrasti. O soltanto la timidezza. Eppure, se si rimane in superficie, può ricordare un cane selvatico pronto ad attaccarti, imprevedibile, tormentato. Ha grandi occhi scuri, e sono la cosa che più colpisce di lui, mobilissimi, a tratti inquieti, a tratti quasi languidi, molto spesso tristi. Dietro il cane selvatico si nasconde un cucciolo domestico, stupefatto e sgomento per come va il mondo.

L’altro ieri in televisione ho visto un documentario su Hiroshima. Quella maledetta esplosione, la morte che lascia la sua impronta sui muri, L’umanità è fatta di violenza, delitti, sangue. La cenere e il dolore ci sono da sempre. Per questo sui mie paesaggi passa una vampata di foco. I colori predominanti? I rossi e i neri. La vita la vedo così. Prende…prendi qualcosa di caldo?

Mr Hyde alla fine di ogni frase ha sempre la meglio su Dr. Jekyll, s’impone con piccoli segni, un aggettivo, un gesto gentile.

Eppure a volte la gente la sconvolgo perché sono capace d’impennate improvvise per altri incomprensibili. E’ difficile far capire che dietro cìè spesso solo la stanchezza accumulata durante il giorno o la rabbia per qualcosa che è andato storto.

Apro il catalogo che racchiude le sue opere dal ’64 al ’74. Si avverte che dietro la pittura informale c’è una cultura rivisitata, c’è una tradizione pittorica che ha radici profonde. Quali?

Caravaggio, Rembrandt, Tintoretto, i Manieristi e tutto il dramma che i loro quadri sprigionano, la forza del buio e la potenza della luce. E’ come se il pittore fosse un negromante che dà splendore alle tenebre. Credo di essere ancoraq uno che continua il mestiere antico, manovrando colori e pennelli per gettar fuori certe mie visioni interne, le paure, le gioie, le emozioni che mi vengono dai ricordi. E’ come se adoperassi un setaccio con cui seleziono la vita e cerco di ricavarne il meglio. Quello del pittore è uno dei lavori più bastardi che si possano fare. Perché setacciala quanto vuoi, la vita è poi quella che è e bisogna affrontarla nella sua realtà senza tante metafore.

Dunque ti spaventa la realtà?

Ho fatto una scelta. Mi sono ritirato a vivere in campagna, in una frazioncina di quattro case che si chiama Battagliotti, sperduta tra gli alberi sopra Avigliana, percè la città la vedo provvisoria, raffazzonata. Si va avanti per tentativi. In sostanza non c’è più un rigore. Per troppa gente neanche in pittura. La pittura in parole povere non è prezzemolo, non si può raccogliere un ciuffo, metterlo in un bicchiere e poi sostenere di aver copiato un bosco. Chi ha qualcosa da dire deve scavarlo lentamente, non si può saltellare dall’informale, alla pop art, al post moderno, andare un passo avanti e uno indietro come grossi gamberi solo perché te lo chiede il momento, la moda. I miei migliori amici sono pittori che battono il chiodo, che da anni continuano coerenti la loro ricerca. C’è chi è padrone di intere praterie, noi abbiamo forse solo un orto ma cerchiamo di coltivare verdure genuine.

Veniamo a questo paesaggio.

Come tutti gli altri non è dal vero. Per paradosso un paesaggio dal vero mi viene meglio in studio dove dipingo a memoria, sommando emozioni che non so neanche spiegare ma che sono un tentativo continuo di capire, di raccontare, di ricevere, di dare. Siccome poi la mia è una pittura d’amore, il colore non ha bisogno di tante sfumature. E’ materia pura, è spessore gettato, inciso, graffiato, accarezzato. Ultimamente sto dipingendo “Le Tate nel Bosco”, un tentativo di continuare un discorso di figurazione che ho dentro da molto tempo, ancor prima dell’innamoramento per i pittori americani, quelli che considerano la tela un’arena in cui agire invece che uno spazio in cui riprodurre un oggetto reale o immaginato.

Le tate? Le fate?

Tata è la mia bambina di undici anni. Lei fa parte della mia vita, del mio mondo, di conseguenza ora anche dei miei quadri che da sempre, grandi o piccoli, devo risolvere in quarantott’ ore, o non li risolvo più perché ho bisogno di sentire che la materia è viva e si muove grazie a me e con me.

Abbassa i grandi occhi scuri sull’aperitivo che è quasi finito.

C’è ancora qualcosa da dire?

Faccia lei…fai tu. Resta il fatto che, con qualche variante, io continuo imperterrito la mia canzonetta.

Maria Giulia Alemanno – in Da Torino… con colore. STAMPA SERA, venerdì 25 febbraio 1983

Spoleto: AMORE e PSICHE. STORYBOARD DI UN MITO

Posted by admin on Jun-16-2009 under Uncategorized

http://www.bo.astro.it/universo/webuniverso/bonoli/bonoli1.jpg

Amore e Psiche. Particolare di statua romana. Musei Capitolini - Roma

L’immagine  si trova all’indirizzo www.bo.astro.it nella  bella pagina di Fabrizio Bònoli : “L’universo e l’origine della vita- I miti delle origini”

FESTIVAL DEI DUE MONDI DI SPOLETO

27 GIUGNO  - 30 agosto 2009

“AMORE E PSICHE. STORYBOARD DI UN MITO”

Mostra Internazionale d ’Arte Contemporanea

Sarà inaugurata il prossimo 27 giugno a Spoleto, nella Rocca Albornoziana, la mostra “Amore e Psiche. Storyboard di un mito”, all’interno del 52° Festival dei due Mondi.


Ideata e curata da Miriam Mirolla, autrice dell’omonimo libro edito da Electa, la mostra mette in scena  la favola di Amore e Psiche come se fosse lo storyboard di un film, illustrandola con le opere di venti protagonisti dell’arte contemporanea che, nel testo di Apuleio, hanno trovato lo spunto per rappresentare temi come la visione e l’invisibilità, la conoscenza e l’inconoscibilità, il divieto e la sua infrazione, l’anelito all’immortalità, l’istinto di ricerca e il raggiungimento del piacere.


In un percorso che nei secoli ha accomunato Boccaccio e Shakespeare, Raffaello e Canova, si inseriscono oggi le opere di Matthew Barney, Gianfranco Baruchello, Vanessa Beecroft, Bernardo Bertolucci, Sandro Chia, Gino De Dominicis, Marcel Duchamp, Tracey Emin, Paola Gandolfi, Robin Heidi Kennedy, Jannis Kounellis, Sergio Lombardo, Richard Long, Fabio Mauri, Maurizio Mochetti, Luigi Ontani, Donato Piccolo, Vettor Pisani, Kiki Smith, Cy Twombly.


Grazie a un collegamento critico con il mito costante ed esplicito, le opere proposte permettono al pubblico di esplorare le radici della cultura europea attraverso le teorie e le invenzioni più audaci del contemporaneo.

“Amore e Psiche” è inoltre arricchita dal contributo eccezionale dei Musei Capitolini di Roma, all’interno dei quali sono raccolte alcune importanti opere illustrative del mito. Come prima tappa di un dialogo transepocale, i Musei Capitolini danno la loro adesione a questa iniziativa di Spoleto con lo scopo di approfondire il legame visivo tra antichità e arte contemporanea.

L’allestimento, concepito come un vero e proprio esperimento di didattica sul contemporaneo, è a cura dell’arch. Federico Lardera.

Miriam Mirolla è critico d’arte e docente di Teoria della Percezione e Psicologia della Forma presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, giornalista e autrice radiotelevisiva.Ha curato le mostre: “Four Italian Masters of Contemporary Art in London: Cucchi, Lombardo, Mauri, Mochetti”, Accademia Italiana delle Arti e delle Arti Applicate, Londra, 1994; “Incantesimi. Scene d’arte e poesia a Bomarzo”, 1995-1996-1997 ; “Sergio Lombardo”, Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, “Sapienza” Università di Roma, 1995; “Art as Research. Blossoming of innovative techniques and extraordinary media”, The Salt Queen Foundation, New York, 2004; “Paola Gandolfi. Macchina Madre”, Ugolini Contemporary, Firenze, 2007; “L’arte c’est moi”, Galleria AAM, Roma, 2007, “Tre cicli pittorici di Sergio Lombardo”, Galleria De Crescenzo e Viesti, Roma, 2007.

Tra le sue pubblicazioni recenti: “Arte del Novecento 1945-2001”, Mondadori Università, Milano, 2002; “L’Arte c’est moi. Quindici interviste sull’arte contemporanea”, Avagliano Editore, Roma, 2006; “Amore e Psiche. Storyboard di un mito”, Electa, Milano, 2008.


Orario di apertura al pubblico: tutti i giorni dalle 9 alle 19.

Per informazioni, anteprime, materiale fotografico e interviste:

amoreepsiche_spoleto@alice.it

+393351994511

LA STAMPA: Emigra in California l’arte di Alemanno

Posted by admin on Jun-14-2009 under Uncategorized
Maria Giulia Alemanno in studio

Maria Giulia Alemanno in studio

Di seguito riportiamo, ringraziando, l’articolo che il giornalista Giovanni Barberis ha dedicato sul quotidiano LA STAMPA alla partecipazione dell’ artista alla World Art Expo 09, grande evento artistico organizzato dalla World Art Foundation nella contea di Orange, in California.

EMIGRA IN CALIFORNIA L’ARTE DI ALEMANNO

Mostra

La pittrice crescentinese alla World Art Expo

Nuovo exploit per la pittrice Maria Giulia Alemanno, invitata con le sue opere alla WORLD ART EXPO 09, una prestigiosa rassegna californiana d’arte che ha chiamato a raccolta cinquecento artisti di ogni parte del mondo a Brea, un’affascinante località dell’entroterra tra Los Angeles e San Diego, nella contea di Orange.

Maria Giulia Alemanno aggiunge così un tassello importante alla sua carriera di pittrice che l’ha portata spesso in giro per il mondo. Nella serie sconfinata d’iniziative d’arte cui ha partecipato potremmo citare, tra le artre, la presenza con “Mis Orishas” alla casa museo Alejandro de Humboldt a L’Avana in occasione del nono Taller di antropologia sociale e culturale sulle radici afroamericane. E ancora sulla tematica della Santeria, alla Thomson House di Montreal, Canada.

Nel 2008, sul territorio vercellese, ha esposto per la rassegna annuale “Oltre il Blu” a Cigliano e alla mostra “Immagine Donna” in Santa Chiara a Vercelli. E quest’anno è stata protagonista in Argentina alla seconda edizione della Feria de Arte di Mar del Sur, Buenos Aires, dove ha proposto l’opera “Ochun” aggiudicandosi il primo premio della critica ed il primo premio del pubblico.

Sue opere si trovano in parecchie parti d’Europa e d’America, in collezioni private e nella casa natale di Cesare Pavese a Santo Stefano Belbo.

La World Art Expo 09 di Brea, si svolgerà dal 7 al 14 giugno.

Giovanni Barberis

in LA STAMPA, 10 maggio 2009

13° ZUCCHINO D’ORO: I bambini cantano a Brusasco (Torino)

Posted by admin on Jun-11-2009 under Uncategorized

http://utenti.quipo.it/base5/fiori/zucchino.jpg

Immagine tratta dal bel sito di BASE CINQUE- Appunti di matematica ricreativa

Con il patrocinio del Comune di Brusasco

13° ZUCCHINO D’ORO

Manifestazione canora per bambini dai 5 ai 14 anni…

Spettacolo finale

Sabato 13 giugno ore 21

Capannone ex Satti

Brusasco (Torino)

Nel caldo di prima estate, nel verde dei campi e dei boschi, tra i profumi delle erbe , magica e divertente,   si diffonde tra le colline la musica dei ragazzi. Il 13° Zuccino d’Oro sta per giungere al gran finale. Titolo perfetto in  una terra i cui orti in questa stagione regalano zucchine meravigliose dai fiori color del sole e dell’oro. Dopo tre mesi di prove è finalmente giunta l’ora dello spettacolo finale dei giovani cantanti provenienti da Brusasco, Verrua Savoia, Cavagnolo, Monteu da Po e Lauriano. I  giovani artisti si cimenteranno nei canti della rassegna canora dell’Antoniano, oltre che in balli e brani dei più grandi artisti nazionali ed internazionali. Lo spettacolo, organizzato dall’Oratorio di Brusasco, inizierà alle 21 di sabato 13 giugno presso il capannone ex-Satti di Brusasco.

Lasciatemi divertire…. recitava Palazzeschi. Evviva!

Che la festa abbia inizio!

M.G.A.

Per informazioni: zucchino@asdbrusasco.it


I Concerti di Villa Panza 2009 : OMAGGIO A CHOPIN

Posted by admin on Jun-10-2009 under Uncategorized
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/42/Delacroix_chopin.jpg
Eugene Delacroux: Frédéric Chopin. Immagine tratta da Wikipedia

Ricevo e con piacere pubblico

IL FAI – FONDO AMBIENTE ITALIANO E IL QUARTETTO PER MILANO
PRESENTANO
I CONCERTI DI VILLA PANZA 2009

Omaggio a Chopin

in ricordo di Luigi Orrigoni

mercoledì 17 Giugno

mercoledì 1 e giovedì 16 Luglio

Villa e Collezione Panza, Varese – Piazza Litta 1


Con il sostegno di Borletti-Buitoni Trust

Grazie a Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM e Magistravini

Con il sostegno e patrocinio della Provincia di Varese

In collaborazione con il Comune di Varese

PROGRAMMA

Mercoledì 17 giugno, ore 21

David Trio

Claudio Trovajoli pianoforte

Daniele Pascoletti violino

Patrizio Serino violoncello

Frédéric Chopin

Trio in sol minore per violino, violoncello e pianoforte op. 8

Johannes Brahms

Trio n. 2 in do maggiore per violino, violoncello e pianoforte op. 87

Mercoledì 1 luglio, ore 21

Francesco Piemontesi pianoforte

Robert Schumann

Sonata n. 1 in fa diesis minore op. 11

Frédéric Chopin

Sonata n. 3 in si minore op 58

Giovedì 16 luglio, ore 21


Nicolas Altstaedt violoncello

José Gallardo pianoforte

Ludwig van Beethoven

Sonata in fa maggiore per violoncello e pianoforte op.5 n.1

Frédéric Chopin

Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte op. 65


Al termine del concerto, drink per gli ospiti.

In caso di cattivo tempo i concerti si terranno alla Sala Napoleonica delle Ville Ponti adiacenti a Villa Panza.

Biglietti: € 25 (Aderenti FAI e Soci del Quartetto € 22)- Parcheggio alle Ville Ponti

Per informazioni e prenotazioni:

Villa e Collezione Panza. Dal martedì alla domenica ore 10-18: tel. 0332/283960 faibiumo@fondoambiente.it ;

Per ulteriori informazioni sul FAI: www.fondoambiente.it

La Habana. XIV Taller de Antropología Afroamericana: Convocatoria

Posted by admin on Jun-9-2009 under Uncategorized
Oyá Yansá y Oggún en el Castillo de San Severino - Matanzas. (Cuba)

Oyá Yansá y Oggún en el Castillo de San Severino - Matanzas. (Cuba)

Ricevo dal Museo Casa de Africa il comunicato relativo al XIV Convegno Scientifico di Antropologia Sociale e Culturale Afroamericana e al III Incontro di Oralità ” Festival Afropalabra” che si terranno a L’Avana e nella città di Matanzas, culla della Santeria Cubana, dal 5 al 9 gennaio 2010. Un appuntamento importante per antropologi, artisti, studiosi e religiosi di tutto il mondo, legati dal comune interesse per le radici africane delle cultura americana. Per l’occasione Il 6 di gennaio, giorno della Festa del Cabildo, attori e ballerini rievocano, al ritmo dei tambores batá lungo le vie di La Habana Veja la storia della Cuba coloniale. Scendono dall’Olimpo Yoruba le divinità della Santeria afrocubana. Eleggua, Yemaya, Ochun, Chango, Obatala, Ochosi, Oggun, Babalu Aye, Oya Yansa danzano tra gli uomini per rinnovare  la memoria struggente dell’Africa lontana.

XIV Taller Científico de Antropología Social y Cultural Afroamericana y IIl Encuentro de Oralidad “Festival Afropalabra”

Del 5 al 9 de enero de 2010.

Centro Histórico de La Habana Vieja

CONVOCATORIA

La Casa de África de la Oficina del Historiador de la Ciudad de La Habana, en coordinación con el Museo Castillo de San Severino y la Universidad de Matanzas, convoca al XIV Taller Científico de Antropología Social y Cultural Afroamericana y al III Encuentro de Oralidad “Festival Afropalabra”, a celebrarse del 5 al 9 de enero de 2010.

Este Taller es ya un encuentro tradicional que rinde tributo a la memoria de Don Fernando Ortiz, quien fuera el padre de la Antropología Cultural en Cuba. En esta ocasión convoca a todos los investigadores y estudiosos en general, a profundizar en la relación de la Antropología con el resto de las ciencias y disciplinas.

El evento, además, pretende dedicar una atención especial a la impronta africana en el Caribe y América continental, destacando el papel del cimarronaje, como paradigma de rebeldía de la diáspora africana en América, por lo que convocamos abordar temáticas relacionadas con la resistencia esclava.

1- PROCESOS DE RESISTENCIA Y CIMARRONAJE.
- Esclavitud
- Cimarronaje
- Sublevaciones
- Otras acciones de Rebeldía.

2- CULTURA, IDENTIDAD Y OTREDAD.
- Marginalidad

- Periferia étnica en el perfil urbano
- Remanentes lingüísticos africanos
- Reflujos simbólicos como estrategias de mundialización
- Procesos históricos de transculturación
- Relaciones de filiación interétnica que reestructuran el ámbito social.

3- ORALIDAD.
- Proverbios.
- Cantos tradicionales
- Leyendas
- Patakíes
- Poesías
- Trabalenguas
- Adivinanzas
- Pregones
- Narración oral

4- ARQUEOLOGÍA
- Estudio de sitios de cimarronaje o apalencamiento
- Estudios de esclavitud en sitios urbanos e industriales
- Evidencias de transculturación hispano africana en yacimientos arqueológicos
- Estudios de antropología física a individuos negroides en sitios arqueología.

5- VERTIENTES DE RELIGIOSIDAD POPULAR Y CONFRATERNIDADES DE ORIGEN AFRICANO

6- PROBLEMÁTICAS DE GÉNERO EN ÁFRICA Y SU DIÁSPORA

7- EL PAPEL DEL MUSEO EN EL TRABAJO ANTROPOLÓGICO: EL RESCATE DE LOS VALORES
TANGIBLES E INTANGIBLES.

8- ANTROPOLOGIA VISUAL.

Los trabajos podrán ser presentados en forma de: Ponencias, conferencias, paneles, póster, video (NTSC), multimedia o con la ayuda de medios auxiliares que se deben especificar previamente. Las ponencias, conferencias, paneles, póster no excederán de 15 cuartillas que deberán venir en papel tipo carta (21,6 X 28 cm), con márgenes superior e inferior de 2,5 cm y márgenes derecho e izquierdo de 3,0 cm, escritos con letra Arial 12 a espacio y medio.

Los interesados deben acompañar la solicitud de inscripción (ver cupón anexo) con un resumen de su ponencia que no exceda de 250 palabras, con similar formato que el texto del trabajo. Podrán ser enviados a través del correo electrónico o entregados en formato digital en la Casa de África.

La fecha límite para la entrega de los trabajos será el 1ro de octubre de 2009, el Comité Científico le informará de su aceptación hasta el 15 de noviembre de 2009.

La solicitud de inscripción al evento estará abierta hasta el 15 de noviembre.

CUOTA DE INSCRIPCIÓN:
Extranjeros: 150.00 CUC
Estudiantes: 75.00 CUC
Acompañantes: 75.00 CUC
El pago se realizara el día de la acreditación.

Comité de Honor:
Dr. Eusebio Leal Spengler
Dr. Enrique Barnet

Comité Organizador:
Presidente: MSc. Alberto Granado Duque
Miembros: Dr. Jesús Guanche Pérez
Dr. José Matos Arévalos
MSc. Isabel Hernández
Lic. Mirta J. Portillo Barnet
Lic. Coralia Rodríguez
Lic. Caridad Rodríguez
Lic. Lucas Nápoles
Lic. Edith Aguado Figueiras

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CUPÓN DE INSCRIPCCIÓN
XIII Taller Científico de Antropología Social y Cultural Afroamericana y
Il Encuentro de Oralidad “Festival Afropalabra”

Datos personales:
Nombres:
Apellidos:
Nacionalidad:
Dirección Particular:
Teléfono:
e-mail:
Ciudad:
País:

Datos institucionales
Profesión
Institución que representa
Dirección de la Institución
Teléfonos
e-mail
Fax

Marque con una X el tipo de suscripción según su interés
Ponente Conferenciante Participante Artista

Exprese a continuación el título y tema de su exposición (previa selección en el contenido temático)

Título:

Tema:

Medios técnicos y de apoyo a la exposición:

El Comité Organizador agradece el envío de este cupón antes del día 1ro de octubre de 2008, por vía electrónica a la siguiente dirección africa@cultural.ohch.cu, o entregarla en Casa de África, Obrapía Núm. 157, e/ Mercaderes y San Ignacio, La Habana Vieja, CUBA. Teléfonos (537) 861-57 98.

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NUESTRO ELEGGUÁ COMÚN. Camino de la hermanidad

Posted by admin on Jun-8-2009 under Uncategorized
Eleggua. Camino de la hermanidad. Elaborazione al computer di Ayskels Díaz

Elegguá. Camino de la hermanidad. dettaglio. Elaborazione al computer di Ayskels Díaz. alafiaconire.blogspot.com

Ci sono favole che possono essere raccontate solo in tempo di Web. Il mio incontro virtuale con Ayskels Diaz è una di queste.

Tutto è cominciato in verità nel peggiore dei modi. Cercando su Google le immagini di Elegguá trovo in tanti siti e blog che non mi piacciono per nulla, la mia versione del piccolo dio afrocubano che apre o chiude a piacimento le porte del nostro destino. Rabbia ed indignazione, miste ad un fastidioso senso d’impotenza, crescono velocemente in parallelo. C’è chi l’ha utilizzato per pubblicizzare pozioni magiche, chi per vendere candele, chi per decorare, senza nessun nesso né logica, una pagina animata da ballerini di salsa e merengue. Il disappunto aumenta, via via che la ricerca procede. Finchè compare un’ immagine che d’istinto m’attrae ma che, facendo di tutta un’erba un fascio, caccio con il resto nel calderone dell’ira.

Il mio Elegguà, la mia creatura, si trova in bilico su una roccia avvolto nella luce lattea della selva. Sullo sfondo una cascata ed in primo piano la noce di cocco che lo rappresenta, con due caorli come occhi ed uno come bocca, deposta su un tappeto di erbe e di fiori. Suggestivo. Ma perché mai è finito lì? Cosa ci fa in una foresta pluviale del Venezuela? Chi ce l’ha messo? E perché?

Scrivo dunque immediatamente un messaggio carico di durezza. Sono una madre battagliera che cerca , in ogni modo, di proteggere il proprio figlioletto di carta.

Ricevo dopo alcuni giorni una risposta impaurita e gentile. E’ una donna, un’altra donna, che si scusa per avermi ferita. Non voleva, non sapeva. Le era talmente piaciuto il mio bambino vestito di rosso e di nero, come lo sono tutti gli Elegguà di questo e dell’altro mondo, che non aveva saputo resistere al desiderio di inserirlo in un paesaggio magico, grazie agli strumenti che la rete ci offre. Percepivo, come se l’avessi avuta di fronte, il suo imbarazzo, la sua preoccupazione. Mi assicurava che avrebbe fatto il possibile per sottrarlo alla foresta e restituirmelo nel candore del lenzuolo di carta su cui era nato. Sentivo di apprezzare molto il suo gesto mentre la rabbia si dissolveva per lasciare il posto ad uno strano sentimento, nuovo e affatto virtuale, di affettuosa complicità. E sentivo anche che il mio piccolo Elegguá nel verde umido della sua selva si trovava a proprio agio , incontrava la Natura ed in fondo se stesso. Che diritto avevo mai io di togliergli la felicità?

Ayskels, figlia di Obatalà, il dio della purezza, è così diventata l’altra madre del mio bambino, che con grande amore ora segue e protegge dall’altra parte del mondo. Una nuova amica ed una nuova sorella.

E’ il lieto fine di una favola bella, e l’inizio di una collaborazione e di una complicità in nome della crescita armoniosa del nostro piccolo Elegguá comune.

Qui di seguito l’ultimo messaggio di Ayskels e l’immagine del piccolo Elegguá nel Regno della Natura dove cresce felice.

Maria Giulia Alemanno

Ayske  e Maria Giulia Alemanno: Nuestro Eleggua comun

Ayskels Dáz e Maria Giulia Alemanno: NUESTRO ELEGGUÁ COMÚN. Elaborazione digitale di Ayskels di un'opera su carta di Maria Giulia per un nuovo racconto condiviso

Cara Amica,

con umiltà e rispetto ma anche con molto affetto, in risposta alla sua richiesta, le invio la mia composizione, ispirata, come tutto ciò che facciamo, noi servitori della Ocha, dal sublime e magico soffio degli Orishas.

Montaggio elaborato con The Print Shop in formato 28,58 x 19, 58 cm. E con Windows XP Professional Office 2003.

Elegguá, Piccolo Monello, vestito di nero come il nulla che lo ha generato e di rosso come il sangue che lo alimenta, nato dal patto di Oloddumare con la Natura dall’inizio dei tempi….

E qui nel mondo… dall’altra parte del mare che ho di fronte, partorito dalla grazia dei tuoi pennelli, nell’estasi vorticosa dell’arte che pervade quelli come noi che vedono oltre, perché vediamo con lo spirito….

E qui nel mondo….da questa parte del mare che hai di fronte, io l‘ho incontrato nel cuore improbabile della Rete lasciandomi sedurre dal suo incanto e l’ho adottato,senza chiedermi chi mai potesse essere sua madre…. E l’ho portato a vivere in una nuova casa, non così bianca come l’aura in cui tu l’hai incorniciato, poiché ciò che più desideravo era evocare il mistero della Natura in compagnia di Eshu…..

E ora ti restituisco il TUO BAMBINO attraverso le vie vorticose di Internet.

E ora ti riconsegno il MIO BAMBINO… mio perché lo porto nel cuore, attraverso il fluire inarrestabile del Ciberspazio.

E ora ti affido il NOSTRO BAMBINO… nostro perché ha evocato per noi la lezione molte volte appresa:”gli affetti non conoscono distanza, possono essere più vicini di quanto immaginiamo … dall’altra parte del mare….”

Uno per ogni mano di Yemayá…..in entrambe le mani di Olokum

Ayskels Diaz

Il blog di Ayskels si chiama Alafia con Iré. E’ ben costruito, interessante ed elegante – cosa assai rara - ed è una miniera di informazioni per chi vuole addentrarsi nel mondo della Regla de Ocha , ovvero della Santeria, il culto sincretico degli Orishas, le divinità d’origine africana ampiamente venerate in Centro e Sud America.

Nuestro Elegguá común. detalle

Nuestro Elegguá común. Dettaglio

Español

Elegguá: Camino de Hermandad…

Querida Amiga:

Con humildad y respeto, pero también con mucho cariño, atendiendo su petición, le envío mi composición, inspirada como todo lo que hacemos quienes nos sentimos servidores de La Osha, por el sublime y mágico aliento de Los Orishas.

Montaje elaborado con Programa de Edición de Fotográfica y de Imágenes: “The Print Shop”.
En un formato de 28,58 cms x 19,58 cms.
Con agregado de Herramientas de Windows XP Profesional y Office 2003.

Atentamente,

Ayskels Josefina Díaz Díaz

Los Teques, Estado Miranda – Venezuela.

Eleguá: Niño Travieso, de vestiduras negras como la nada que lo engendró y rojas como la sangre que le alimenta, nacido del pacto de Oloddumare con la Naturaleza desde el comienzo de los tiempos…

Y aquí en el mundo…, al otro lado del mar que tengo al frente, parido por la gracia de tus pinceles, en medio del arrebato frenético con que el arte nos invade, con la visión que tenemos los que vemos más allá, porque vemos con el espíritu…

Y aquí en el mundo…, a este lado del mar que tienes al frente, yo, que le he encontrado en el corazón inverosímil de la Web, dejándome seducir por su encanto, le adopté, sin pensar en lo que diría su madre… Y así, le llevé a vivir en una nueva casa, no tan blanca como el aura donde le enmarcaste, sino, mas bien queriendo evocar el misterio de la naturaleza en compañía de Eshu…

Y ahora, te entrego a Tu Niño…, de vuelta, por los caminos vertiginosos de Internet.
Y ahora, te entrego a Mi Niño…, mío, pues porque está en mi corazón, de vuelta, en el ir y venir del Ciberespacio.
Y ahora, te entrego a Nuestro Niño…, nuestro, porque nos ha traído rememoranzas de la lección muchas veces aprendida: “los afectos no tienen distancia, pueden estar mas cerca de lo que nos imaginamos…” “ al otro lado del mar”…
Uno en cada mano de Yemayá… En ambas manos de Olokun…

Ayskels Díaz.
Alafia con Iré.

Nuestro Eleggua Comun. detail.

Nuestro Elegguá Común. Dettaglio.

English.

Eleggua, Little Rascal , dressed in black like the nothing that generated him and in red like the blood that feeds him, born out of the pact between Olodumare and Nature from the beginning of the times….

And here in the world…. from the other side of the sea I front…. brought forth by the grace of your brushes in the whirling ecstasy of Art that pervades the ones like us who can see further, because we see through the spirit…..

And here in the world….from this side of the sea you front, I met him in the improbable heart of the Net, I let myself be seduced by his spell and adopted him without even wondering who his mother were…. And I took him to live in a new home, not as white as the aura you had framed him with,since what I was longing more was to evoke the mistery of Nature in company with Eshu…..

And now I give you back YOUR CHILD through the swirling ways of Internet.

And now I hand you MY CHILD back – mime because he lives in my heart - through the relentless flowing of the Cyberspace.

And now I give you OUR CHILD – ours because he has evoqued for us the lesson so many times learned: affections don’t know any distance, they can be nearer than what we can immagine….on the other side of the sea.

One in Yemaya’s each hand …. In both Olokum’s hands.

Ayskels Diaz.

Alafia con Iré

 

I Diari della Motocicletta in un recital a Costigliole Saluzzo (Cn)

Posted by admin on Jun-5-2009 under Uncategorized

http://images.movieplayer.it/2003/02/12/gael-garcia-bernal-e-rodrigo-de-la-serna-in-una-scena-de-i-diari-della-motocicletta-4261.jpg

Gael García Bernal (Ernesto Guevara) e Rodrigo de la Serna (Alberto Granado) nel film “I Diari della Motocicletta”. (Immagine tratta da www.moviewplayer.it)

I Diari della Motocicletta, scritti in parallelo da Ernesto “Che” Guevara e da Alberto Granado durante il viaggio d’iniziazione e di consapevolezza che intrapresero insieme, giovani e carichi d’ ideali, attraverso il Sud America, continuano ad essere fonte d’ ispirazione e riflessione. Dopo il film di Walter Salles osannato a Salt Lake City e a Cannes, sono ora riproposti in un recital che intreccia il racconto a canzoni e musica dal vivo della tradizione latino americana.

PAGINE DA

I DIARI DELLA MOTOCICLETTA

di Ernesto “Che” Guevara

con

FRANCESCA MONTE

LUCA OCCELLI

ANDREA STEFENELLI

Debutto al

CASTELLO DEI CONTI GIRIODI

COSTIGLIOLE SALUZZO (Cuneo)

Domenica 7 giugno, ore 21.00

Una produzione CTG, compagnia teatro gramigna

tel. +39 3384308279

www.teatrodellagramigna.it

Lo spettacolo è realizzato con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Cuneo all’interno della rassegna “Castelli in Scena”

YEMAYA and OCHUN at the WORLD ART EXPO ‘09, California

Posted by admin on Jun-1-2009 under Uncategorized
Maria Giulia Alemanno in her atelier with Ochun N2 and Yemaya N2

Maria Giulia Alemanno in her atelier with Ochun N2 and Yemaya N2

I’ m proud to announce that two paintings of mine

YEMAYA N2, acrylic on jute 70″ x 43″ - 2009

and

OCHUN N2, acrylic on jute 70″ x 43″  - 2009

will be shown at the WORLD ART EXPO 09, organized by the WORLD ART FOUNDATION in Orange County, California from 7 to 14 June 2009, a huge event gathering 500 artists from all over the world.

Yemaya and Ochun are goddesses of Santeria, the syncretic religion practised in Cuba.

Yemaya, syncretized with the Virgin of Regla, is the queen of all the seas, while to her sister Ochun, sincretized with the Virgin Caridad del Cobre, belong all the rivers.

Yemaya’s colors are blue and white, while Ochun is dressed in yellow.

Like for all the other Orishas I’ve already realized to form my huge personal Yoruba Olympus, also these imaginary portraits are painted in acrylic on rough jute canvas to emphasize their African roots. You can see all of them in section LE OPERE of this site. Exposed for the first time in January 2005 at the Alejandro de Humboldt Museum of La Havana, my Orishas were then shown at the Thomson House of Montreal (Canada) in the October of the same year. Other personal touring exhibitions in 2007 at Villa Burba, Rho, Milan and at the Pigorini Museum in Rome. In 2008 they were guested at Primavera Palace, Terni, always in Italy.

For more information about the WORLD ART EXPO ‘09, please visit:

http://www.worldartfoundation.org