“MI CUBA”intima e profonda, quella che i turisti poco conoscono e chi ha cuore ama, ha oranuova voce suYouTube.E’ il secondo video che costruisco insieme adOsvaldoPiolatto, fotografo e grande esploratore della Perla del Caribe. Ho voluto con il suo aiuto riunire le venticinque tavole che ho concepito tra il 2002 ed il 2003 per accompagnare gli attori ed i musicanti delFaber Teater di Chivasso nella IV edizione diTeatri di Confine,il festival che ogni estate trasforma le colline e la pianura piemontesi in un laboratorio corale di espressione e creatività. Piccole storie ad acquerello e tecnica mista nate tra Crescentino e Torino e poi diventate quasi un simbolo, il primo, della mia ricerca pittorica ed antropologica nel mondo della Santeria, la religione sincretica diffusa sull’isola che magicamente “reinventa” le divinità di origine Yoruba con elementi presi in prestito dal Cattolicesimo. La mostra, esposta nel 2003 ben cinque volte inPiemonte, è volata nel gennaio del 2004 a L’Avana dove è stata inserita nella meravigliosa cornice dell’ Abbazia di San Francisco in occasione del IX Convegno di Antropologia Sociale e Culturale sulle Radici Afroamericane organizzato dalMuseoCasa de África de la Oficina del Historiador de la Ciudad . ed in seguito negli spazi del Taller del Papel Artesanal e nella sala Mercedita Valdés dell’ Associacion Yoruba. Non c’è dubbio che Il piccoloEchu Elegguá,Sant’Antonio da Padova o, a piacimento, El niño de Atocha della religione cattolica, mi abbia aperto in quell’occasione un percorso di ricerca, ben lungi dall’essere concluso.
Anche il video, come ogni cammino che si rispetti, è aperto da Elegguá il giovane dio afrocubano che possiede le chiavi del nostro destino, Lo seguonoObatalá,Changó, Ochún, Yemayá, losIbeyis, Yewá e Babalú Ayé,ognuno con i propri attributi ed i propri colori. E poi un coro di credenti immaginati all’interno delle loro case, davanti ai piccoli altari, immancabili anche nelle stanze più povere, sempre adorni di fiori, oppure pensati in situazioni rituali cariche dei colori della passione e del sangue.
Per accompagnarli non ho però scelto musica di Santeria. Ho preferito sottolinearne l’apparire e il dissolversi con il ritmo delle percussioni diPapi Show egli Akarey,un quartetto incontratomolti anni fa sulla meravigliosa spiaggia del Breezes Jibacoa
.Coinvolgenti, commoventi, bravissimi. Papi è un virtuoso delle percussioni capace di far ballare anche gliEggún,le anime dei trapassati assopite nel verde umido della selva di Cuba e dell’Africa . Il suo El Chan Chan e La Habanera spalmati di rumba evocano pomeriggi sensuali e notti di fuoco nelle calles di La Havana mentre Si tu me dices ven è una spremuta di romanticismo ed una struggente telenovela in note.
Il video SANTERIA è dunque una mescla di religiosità, sguardi, musica e silenzi e l’espressione del mio grande desiderio di tornare all’ “isola che c’è”.