Piccole donne inquiete
di Maria Giulia Alemanno ©
Dedicato alla mostra
LE INQUIETE
di Maria Giulia Alemanno,
dall’8 al 10 marzo 2014 presso il Foyer Galleria del
TEATRO VIOTTI di Fontanetto Po,
in occasione della FESTA DELLA DONNA ed in concomitanza
con lo spettacolo teatrale prodotto da TeatroLieve
DONNA COME TI CHIAMI?
di cui l’artista ha creato la scenografia,
è il testo del critico d’arte Massimo Olivetti
che qui condividiamo.
“Le Inquiete”
Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour nor plus triste que le nuits”…
“ Quando come un coperchio il cielo pesa greve
schiaccia l’anima che geme nel suo eterno tedio ,
e stringendo in un unico cerchio l’orizzonte
fa del dì una tristezza più nera della notte”…
Et que l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour nor plus triste que le nuits”…
“ Quando come un coperchio il cielo pesa greve
schiaccia l’anima che geme nel suo eterno tedio ,
e stringendo in un unico cerchio l’orizzonte
fa del dì una tristezza più nera della notte”…
Spleen – I fiori del male”
Charles Baudelaire.
Proprio quando il cielo pesa greve e l’anima è schiacciata sono protagoniste di vita e di morte “le Inquiete”. I mali dell’anima di donne e uomini non sono gli stessi, o almeno non sono simili le forme ed i caratteri. Più profondi, più oscuri, più incogniti forse quelli delle donne e più radicali, più estreme le fughe e le ribellioni. Come serpenti che mutano pelle si ritrovano a strisciare tra inquietudini senza nome, forse senza cause da scoprire, senza luoghi in cui stare. Escono d’improvviso da vite segnate, da binari lineari, da stanze frequentate e buttano esistenze ed anime in percorsi inconsueti, improbabili, estremi.
Non si possono decifrare questi turbamenti come i terremoti che si registrano solo a sisma avvenuto. Spesso non hanno nemmeno segni premonitori, una fenomenologia che sia materia d’indagine. Si può solo avvertirne la patologia cercando nei volti e negli occhi delle “Inquiete” il luccichio dell’occhio, il tremolio di una palpebra, l’aggrinciarsi del labbro.
Maria Giulia Alemanno ne tratta la materia perché la vive e la condivide. Ne fa parte, è dentro l’esercito delle inquiete, anche la sua anima geme e questo le permette e le fornisce la conoscenza e il diritto di rappresentarla. Ma senza parole, perché non ci sono suoni che possano riempire il vuoto dell’inquietudine. Solamente con matite, pennelli, colori, può cogliere il tremolio della palpebra, il luccichio dell’occhio, l’aggrinciarsi del labbro. Sono sue sorelle quelle che ha raccolto dai luoghi della memoria, una sfilata di volti come foto segnaletiche di delitti compiuti contro se stessi. E iperboli simboliche sono le divinità afro-cubane che le assistono e le guardano. Yemayá la dea dei gorghi profondi, della calma apparente che si tramuta in tempesta, Ochún travolta e travolgente dalla sensualità che crea e distrugge, Oyá Yansá dalle spade vorticose, Obbá ieratica nell’automutilazione, Iewá dolente nella compagnia dei morti. Una schiera di divinità per accogliere ed onorare il supremo sacrificio dell’inquietudine di Francesca Woodman o le ansie di vite disperate e disperse delle “Divine”. Maria Giulia le ha riportate su carta e tela e le espone non per chiederci di compatire o comprendere, ma come monumento ai caduti di una guerra sotterranea che non ha vincitori ma solo vittime.
Massimo Olivetti
Non si possono decifrare questi turbamenti come i terremoti che si registrano solo a sisma avvenuto. Spesso non hanno nemmeno segni premonitori, una fenomenologia che sia materia d’indagine. Si può solo avvertirne la patologia cercando nei volti e negli occhi delle “Inquiete” il luccichio dell’occhio, il tremolio di una palpebra, l’aggrinciarsi del labbro.
Maria Giulia Alemanno ne tratta la materia perché la vive e la condivide. Ne fa parte, è dentro l’esercito delle inquiete, anche la sua anima geme e questo le permette e le fornisce la conoscenza e il diritto di rappresentarla. Ma senza parole, perché non ci sono suoni che possano riempire il vuoto dell’inquietudine. Solamente con matite, pennelli, colori, può cogliere il tremolio della palpebra, il luccichio dell’occhio, l’aggrinciarsi del labbro. Sono sue sorelle quelle che ha raccolto dai luoghi della memoria, una sfilata di volti come foto segnaletiche di delitti compiuti contro se stessi. E iperboli simboliche sono le divinità afro-cubane che le assistono e le guardano. Yemayá la dea dei gorghi profondi, della calma apparente che si tramuta in tempesta, Ochún travolta e travolgente dalla sensualità che crea e distrugge, Oyá Yansá dalle spade vorticose, Obbá ieratica nell’automutilazione, Iewá dolente nella compagnia dei morti. Una schiera di divinità per accogliere ed onorare il supremo sacrificio dell’inquietudine di Francesca Woodman o le ansie di vite disperate e disperse delle “Divine”. Maria Giulia le ha riportate su carta e tela e le espone non per chiederci di compatire o comprendere, ma come monumento ai caduti di una guerra sotterranea che non ha vincitori ma solo vittime.
Massimo Olivetti
Maria Giulia Alemanno ©
OBBÁ, divinità dell’ Olimpo Yoruba
acrilico su tela di sacco
cm 115 x 180
2008
Maria Giulia Alemanno
LE INQUIETE
a cura di
LE INQUIETE
a cura di
Giovanni Mangiano e Massimo Olivetti
7 – 8 – 9 Marzo 2014
Foyer galleria TEATRO AUDITORIUM GB VIOTTI
Corso Massimo Montano 29
FONTANETTO PO (Vercelli)
Inaugurazione venerdì 7 marzo, ore 20.00
7 – 8 – 9 Marzo 2014
Foyer galleria TEATRO AUDITORIUM GB VIOTTI
Corso Massimo Montano 29
FONTANETTO PO (Vercelli)
Inaugurazione venerdì 7 marzo, ore 20.00
Mostra personale in occasione di “DONNA COME TI CHIAMI?”,
spettacolo teatrale prodotto da TeatroLieve – Bottega d’Arte
con Marinella Debernardi e Luca Brancato
con Marinella Debernardi e Luca Brancato
Regia e drammaturgia: Giovanni Mongiano
Assistente alla regia: Paola Vigna
Elaborazione videorafica: Massimo Fonsatti
scenografia: Maria Giulia Alemanno
scenografia: Maria Giulia Alemanno
Fotografia: Valentina Gianmarinaro
Produzione TeatroLieve – Bottega d’Arte
Orari mostra
venerdì e sabato: 16.00 – 23.00
venerdì e sabato: 16.00 – 23.00
domenica: 10.00 – 12.00; 14.00 – 18.30
ingresso libero
informazioni per spettacolo e mostra:
TeatroLieve
Tel +39 338 13 78 957
Biglietteria Teatro Viotti
Tel +39 377 26 74 936

