Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino: OMAGGIO ALL’ITALIA DELL’ARTE.
Si è inaugurata il 24 ottobre al
Museo regionale di Scienze Naturali di Torino,
dove rimarrà aperta fino al 27 novembre 2011, la mostra
OMAGGIO ALL’ITALIA DELL’ARTE.
Identità e differenze nell’opera di otto artisti torinesi
Voluta dalla sezione piemontese della IAAP ( International Association for Art and Psychology) nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, l’esposizione propone l’incontro tra Arte e Psicologia, due vertici differenti di approccio alla realtà dell’uomo e del mondo: la prima più immediata ed emotiva collegata all’espressione e fruizione estetica, la seconda orientata all’atro attraverso l’educazione all’ascolto delle emozioni che attraversano ogni relazione.
Per meglio avvicinarci e comprendere l’opera degli otto artisti
Maria Giulia Alemanno, Martino Bissacco, Pierangelo Devecchi, Mario Gramaglia, Italo Gilardi, Sandro Lobalzo, Luciana Penna e Luciano Spessot,
proponiamo qui il testo scritto per l’occasione dal critico d’arte Prof. Massimo Olivetti,
sottolneando che la lettura della mostra non può prescindere dalla presenza unificante dell’opera di Piero Gilardi dal titolo AIGUES TORTES, un grande tronco in poliuretano espanso che simbolicamente collega i “rami” dell’intero percorso espositivo.
Maggiori informazioni visitando
Museo Regionale di Scienze naturali
www.insiemecon.com/artepsicologiapiemonte
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“ Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre”
Sallustio – “Degli Dei e del mondo”.
Jorge Francisco Isidoro Luis Borges era affascinato o, forse, ossessionato dagli specchi. Li immaginava come riflettori perpetui dell’identità. Un mondo circolare che replicava, ad infinitum, la stessa identica immagine. Ma era consapevole che questa era una finzione in un universo metaforico costruito sulle finzioni. La sua cecità glielo permetteva. I suoi occhi spenti sognavano la duplicazione pur nella consapevolezza che la riproduzione non fornisce identità, ma, solamente la sua replica. Era invece consapevole di essere parte di un insieme “ coautore di un unico inesauribile libro. Un’immensa partitura incompiuta e polifonica dove le voci si chiamavano Eraclito, Virgilio, Dante, Shakespeare, Cervantes…”.
Permettetemi ancora una citazione per sviluppare il pensiero. La traggo da un articolo di Marc Fumaroli su La Repubblica di venerdì 24 giugno 2011 sulla mostra di Richard Price a New York. “ E’ un secolo che le avanguardie artistiche rovesciano carrettate di disprezzo sull’“ imitazione” dei pittori e disegnatori antichi, sull’imitazione servile della natura, sull’imitazione scimmiesca dell’antico e dei maestri, miserabile abdicazione e schiavitù dell’arte. Tanto orgoglio e tanta volontà di originalità assoluta hanno finito col portare impunemente alla glorificazione altezzosa della pura e semplice ricopiatura”. A chiosa della citazione rimando alla visione dell’ultima Biennale di Venezia. Parole e fatti che certificano di una crisi sociale d’identità e della forse disperata e disperante ricerca di essa nella “ scimmiesca” maniera dell’imitazione, della scopiazzatura, del revival perché niente di nuovo si ha da dire, niente di nuovo si sa fare. Una crisi d’identità che è figlia del disconoscimento delle differenze che non sono accettate ma puramente assimilate per più facilmente annullarle.
Ora da questi due frammenti si può partire per ragionare sulla dialettica e sulla dicotomia tra identità e differenza. Solo la differenza certifica, costruisce, consolida l’identità. Nello specchio non troviamo noi stessi, ma solo la nostra immagine. E Lewis Carroll per ritrovarsi dovrà andare “oltre lo specchio”. Solo dagli altri, dalle differenze e dalle diversità originano le identità.
Perché, come Odisseo ricorda ad Atena “ ti fai simile a tutti”. Tutto si ripete, tutto ritorna, ma sempre con qualche torsione del significato. E quella torsione non è nient’altro che l’Arte. Solo nell’opera d’arte le differenze s’incarnano nelle torsioni della ripetizione e si solidificano in identità. I modelli, i maestri del passato non sono fuori di noi, ci sono dentro, ma per loro natura irripetibili, inimitabili.
Pietre angolari di un edificio da costruire, di un’identità da affermare. Così questa mostra si propone di venerare ed omaggiare, ma anche di cercare di capire, l’eterno conflitto tra identità e differenza.
Sono otto artisti diversi, differenti in stili, tecniche, soggetti, sensibilità, caratteri. Sono otto identità che si scontrano e si confrontano. Le loro opere lottano per affermarsi dalle pareti, ma anche per incontrarsi e confondersi. Una circolarità di propositi che non potrà mai trovare compiutezza ma che, nel suo continuo movimento, genera la materia dell’arte.
Maria Giulia Alemanno. YEMAYA n.2
Maria Giulia Alemanno. La differenza l’ha cercata nella distanza. Distanza geografica, distanza culturale, distanza artistica e cromatica. Il mondo afro-cubano della Santeria, arcani “ idola” africani sincretizzati in artifici cattolici. Nel sincretismo, nella “mescla”, come dicono i cubani, si ricompone l’identità. I suoi orishas hanno volti cubani, ma plasticità rinascimentale, colori caraibici, ma equilibri e sensibilità classiche. Due universi che s’incontrano e ricompongono, senza negare le differenze.
Martino Bissacco. DAMA IN VELLUTO
Martino Bissacco. Rompere, rompere gli schemi del colore, l’uniformità della tinta, la logica delle campiture. Le differenze per Bisacco generano dalla fusione di lampi luminosi che si proiettano oltre gli schemi predeterminati. Un apparente vorticosa confusione che, in realtà, è armonicamente guidata verso un’armonia quasi musicale di luci e tagli.
Pierangelo Devecchi. FANT GIOCO 1
Pierangelo Devecchi. Come e dove si costruisce un’identità? Anche dall’assemblaggio di tasselli differenti. Pezzi di legno, di metallo, corpi e materiali sfusi, senza più una funzione precisa, che si ricompongono e ricostruiscono artifici funzionali al sogno. E il gioco prosegue con le immagini. Un mondo frammentato e squarciato, riassemblato con lo sguardo che prolunga e rende corporea la materia onirica.
Italo Gilardi. LA GRAN MADRE
Italo Gilardi. Il viaggio come ricerca d’identità. Gilardi è un grande viaggiatore ma nei suoi lavori restringe la ricerca alla dimensione quotidiana. Torino, le vie, le piazze, gli angoli. E i volti, i corpi di Torino. Nel viaggiare ha acuito la sensibilità dell’indagine visiva e ora la applica all’apparente ordinario. Una comune bicicletta diventa così proiezione metafisica. Chirurgia pittorica per svelare la diversità dentro la normalità.

Mario Gramaglia. GARBO
Mario Gramaglia. I suoi lavori, per quanto mi riguarda, li affronto e cerco di leggerli come un rebus. L’effigie antropomorfa è tagliata come una pietra, ad angoli retti, ma labbra e occhi sono grandi, teneri e tumidi. La voluta fissità la avverto come un vincolo segreto, una prigione che lascia evadere solo il desiderio del sentimento. Il non detto, l’ambiguità, l’impenetrabilità mantengono sospesa e irrisolta la contraddizione. L’identità non è uno stato, ma una proiezione.
Sandro Lobalzo. FINESTRA
Sandro Lobalzo. La profondità è certamente uno degli aspetti della metafisica. Lo spaesamento di un elemento, nasce nel proiettarlo in una prospettiva vuota ed indeterminata. La fila dei portici che avvolgono e comprimono come in un tunnel passanti occasionali, o un cane che diventa idea di cane lasciato a riempirsi l’esistenza in una quinta vacante, amplificano il disorientamento e squilibrano identità apparentemente solide.
Luciana Penna. ORIGINE
Luciana Penna. Sembra un lavoro di forbici. Ma non è il cartone ad essere ritagliato, è il metallo. Piegare la materia alla sua scomposizione, per utilizzarla per ricreare altri profili ed altre dimensioni, è il compito che Luciana Penna si assume. Un’identità marmorea o metallica si trasforma, per evolversi in altre ed ulteriori diversità. Opere che si fanno teatro, per recitare ruoli ed azioni differenti dalla loro primitiva origine materica.
Luciano Spessot. FIORI INCARTATI

