
Edgardo Corbelli, Madame Claude, olio, 1983, cm. 73×92
Edgardo Corbelli contemporaneo.
Dal 17 ottobre 2009 In esposizione alla Galleria d’arte Pirra
C’è una fotografia di Edgardo Corbelli per me illuminante nel grande e completo catalogo, edito nel marzo del 1983, che Stefano Pirra aveva voluto per illustrare e consacrare i cinquant’anni della sua pittura. E’ una grande foto, un po’ sgranata e un po’ seppiata, con Corbelli accovacciato nel suo studio, che offre all’obbiettivo il disegno di una modella sdraiata, vista di schiena. Sul muro, per terra e intorno, oli di figure femminili. In primo piano, di scorcio, tagliato dal fotografo, il ginocchio, solamente il ginocchio, della modella, inguainato nelle calze. Istantanea consapevolmente rivelatrice dell’universo in cui era ed agiva la sensibilità pittorica di Corbelli.
Il gesto del porgere il disegno, quasi offerta cerimoniale, e l’espressione del volto di Corbelli d’intensa e totale compenetrazione con il soggetto rappresentato, danno la cifra e il sigillo dell’affezione, quasi culto, per la sensualità come nucleo centrale della sua azione pittorica.
Non è questione di tematiche anche se Corbelli si è espresso in una quasi infinita galleria di figure femminili – nudi prevalentemente fino agli anni ottanta e, successivamente, figure femminili casualmente vestite – ma della carica di energia che ricercava nell’esistente. Sono i suoi stessi paesaggi, negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale, scorci di Trana, Avigliana, Nichelino, Mirafiori, Ivrea, che sembrano studiare la via per arrivare a trasmettere una sensuale carnalità. Certo l’ascendenza di Delleani, assorbita alla scuola di Emilia Ferrettini Rossotti, in parte lo imprigionava. Doveva ricondurre la percezione del sensuale degli alberi, del bosco, il “Paruc” di Trana così tante volte rappresentato, delle montagne, della natura, ad uno schema predefinito.
Se ne liberava con audaci ribellioni se non tematiche, almeno coloristiche. Già il segno prefigurava gli sviluppi futuri. Un segno forte senza esitazioni o ripensamenti, che cercava lo spessore, la marcatura del contorno, per isolare gli elementi e concentrare l’”èlan” pittorico nella carne del paesaggio.
La deportazione nel campo di concentramento come stimmate di vita e l’atelier-scuola di Kokoschka frequentato a Salisburgo nel ’57, come genesi stilistica, lo affrancano dalle ascendenze. Non è necessario discuterne l’appartenenza, più o meno marcata e vincolante, all’espressionismo, perché i suoi lavori indubitabilmente diventano espressione. Corbelli sintetizza, riduce tutto all’esenziale, intensifica il segno che diventa prevalente, isola i soggetti e li tratta come universalmente a se stanti. Il colore è sempre audacemente geniale, i blu, i verdi, i rossi e gialli, sono gettati sulla tela come fanfare, e il colore stesso diventa funzione, “servitor servente “, della “scolpitura “dei tratti, dei corpi, delle membra, degli arti.
Modelle, donne che si assoggettano ad essere investigate in una totale e spaesata carnalità. Nudi modiglianeschi nelle posture che però sottolineano l’evidenza di una solidità tutta piemontese. Così scriveva di lui Bernard Toussaint “ La parsimonia, l’avarizia, la misura non sembrano essere i motori della creazione del pittore, al contrario, esse sono anche i freni al piacere e alla consumazione visuale delle cose. Il mondo non è più per lui che un vasto luogo dove far bruciare – come una sigaretta –lo spazio, il tempo, l’erotismo, la sensualità”.
Con sicurezza si può e si deve affermare che Alessandro Corbelli nella lunga parabola della sua carriera ha sempre praticato l’assoluta sincerità pittorica. Quello che provava dipingeva, con il coraggio di chi non si curava di mode e mercati, fama o denaro, ma solamente dell’intima coerenza con il suo vedere e sentire. Un’eticità artistica che lo proietta in una dimensione che travalica il locale e si espande per accostarsi a valori e dimensioni internazionali.
“Edgardo Corbelli contemporaneo “ è una mostra importante con un titolo che, a vent’anni dalla sua scomparsa, ne certifica l’attualità come anche i suoi lavori, in esposizione dal 17 di ottobre alla Galleria Pirra, testimoniano.
Massimo Olivetti
Edgardo Corbelli alla Galleria Pirra a vent’anni dalla scomparsa . In IL CORRIERE DELL’ARTE n.33, anno 15.
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