CLAUDE WEISBUCH: il peso della leggerezza

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Claude Weisbuch: il peso della leggerezza

Incisioni e disegni alla Dante Alighieri di Torino

Si chiama Libreria Dante Alighieri in piazza Carlo Felice 15 ma per tutti i torinesi è Fogola. Più che una libreria è un’istituzione che spazia dall’editoria all’arte. Rassegne ed esposizioni si susseguono sempre di ottimo livello. In questo settembre fino al 18 ottobre nei suoi locali è da gustare una ricca collettiva. Brunetto, Capello, Cremona, Ciry, Gazzera, Gentilini, Gribaudo, Mastroianni, Musante, Colombotto Rosso, Tavernari, Terreno. Nomi noti e di valore tra cui segnalo, a mio gusto. la tecnica mista di Gribaudo e il piccolo ma delicato lavoro di Italo Cremona. Non posso però dedicare ulteriori parole e descrizioni perché in una sala a lui giustamente riservata ci sono i disegni e le incisioni di Claude Weisbuch. Se mi è permesso un ricordo personale, circa dieci o undici anni fa a Montreal ero rimasto con il fiato sospeso per i disegni che Jim Dine aveva realizzato vivendo per mesi e mesi nella gipsoteca di Berlino. Sanguigne e matite nere su grandi e ruvidi fogli di carta. Potenza e forza ricavate da corpi e tronchi. La stessa visionaria trattazione del Michelangelo della Sistina, tanto più sbalorditiva in un artista che conosciamo come caposcuola della pop art.

Claude Weisbuch rincorre, nei suoi disegni, un’identica idea di immanenza corporea.

I tronchi umani sono monchi, vi si può leggere solo la tensione e lo sforzo, come nello slancio della liberazione da una materia che sovrasta ed impone. Le masse muscolari si articolano nel tentativo di liberarsi dal tratto di matita che le imprigiona. La mano dell’artista insegue e riproduce le torsioni e le tensioni di muscoli e fibre. Corpi senza volto ma che parlano, anzi urlano, senza però sottrarsi al rigore scientifico di un’applicazione anatomica di chiaro riferimento leonardesco.

E’ facile accorgersi di trovarsi di fronte ad un maestro del disegno. Davanti ad un maestro e non ad un virtuoso, uno che impiega la matita per cercare nella figura umana la potenza e la forza inespresse e nascoste. Ma come un prestigiatore di rango Weisbuch non finisce di stupire. Ci sono le sue incisioni a rovesciare sensazioni e giudizi. Un’impressionante eclettismo e duttilità ci trasportano su un altro piano. Cambia lo stile. Tratti delicati, linee spezzate, quasi ragnatela, un’espressionismo alla Grosz, non copiato ma sentito, che applica all’incisione delicatezza ed ironia, giocato sulla trattazione surreale delle composizioni. E’come trasferirsi dalle sinfonie di Bach alle arie mozartiane.

La leggerezza si sostituisce alla forza, la lievità al peso, l’ammiccamento alla dichiarazione, ma mai e poi mai Weisbuch dimentica l’identità, la personalità, la cifra e il dottor Jekyll e mister Hyde possono a braccetto convivere nella stessa stanza.


Massimo Olivetti

in Il Corriere dell’Arte

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