PROTETTORI DEGLI UMILI . Immagini della devozione popolare nell’ 800 all’ Archivio Storico della Città di Torino

Copertina del catalogo della mostra PROTETTORI DEGLI UMILI

PROTETTORI DEGLI UMILI

Immagini della devozione popolare a Torino nell’Ottocento

a cura di Luciana Manzo

Archivio Storico della Città

Via Barvaroux 32

Torino

23 aprile – 29 ottobre 2010

Orario: lunedì – venerdì 8,30 – 16,30
festivi chiuso

Informazioni:
Archivio Storico Città di Torino – via Barbaroux 32
email: archivio.storico@comune.torino.it
tel. +39 011-4431811 – fax +39 011-4431818

M. Vergine SS della Consolata protettrice di Piemonte. Litografia Cordey e C. Torino1860 circa.
© Città di Torino –  Archivio Storico.

Ancora pochi giorni per visitare PROTETTORI DEGLI UMILI–Immagini della devozione popolare a Torino nell’Ottocento, una mostra di grande interesse e bellezza, assolutamente da non perdere,  allestita in una sala dell Archivio Storico della Città di Torino nel quadro delle manifestazioni legate all’Ostensione della Sindone. Doveva chiudere il 23 settembre ma è fortunatamente stata prorogata fino al 28 ottobre per chi ancora non abbia potuto scoprire  l’insolito  paradiso di santi di carta nati nelle botteghe dei  litografi torinesi nel corso del  XIX secolo.

San Gaudenzio, protettore della città di Novara.  Litografia Cordey e C, Torino 1865 circa. © Città di Torino. Archivio Storico.    MARIA GIULIA ALEMANNO

San Gaudenzio, protettore della città di Novara. Litografia Cordey e C. Torino, 1865 circa.© Città di Torino – Archivio Storico.

Le stampe, soprattutto di argomento sacro, realizzate con intento spiccatamente didascalico, – si legge nel bel  catalogo, ideato come la mostra da Luciana Manzo diventarono oggetto di dono, alla portata anche dei ceti più umili della popolazione, vendute sui mercatini di Natale allestiti ogni anno in Piazza San Carlo e Piazza Castello, nella fiera di Carnevale oltre che presso le chiese e i santuari. Si trattava di immagini molto ingenue colorate in tinte vivaci, che raccontavano fatti e personaggi delle sacre scritture o storie di santi con i loro attributi iconografici, destinate a vegliare su modeste abitazioni, botteghe e laboratori artigianali”.

San Crispino e Crispiniano. Litografia di (Carlo) Verdoni, Torino , 1875 circa, © Città di Torino - Archivio Storico. All rights reserved in PROTETTORI DEGLI UMILI di Maria Giulia Alemanno

San Crispino e Crispiniano. Litografia di (Carlo) Verdoni. Torino 1875 circa.
© Città di Torino – Archivio Storico.

La Tecnica litografica introdotta a partire degli anni venti dell’Ottocento, sostitui ben presto, per  i ridotti costi di lavorazione, le stampe devozionali fino allora prodotte dai Remondini, tipografi e librai di  Bassano. E a Torino i litografi si moltiplicarono:  Uno soltanto se ne contava nel 1817 e ben ventiquattro nel 1878. Il primo stabilimento  fu aperto a Palazzo Graneri, in via Bogino 9, da Felice Benedetto Festa. Seguirono Francesco Matraire in via Po, Claudio Foudraz in via del Seminario, l’attuale via  XX settembre, Michele Ajello in Piazza Carignano: E ancora Michele Doyen il cui stabilimento verso il 1845 era il più importante di Torino, la dinastia dei Verdoni, Stefano Vergnano, Cretté, Luigi Salussolia, Carlo Perrin, Cordey per citarne alcuni, tutti operanti nel cuore della città.

S. Lorenzo/ S. Laurent. Litografia Cordey e C. Torino 1865 circa.
© Guido Cavalli.

PROTETTORI DEGLI UMILI comprende, oltre ad un corposo  nucleo delle stampe devozionali conservate all’Archivio Storico della Città di Torino , anche numerosi pezzi della collezione di Guido Cavalli che negli anni ha raccolto un gran numero di questi splendidi esempi di religiosità popolare, cercando laddove è stato possibile, di mantenerli nella cornice originale. Tutti estremamente suggestivi, poetici e a volte anche divertenti nel loro candore, ci restituiscono le atmosfere di un mondo scomparso in cui la religiosità veniva  spesso espressa con i tratti e i colori saturi delle carte da gioco, sante e madonne come  regine di cuori, santi variopinti come fanti e come re. Era facile a quel tempo  trovarli in tutto il Piemonte nei santuari, nelle  librerie o nelle  botteghe specializzate ma anche e soprattutto nelle fiere o nelle sagre dove le stampe venivano  diffuse  dai colporteurs,  descritti da Mario Rigoni Stern in Storia di Tönle;: (…) venditori ambulanti piuttosto singolari che esponevano la loro mercanzia attaccandola a uno spago teso sui muri delle chiese o sotto i portici e non vendevano cose necessarie da usarsi per un mestiere o per la casa op er la campagna (…) bensì fogli di carta con su figure, immagini di santi e figurazioni che raccontavano storie che tutti potevano capire, anche gli illetterati”.

La creazione del mondo, Il peccato originale e la cacciata dal Paradiso Terrestre. Litografia Doyen. Verdoni editore, Torino 1848 in PROTETTORI DEGLI UMILI di Maria Giulia Alemanno

La creazione del mondo, Il peccato originale e la cacciata dal Paradiso Terrestre.
Litografia Doyen. Verdoni editore, Torino 1848.
© Città di Torino – Archivio Storico

Scegliamone alcuni.
Su un unico foglio, suddiviso in quattro momenti secondo lo schema narrativo dei cantastorie, troviamo concentrata
la creazione del mondo a  partire dal quinto e sesto giorno, quando Dio crea in bell’ordine gli animali e quindi   Adamo ed Eva. In basso i due, tentati dal serpente attorcigliato intorno all’ albero della conoscenza del Bene e del Male , si trasformano nei “primi peccatori in questo mondo” e vengono   cacciati dal giardino dell’Eden  da un angelo che brandisce una spada fiammeggiante. Anche l serpente, circondato dagli  altri animali assai mogi, è condannato per il suo peccato a strisciare per terra. Il segno è semplice ma efficace e l’equilibrio compositivo e cromatico perfetti.
Sono deliziose le litanie illustrate
della Beata Vergine Maria, racchiuse in riquadri come nel  gioco della tombola da Carlo Verdoni  e assai bizzarri  appaiono i due fogli usciti dallo stesso laboratorio litografico. Entrambi popolati di figure e simboli,  mostrano le vie contrapposte della perdizione e della salvezza. Pare che siano tante le astuzie del diavolo per attrarre  gli uomini nel fuoco dell’inferno. La perdizione ci può aspettare  all’ osteria  così come alla  festa da ballo con maschere  per condurci tutti quanti, pigiati su una carrozza del “Servizio Pubblico l’Infernale”, alle porte degli inferi dove, si legge, “l’alloggio è a gratis”. Le gioie portano ai dolori e i dolori alle gioie. Così la strada per il  paradiso è coperta di spine ma, dopo tanto penare,  la felicità eterna è garantita.

Tante le stampe della Madonna: l’Addolorata, la Regina del Rosario, quella degli Angeli, di Oropa e naturalmente della Consolata, protettrice del Piemonte e di Torino. Tanti i santi e le sante con sguardi  e fattezze  che la gente comune poteva facilmente ritrovare negli amici, nei conoscenti o nella propria stessa famiglia.  Sono sante terrene Serafina, Apollonia, Domenica, Susanna, Cristina, Genoveffa così come lo sono i Martiri della Legione Tebea, quei San Chiaffredo, San Maurizio e San Magno che anche s’incontravano nelle campagne, dipinti con mano ingenua sui piloni votivi.


San Chiaffredo. Litografia di (Carlo) Verdoni, Torino 1875 circa.
© Città di Torino – Archivio Storico.

Si trovavano  santi per ogni mestiere: San Giuseppe era destinato alle pareti dei falegnami, San Giovanni Evangelista a quelle degli scrittori e dei librai, San Lorenzo torturato sulla graticola rovente proteggeva i cuochi, mentre San Crispino e Crispiniano si occupavano dei calzolai. Non mancavano i vescovi come San Biagio protettore di pastori e agricoltori, suonatori di strumenti a fiato e, chissà perchè, materassai, mentre San Grato veniva invocato dai contadini contro la grandine, la folgore, le tempeste e ogni altro male.

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Per lintercessione di San Grato Iddio ci liberi da folgori e tempeste e da ogni altro male, Litografia Verdoni. Torino 1875 circa Ulterio    MARIA GIULIA ALEMANNO

Per l’intercessione di San Grato Iddio ci liberi da folgori e tempeste e da ogni altro male.
Litografia Verdoni. Torino 1875 circa.
© Guido Cavalli

Il catalogo della mostra, splendidamente curato ed impaginato come tutti quelli pubblicati dall’ Archivio Storico della Città di  Torino in occasione di precedenti esposizioni, è ricchissimo di immagini a colori e di schede. Incredibile il prezzo: tre euro per un prezioso libro da collezionare. E soprattutto da leggere e rileggere per godere  delle ingenue meraviglie di un paradiso di carta ritrovato.

Maria Giulia Alemanno

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