SAFFO E BRITOMARTI – SCHIUMA D’ONDA
da “Dialoghi con Leucò” di Cesare Pavese
olio su tavola
100 x 70 cm.
2001
“Ad ogni pennellata percepivo sulla pelle il loro abbraccio”.
È eterno l’abbraccio di Saffo e Britomarti, entrambe trasformate in schiuma d’onda che si scompone e ricompone tra gli scogli. Il fato ha voluto unirle in una metamorfosi infinita che tuttavia non cancella il ricordo del loro passato. Lo accentua anzi con ossessiva ripetizione. Sono storie opposte, ma accomunate dalla passione, quelle della poetessa greca e della ninfa dei boschi. Vuole la leggenda che Saffo, non riamata dal barcaiolo Faone, si sia lanciata dalla rupe bianca di Leucade nell’illusione di porre fine al proprio dolore. Britomarti è al contrario fuggita da un uomo che la voleva tutta per sé, impedendole di fluttuare, libera in un continuo divenire. Il mare dunque accoglie la vita e la morte, indissolubilmente legate all’amore.
Ho provato grande emozione nel tradurre in pittura “Schiuma d’onda”, il sesto racconto breve di “Dialoghi con Leucò”, forse perché Cesare Pavese si dedicò alla riscoperta del mito tra i boschi di Serralunga di Crea, in quel Monferrato selvatico che appartiene alla mia vita e dove, cinquanta milioni d’anni fa, c’era il mare. Per me dunque, Saffo e Britomarti dialogano in una schiuma immaginata dietro casa, sulle mie colline che nelle luci dell’alba e del tramonto si rincorrono come onde. Le tante conchiglie fossili intrappolate nella mia terra mi rimandano l’eco delle loro voci. Di Saffo avverto l’inquietudine mai placata, di Britomarti mi giungono la saggezza ed il profondo insegnamento: “Sorridere – dice – è vivere come un’onda o una foglia, accettando la sorte. È morire a una forma e rinascere a un’altra. È accettare, accettare se stesse e il destino”.


