Cara Lauretta,
alla vigilia di ferragosto, verso sera nel cielo davanti a casa è comparsa una nuvola strana. Quasi immobile, aveva al centro un grande vuoto, e la forma di un lago sospeso. M’è parso che contenesse un messaggio e sono corsa a recuperare il cellulare che, come ricorderai, non so mai dove possa essere. Quando sono tornata la nuvola era ancora lì, mutata di poco, soltanto increspata da un vento impercettibile che ne rendeva ancor più grafiche e sottili le sponde bianche. Ho scattato un clic dopo l’altro meccanicamente, senza far caso alla sagoma che mi si sarebbe rivelata.
Come aggrappata ad un uomo, ho poi visto una figura di donna che sembrava voler salire sempre più in alto per toccare l’infinito. E il suo profilo mi ricordava tanto il tuo, mamma Laura, con quel naso aquilino che non ti piaceva per niente e che invece ti rendeva elegante e nobile, cara principessa inconsaevole di esserlo!
Che si sia trattato di suggestione, poco importa. Di certo, dentro di me, nell’immenso cielo dell’inconscio in cui tutti voliamo, ho sentito che eri tornata a guardare da una nuova prospettiva il tuo cortile di pietre di fiume, ora invaso da companule blu e portulacche variopinte. Mi sei sembrata contenta di questo giardino spontaneo, (un po’ meno del mio ordine lontano anni luce dal tuo), contenta anche di vedere che la gatta nera dagli occhi gialli, ormai vecchietta, continua a far parte del nostro piccolo mondo antico e lo protegge, da quando te ne sei andata, con la responsabilità e la saggezza di un fedele cane da guardia.
Due anni fa, questi erano giorni molto tristi. Stanca di soffrire quaggiù, chiedevi di raggiungere il tuo Nino. Era partito un anno prima. Senza di lui non aveva più senso vivere. Sessantanove anni insieme non sono nulla in confronto all’eternità, ma sono tantissimi in questa dimensione terrena, dove ormai tutto si consuma in un soffio. C’è ancora chi mi ferma per dirmi che eravate proprio una bella coppia, papà sorridente e orgoglioso di averti al suo fianco, tu, con quello sguardo da maestrina della penna rossa che controlla ogni riga del quaderno, sempre pronta a fargli notare che uno dei polsini era leggermente stropicciato, (cosa che non lo turbava affatto). Ma fino all’ultimo innamorata di lui.
Tu pratica, lui sognatore. Eppure complementari e uniti, come anelli di una stessa quercia secolare.
“Era forse papà quella sagoma d’uomo che ho visto con te nella nuvola?”
”Figurati! Lo sai che lui mezz’ora prima di cena riposa! Direi piuttosto che era un angelo.”
“Qualche dubbio mi rimane. Ma chiunque fosse, cara Lauretta, oggi voglio coltivare la mia illusione ed escludere ogni ipotesi di pareidolia. Che è una parola difficile. Per il momento da archiviare.”
Ah, dimenticavo. Continuate ad abbracciarvi nel vostro nuovo mondo. Ci fa bene pensarvi così.
Laura e Nino: il bacio del mattino.
La storia continua…



