Maria Giulia Alemanno con Yemayá e Ochún, le divinità Yoruba che ha dipinto su ruvida tela di sacco
AFRODÌSIA
9 – 23 giugno 2013
Sala Confraternita
Via XXV Aprile 12
Baldissero d’Alba (Cuneo)
Inaugurazione domenica 9 giugno, ore 17.00
presso la Sala Polifunzionale
Nello stesso spazio, in occasione della mostra, il Prof. Vittorio Sgarbi, Assessore alla Cultura del Comune di Baldissero d’Alba, presenterà il suo libro “Nel nome del Figlio” , edito da Bompiani.
Afrodìsia, che gode del patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Cuneo e del Comune di Baldissero d’Alba, è un progetto del Salotto dell‘Arte di Torino
a cura di Silvana Belvisi e Ludovica Ros
Testi critici di Andrea Domenico Taricco.
Per informazioni:
Salotto dell‘arte
info@salottodellarte.com
salottodellarte@gmail.com
tel. 339 6807922 – 011 0743717
YEMAYÀ, la grande madre, signora dell’acqua di mare e OCHÚN, regina dell’amore e padrona dell’acqua di fiume, due delle tante divinità afrocubane che Maria Giulia Alemanno ha dipinto negli anni, sono state scelte per comparire in AFRODÌSIA, la mostra allestita negli spazi del Comune di Baldissero d’Alba (Cuneo), nell’ambito della 9° edizione di “Terra e Sapori”, dal 9 al 23 giugno prossimi. Ad inaugurarla sarà Vittorio Sgarbi, Assessore alla Cultura dello stesso Comune, che per l’occasione presenterà il suo libro “Nel nome del figlio”.
Il progetto Afrodìsia intende considerare l’immagine femminile come lo stereotipo della bellezza, letta come musa ispiratrice delle arti sino a femme fatale o grande madre. Concetti questi che ci rapportano al culto di Afrodite, dea per eccellenza della bellezza e per la quale fu eretta la città di Afrodìsia.
L’antico culto prevedeva venerazione per la dea Astarte che, indipendentemente dalla provenienza, aveva diverse nomenclature: pensando all’amore sensuale era chiamata da Ishtar a Venere, nel culto della fertilità Demetra, Cerere o Persefone, in richiamo alla caccia prendeva il nome di Kubala, Cibele, Artemide o Diana.
La Dea Madre determinava qualità che la tradizione giudaico-cristiana ha poi relegato nella sfera del peccato sino al raggiungimento dell’emancipazione attuale.
Afrodìsia è la rappresentazione contemporanea della femminilità secondo elementi innovativi che la eleggono a figura portante della vita odierna. La donna diviene madre, amante, confidente, peccatrice e icona senza tempo di un mondo in crescita. La risultante, nell’interscambio tra passato e presente, sarà quella di proiettare in avanti l’immaginario collettivo e stabilire i nuovi canoni dilettura della donna, vista secondo i dettami della modernità.
Le sezioni corrispondenti sono così articolate:
Dea Madre
Rappresenta l’amor materno verso la creazione, quale miracolo universale: come la Dea Madre concepisce e procrea la Vita, così fa l’ Artista con l’Opera. L’immaginario collettivo eleggeva la donna a divinità pura con seni enormi e ventre consistente, sino alla correlazione alla Madre Terra.
L’idea assume ora connotazioni che da icona divinizzata la trasmigrano a figura umana a tuttotondo, in cui coesistono l’aspetto spirituale e quello più strettamente umano.
Muse
Gli artisti di questa sezione descrivono il concetto di femminilità inteso secondo parametri estetici di bellezza in cui l’immagine della musa ispiratrice diviene l’emblema dell’amor puro per giungere all’Estasi della Creazione. L’idea stessa della femminilità intesa in termini trascendentali, deprivata di un’identità specifica ed elevata a stereotipo ideologico.
Femme Fatale
La donna peccatrice, dall’immagine biblica di Eva a quelle mitiche come Medea, storiche come Lucrezia Borgia, cinematografiche come Marlene Dietrich. Questa sezione rappresenta l’aspetto più oscuro dell’eterno femminino, letto secondo visioni che proiettano la figura femminile verso il male, il peccato o la complicità, verso le zone d’ombra dell’animo umano.
Donna Moderna
Il culto femminile nella direzione della contemporaneità rappresenta la donna nella vita di tutti i giorni, nelle azioni quotidiane, assorbita dall’ordinario e dalla totale spontaneità, in cui smette d’essere icona e diviene protagonista attiva. Le figure che ci circondano nel mondo reale, prendono forma in opere viventi che determinano l’importanza di ciò che esiste davvero.
La donna diviene sinonimo di trasformazione dai dati del sublime sino all’ordinaria vita di tutti i giorni, rappresenta nel panorama internazionale la figura di spicco della civiltà attraverso un lavoro di parificazione nei confronti del sesso maschile che a partire dalle lotte femministe ha raggiunto ivertici più alti della nostra società attraverso un viaggio artistico che inizia dal fascino estetico del corpo per giungere allo spirito, avvolto da uno sguardo misterioso, da un sorriso famelico o da una posa inaspettata.
