
Sergio Scanu. PICCOLO CAMPO. olio
I fuochi d’artificio di Sergio Scanu.
Galleria Accademia
Via Accademia Albertina 3/e
14 Marzo – 4 aprile 2009
info: 011 885408
Avete presente i paesi antichi di un’antica Sicilia che ogni anno competono con agoni di fuochi d’artificio, contrapponendo maestri artificieri per superarsi in mirabilia e magnificenza. Ricordo una magica notte d’estate nell’interno del messinese che esplodeva di fuochi, lampi e botti da una parte e dall’altra della valle.
Magico ricordo che oggi ritrovo pari, pari nei quadri di Sergio Scanu, in esposizione alla Galleria Accademia dal 14 marzo al 4 aprile.
Sono un’esplosione, quei lavori di Scanu, di alta ingegneria pirotecnica, sono girandole di luci, ruote di colori, sprazzi e vertigini di vibrazioni. Fontane scintillanti e bagliori intensi. Il colore, sempre e solo il colore, che s’ impone, che invade la tela prepotente ed assoluto, un dominus che crea un senso di sopraffazione, non solo a noi, ma credo allo stesso Scanu. La sua tavolozza è totalmente ed assolutamente unica ed originale. Si serve, o forse quegli stessi colori gli s’impongono, di viola squillanti ed arditi, di rosa intriganti e carnacei, di verdi che tendono alla saturazione, di gialli pastosi ed intensi. Tinte che assumono vita propria, che colonizzano gli spazi, che trasformano luoghi, montagne, elementi, in frammenti allucinati di vitalità incombusta.
C’è in questo modo di dipingere una furia “fauvistica”, non per azzardare un accostamento stilistico improprio con il periodo “fauve”, ma per stabilire un’assonanza psichica nel trasformare mondo e tele in universi caleidoscopici. E credo che questa maniera di Scanu non sia una semplice indagine estetica, la ricerca di un linguaggio personale. Ci sia, invece molto di più, la visione profonda dell’esistente come vibrazione, luce in movimento.
Il progetto di arrivare all’essenza delle cose attraverso la rifrazione, di svelare la verità pittorica che si annida nella scomposizione e ricomposizione della luce.
Mi sorregge in questa ipotesi la contraddizione che si evidenzia nelle sue opere tra l’impianto di fondo e le campiture del colore. Il segno primario di Scanu è duro, deciso, incidente, quasi un taglio di coltello. Le sue masse, montagne, rocce, torri, sono aguzze, geometriche, severe. Si sente la discendenza dalla rigorosa concettualità di Filippo Scroppo e la disciplina di una scuola di rigore e contenuto. Poi mano e pennello si ribellano alla limitazione delle linee ed ai confini dello spazio, il gesto diventa nervoso, frenetico, non più padrone, ma spinto dall’impulso di rompere gli schemi e ridurli in fratture di colori, tinte, toni.
Ma a dimostrazione che Scanu sappia contemporaneamente assoggettarsi e liberarsi dalla dipendenza edipica del colore e cercare la verità pittorica anche nei volti e nei tratti, ci sono le sue “magne”, le sue “ tote”, la “ nonna Delfina” e la “ maliarda Barbara”. Nasi, bocche, menti, orbite, trattati come rocce, dipinti come sbozzati nel legno, rughe incise da un pennello-scalpello, per rimarcare la primaria origine della forma che a volte ritorna prepotente a marmorizzare visi, anime, caratteri.
Massimo Olivetti –
Sergio Scanu alla Galleria Accademia . FORTI VIBRAZIONI CORMATICHE
Corriere dell’Arte, 20 marzo 2009

Sergio Scanu. LA VIGNA ALLEGRA. olio cm 80 x 70 - 2008