Eduard Manet. Balletto Spagnolo. Phillips Collection
15 settembre 2008 – 18 gennaio 2009
Da Corot a Picasso – da Fattori a De Pisis.
Palazzo Baldeschi al Corso – Perugia
Ci sono molti ingredienti che devono essere miscelati per ottenere una mostra di alto livello. Il nome degli artisti ha, ovviamente il suo peso, ma, a volte, è più un richiamo per allodole che la certificazione di un effettivo valore. La scelta delle opere da esporre è più importante del nome. Come per un piatto preparato sapientemente da uno chef di gran rango mescolando i sapori di elementi diversi, così al di là dei nomi la qualità dei lavori, l’ambiente, le luci, la presentazione e tutto l’apparato trasformano la lettura dei visitatori da interessata ad incantata.
Chiedendo scusa per la lunghezza dell’introduzione quella, a Palazzo Baldeschi al Corso, a Perugia, aperta dal 15 settembre 2008 fino al 18 gennaio 2009, risponde a tutti i requisiti per rientrare nella categoria delle grandi mostre.
Vittorio Sgarbi, il curatore, ha confezionato un menù di gusto raffinato: l’incontro di due grandi collezioni, la Phillips Collection di Washington e la Ricci Oddi di Piacenza. Il titolo “ Da Corot a Picasso, da Fattori a De Pisis”.
Apparentemente questo matrimonio potrebbe apparire singolare.
Da una parte l’americano Duncan Phillips impegnato, per sua stessa dichiarazione, a costruire un Museo che potesse rivaleggiare negli Stati Uniti con il Prado e caratterizzato dalla scelta coraggiosa delle avanguardie. Phillips fu un collezionista totale, spinto da una passione che sconfinava in un atteggiamento missionario. Il Museo che voleva realizzare doveva essere “una forza memorabile e benefica nella comunità dove vivo, una influenza che dà gioia e migliora la vita aiutando la gente a vedere la bellezza come la vedono gli artisti”. A partire dai primi anni del ‘900 raccolse un corpus di circa 2000 opere selezionate con un’eclettismo artistico universale. Avanguardie ma non in un’accezione riduttiva e limitata. Pezzi forte della collezione sono anche El Greco da lui giudicato come “ il primo espressionista appassionato”, Siméon Charadin “ il primo pittore moderno” o Edouard Manet in quanto “ legame significativo di una linea che inizia con Goya e porta a Gauguin e Matisse”.
Dall’altra Giuseppe Ricci Oddi, nobile piacentino, appassionato di sport, che comincia, ai primi del ‘900 pure lui a collezionare opere d’arte. Ricci Oddi predilige il figurativo, ancorandosi ad un solido conservatorismo artistico, ma sorretto da intelligenza e gusto. Il territorio di caccia per la costruzione della sua collezione furono, prevalentemente, i pittori italiani. Anche per lui la raccolta delle opere ha un obiettivo alto, documentare lo sviluppo delle arti in Italia nell’Ottocento e nei primi anni del Novecento. Entrano così a far parte della collezione i romantici da Francesco Hayez a Giovanni Carnovali detto il Piccio, i macchiaioli Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, gli “italiani di Parigi” Giovanni Boldini, Giuseppe DeNittis, Federico Zandomeneghi, i divisionisti Angelo Corbelli, Giuseppe Pelizza da Volpedo e inoltre tutti i grandi nomi del primo Novecento da Boccioni a Carrà, da Carena a Campigli, da Casorati a De Pisis.
Scelte diverse costruite su linguaggi artistici differenti. Si potrebbe pensare a due esposizioni lontane se non nel tempo, perlomeno nella filosofia e, quindi, in certa misura, di difficile accostamento. Ma l’arte ha percorsi tortuosi, capacità di smentire se stessa e i luoghi comuni, di trovare l’armonia in un’apparente cacofonia.
Due elementi contribuiscono a realizzare sintesi e fusione tra le differenti scelte estetiche. Il fatto che entrambe furono realizzate non per se stessi, per una pura funzione di contemplazione e compiacimento. Sia Phillips che il nobile perugino Ricci Oddi raccoglievano per offrire la visione dei loro capolavori a tutti, per educare e coinvolgere all’arte e nell’arte e valutavano le opere da acquisire già in un futuro contesto museale.
Phillips aprì la sua Phillips Collection nel 1921 ed ora risulta essere il primo museo d’arte moderna d’America. Ricci Oddi la sua Galleria la inaugurerà a Piacenza nel 1931, una struttura modernissima ed avveniristica, tra i pochi esempi italiani di museo progettato per essere tale.
Ma oltre che questa comune finalità un altro collante è l’altissima qualità delle opere come appare da quelle che ci sono offerte in visione nella bellissima cornice di Palazzo Baldeschi al Corso.
“Winter in the Jura” di Courbet, “ Spanish Ballet” di Manet, “ Paganini” di Delacroix, “House at Auvers” di VanGogh, o “Ginger Pot with Pomegranate and Pears” di Paul Cézanne, “ Elena Povoloski” di Modigliani, “ Still Life with glass and Fruit” di Picasso, sono capolavori tra i capolavori , che rimandano, al piano superiore, al “Ritratto di madre” di Umberto Boccioni , ad un “ Intorno al paralume” di De Nittis, allo struggente “ Tramonto” di Pelizza da Volpedo accostato a una delicata “ Alba domenicale” di Angelo Corbelli. Chiudo questa personalissima segnalazione tra le tante opere esposte, con il grande quadro di Felice Casorati “ Donne in barca”.
Spesso gli aggettivi mancano o sembrano incongrui per definire emozioni che solo i nostri occhi e le nostre anime possono contenere ma, se mi si permette ancora un’ultima annotazione, il visitatore non deve perdersi le acquisizioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia esposte al primo piano, la “Madonna col Bambino e paesaggio” del Pintoricchio, la “ Vergine Assunta tra i Santi Tommaso e Sebastiano” di Matteo di Pietro detto Matteo di Gualdo e, soprattutto, la “ Madonna con Bambino” di Pietro Vannucci detto il Perugino. Di quest’ultima dico soltanto che è una piccola tavola che da sola riempie tutto il salone in cui è esposta.
Massimo Olivetti
in IL CORRIERE DELL’ARTE, Torino – Ottobre 2008