Maria Giulia Alemanno davanti al Palio dipinto per Crescentino
IL MIO PALIO PER CRESCENTINO
Quando, ad inizio estate, il Sindaco di Crescentino Marinella Venegoni e l’Assessore allo Sport e alle Politiche Giovanili Gabriele Massa mi hanno chiesto di eseguire il dipinto per il Palio dei Rioni, l’ho subito “visto” compiuto. E non perché io possegga speciali doti visionarie, ma perché Crescentino è parte della mia vita e dunque, a differenza di un artista esterno, ne ho potuto interiorizzare, fin dall’infanzia, i simboli.
Seppur anagraficamente torinese, è qui che ho vissuto i momenti più formativi, ed è anche qui che, nel tempo, ha preso corpo e sostanza la mia pittura. In fondo, ancor oggi, quando dipingo racconto. Racconto magari storie lontane che tuttavia sempre traggono una parte di linfa ed alimento dalla mie origini, dalle narrazioni che ascoltavo da bambina dalla gente della mia famiglia e del mio paese. Non mi è stato dunque difficile immaginare nelle sue vesti di soldato romano San Crescentino, il patrono della città le cui reliquie spartiamo con Urbino, mentre sorregge la statua lignea della Madonna del Palazzo, gesto impossibile per logica ma assolutamente normale in pittura, dove, come diceva Leonardo, grande cantore di libertà espressiva, tutto può accadere. Ed è quindi pittoricamente accettabile che in questo mio drappo, allo scudo militare del santo si sovrapponga quello del Comune di Crescentino, con le sue rosse falci di luna crescente , i rami intrecciati di alloro e di quercia e la corona che, quando ero bambina, pensavo fosse quella indossata dalla Papetta che vedevo sfilare con il conte Tizzoni a Carnevale sul suo carro giallo d’oro e di mimose, insieme agli altri carri, ideati e costruiti, in una meravigliosa coralità, dalla gente dei vari rioni.
Le figure del Santo e della Madonna del Palazzo si stagliano su un fondo nei toni delle terre e dell’ocra. Mentre lo dipingevo rivedevo i muri di tante stanze della vecchia Crescentino, poetici nei loro colori naturali che si sovrapponevano negli anni, lasciando non di rado intravedere gli strati sottostanti. Chi li abitava era quasi di certo inconsapevole della loro bellezza di vere e proprie opere astratte.
Su questo mio ricordo “astratto” ho voluto appendere, come fissata per contrasto da due chiodi molto fisici, la vecchia stampa della Crescentino fortificata, priva di dettagli come se emergesse da un sogno. Anche questa mappa ingiallita ha alimentato il mio immaginario infantile. Guidata dalla fantasia mi muovevo nelle strade, entravo nelle chiese, osservavo gli abitanti intenti al lavoro, poi uscivo lungo il grande fossato che la circondava e andavo verso il Santuario dove la Madonna era ancora spoglia del manto con cui siamo soliti pensarla ora, e in quella semplicità appariva ancor più umana, pensosa e protettiva verso il suo bambino ed i suoi fedeli.
Sempre legata ai miei ricordi giovanili è la presenza, in questo mio stendardo, delle spighe di grano e di riso. Mentre le abbozzavo non pensavo tanto al paesaggio che ci circonda, quanto alla canzone che tutti allora mandavamo a memoria:
Nen lôntan da la côlina,
‘n mës ai camp ad gran e ‘d ris,
j’ è na bëla sitadina,
Carsantin, al nost pais….
E sommando chicco a chicco in questo caldo agosto, mi ritrovavo a canticchiarla di nuovo con il piacere che si prova quando, riallacciandosi alle proprie radici, si riesce a dare un senso più profondo alla propria identità ed alla propria appartenenza. Sarà forse per questo che sulla mano della Madonna, assolutamente non studiato, è emerso un piccolo cuore che naturalmente ho lasciato, del quale io stessa mi sono stupita e commossa.
Il telo centrale del palio, dipinto in acrilico, misura 160 x 115 centimetri e sarebbe risultato incompleto ed irrisolto senza l’intervento prezioso di Pina Cena che in tempi brevissimi ha ideato e cucito il drappo vero e proprio, e di suo marito Silvano Giordano, dotato del talento di un fabbro geniale, che ha tradotto in lancia di San Crescentino l’asta di sostegno. Ci tengo a ringraziarli pubblicamente per avermi accompagnata in questa avventura, a dimostrazione che, grazie alla collaborazione e alle sinergie, si possono ottenere risultati, forse piccoli ma carichi di significato.
E naturalmente ringrazio il Comune di Crescentino che mi ha concesso il privilegio di sentirmi, con i miei colori, partecipe della vita della comunità.
Se fosse ancora tra noi, l’onore di dipingere il palio sarebbe di diritto toccato a Piero Bosso che per tutta la vita ha dedicato la propria creatività a Crescentino. Ed è a lui, al mio professore di educazione artistica alle Medie che mi ha trasmesso l’amore per l’arte e per questo luogo, che io dedico il mio lavoro. Nel ricordo, condiviso da molti crescentinesi, di una persona magnifica e, per quanto mi riguarda, di una profonda, luminosa amicizia.
Maria Giulia Alemanno

Oltre ai ringraziamenti non posso che continuare a complimentarmi per l’eccellente risultato… Grazie Lella