
DAPHNE MAUGHAM e FRANCESCO CASORATI
Un incontro di vita ed arte III
a cura di Pino Mantovani
16 aprile – 12 giugno 2011
Villa Vallero
Corso Indipendenza 68
Rivarolo Canavese (Torino)
Orario:
sabato e domenica ore 15-19
giovedì riservato scuole su prenotazione ore 9-13 14-16
Organizzazione: Associazione culturale Villa Vallero – Comune di Rivarolo Canavese – Assessorato alla cultura ed istruzione
Catalogo in sede. 156 pagine a colori
Da alcuni anni l’Associazione Culturale Villa Vallero propone, nell’arco della stagione espositiva, una mostra dedicata a due artisti legati da stretti rapporti di parentela e di lavoro. Dopo Nella Marchesini/Ugo Malvano e Vittoria Cocito/Domenico Buratti, è la volta di
madre e figlio.
Anche in questo caso la cura è di Pino Mantovani che ha proposto la mostra secondo le linee prefissate dalla prima edizione.
Che cosa può giustificare l’accostamento di Daphne e Francesco in una mostra, al di là del dato biologico e dell’effetto documentato in catalogo da scritti e fotografie spesso inediti?
In “Ricordi”, Francesco sottolinea l’importanza della madre nella sua formazione d’artista, in quanto è lei a seguirlo nelle prime prove, e senza forzature ad avviarlo a determinanti esperienze: per esempio, con la madre compie i primi viaggi all’estero (Francia e Inghilterra); visita il Louvre e la National Gallery di Londra, dove ammira, di Paolo Uccello, le parti della Battaglia di San Romano che ancora non conosceva e il Battesimo di Piero della Francesca; è ancora Daphne a sostenere il lungo soggiorno a Parigi del figlio poco più che ventenne. Se Francesco, specie quando è impegnato a guadagnarsi una strada propria, avverte come ingombrante la figura paterna (non è facile per un pittore esser “nato figlio di un pittore e non di un pittore qualunque”), la presenza della madre risulta invece discreto sensibile accompagnamento.
Il fatto è che, tra Parigi, dove il padre è addetto d’ambasciata e la madre ha compiuto studi musicali, e Londra, dove si diploma alla Slade School of Art dopo aver frequentato in Francia l’Académie Ranson, Mela Muter e André Lothe, Daphne aveva assimilato un mondo raffinato colto, aperto, maturando una formazione spirituale che riconosceva nell’arte, per lei nella pittura, un perfetto canale di conoscenza ed espressione del sé. A seguito non in contrasto con tali esperienze la giovane incontra Felice Casorati e tanto è presa dal nuovo ambiente che, dopo qualche anno, “prende silenziosamente dolcemente semplicemente il suo posto accanto alla Madre e alle sorelle” del maestro. E’ l’amore dell’arte che l’ha portata nella nebbiosa un po’ provinciale Torino, ed è questo amore che trasmette al figlio, convinta che – sono parole sue – “è possibile per chiunque portare nella propria vita questa cosa chiamata arte, basta che prenda l’abitudine di pensare con la propria testa…, basta che si abitui a osservare e riflettere in modo semplice, per farla breve basta essere se stessi e, come dice Krishnamurti non essere mai altro da ciò che si è, perché ogni posa o affettazione impedisce alla verità di far luce attraverso di noi”. Interessante questo uso della teosofia come fondamento dell’esperienza artistica.
Il figlio Francesco non ha raccolto l’insegnamento teosofico, ma l’amore della pittura e la sua centralità nell’esistenza, questo sì, e lo dichiara in un breve testo riportato in catalogo: “ Che cosa vuol dire amare la pittura? Vuol dire non solo fare della pittura, …vuol dire vederla..ovunque, nelle strade, nei prati, nei posti belli e in quelli brutti, sui muri scrostati, nelle pietre rotte, in cielo nelle nuvole, nell’acqua limpida del mare e nell’acqua sporca delle pozzanghere e soprattutto nei pensieri, nel pensare sempre pittoricamente”.
La mostra di Rivarolo Canavese non intende documentare in modo esauriente la pittura di Daphne Maugham e Francesco Casorati, ma illustrare almeno per segnali (circa 70 opere scelte con criteri di qualità e varietà sull’intero arco di produzione) il comune amore per la pittura, travasato dall’una nell’altro e riconosciuto da entrambi come efficace accesso alla vita. Perciò nel catalogo, seguendo uno schema già utilizzato nelle precedenti occasioni espositive, la pittura si sposa con la parola autografa.
Tutti i documenti cartacei e fotografici provengono dall’Archivio Casorati senza la cui collaborazione non si sarebbero potuti realizzare il catalogo e la mostra.
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