Sergio Albano. Ricordo di un grande pittore ispirato

Sergio Albano

Sergio Albano

Sergio Albano, pittore di metafisiche meraviglie, maestro in Torino, discreto, elegante, profondamente ispirato, da settembre non dipinge più. Eravamo in tanti a volergli bene e in tanti ci sentiamo più soli. Tra di noi il critico Massimo Olivetti, ha scritto sulle pagine del numero 34 del Corriere dell’ Arte le parole più giuste per ricordare un grande artista ed un grande amico, facendosi portavoce di un sentimento che ci accomuna. Sergio se n’è andato ma ancora vive nei suoi quadri, negli sterminati silenzi delle sue pianure, nel verde acceso dei suoi pendii , nelle sue stanze in penombra che a lungo hanno ospitato il teatro della vita. E continua ad esprimersi attraverso l’insegnamento di un giovane artista sensibile, Marco Piva, che tiene aperto lo storico studio di via Perrone alla creatività dei suoi vecchi allievi e a quella dei nuovi che di certo arriveranno.

L’ Arte , se vera, non muore. Per questo sotto la sua neve di cristallo, nei suoi cieli saturi d’azzurro, tra i suoi campi grevi di riso e di grano, quella di Sergio Albano , racchiusa in un persistente sussurro, non cessa di vibrare ed incidere, giorno dopo giorno, dentro di noi.

Maria Giulia Alemanno

Sergio Albano: una linea interrotta ma non spezzata.

Il ricordo spesso fa male. Il ricordo di Sergio Albano fa particolarmente male. Lascia un vuoto, di attese e di aspettative. Scrivere di lui in questa situazione è lottare contro la retorica del dopo e le emozioni del prima, dei momenti condivisi e delle frequentazioni avute. Meglio, o forse semplicemente più sincero, parlare solamente di Sergio in quanto pittore e trattenere l’intimità della conoscenza personale.

Sergio Albano fu pittore vero. Con questo intendo un uomo innamorato e pieno del proprio lavoro, spinto da una passione che sfiorava la maniacalità, mai soddisfatto e sempre alla ricerca di qualcosa che lo completasse e completasse i suoi quadri.

La perfezione, o per meglio dire la ricerca della perfezione, per lui era la normalità e l’unico modo di intendere e di vivere l’espressione artistica. Per questo i suoi quadri erano un percorso ad ostacoli, montagne da scalare, così tante volte rappresentate sulle sue tele e tante volte affrontate nella vita. Pareti lisce costruite su linee rette che si protendevano oltre le cornici, verso infiniti ed utopie. Le stesse linee che poi ricostruivano i volti e i corpi delle sue figure e dei personaggi. Condurre queste linee era l’impegno di Sergio, condurle senza incrociarle, per addentrarsi in un universo a tela di ragno, dove l’agognata perfezione si collocava sempre più in là, oltre un orizzonte intravisto a cui un giorno approdare.

E i suoi quadri riassumevano questa tensione. Tutti ricadevano nel paradosso del finito mai finito. Figli dell’impossibilità della minima imperfezione, lisci e lisciati, stesi su un’orizzontalità che non ammetteva ostacolo. Quadri enigmi, tabléaux vivants rappresentativi non di realtà imperfette, ma di geometrie utopiche.

Se Sergio potesse continuare il suo lavoro e la sua opera forse ci condurrebbe alla fine delle sue linee, al luogo dove si incontrano e si riconducono, alla ricomposizione della metafora che ha sempre cercato di esprimere e dipingere, in una Shangri-la dove i conflitti umani e le contraddizioni personali si annullano e si placano nell’armonia euclidea.

E le sue montagne rettilinee e aguzze, ostacoli da scalare, si sarebbero trasformate in dolci colline per riposi tranquilli.

C’è comunque un modo per ricordare e contemporaneamente onorare la memoria di Sergio. Per lui vita e arte si confondevano in un’unica dimensione e dalle sue tele tecnica, passione ed emozione le trasferiva nell’insegnamento, nella scuola di pittura in via Perrone 4, atelier storico già di Ceragiolo, Mastroianni e Terzolo
Sono muri che trasudano arte, quasi incapaci di riconvertirsi ad un’ordinaria esistenza. Ora li ha ereditati, insieme agli allievi, Marco Piva.

Che questa scuola prosegua all’infinito come le rette dei quadri di Sergio.

Massimo Olivetti

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