A Massa in mostra “FRANCESCO e CHIARA” di Alemanno – LA GAZZETTA

SAN FRANCESCO E SANTA CHIARA dipinti in  acrilico  da  Maria Giulia Alemanno ©, qui ritratta di fronte alla sua grande tela

La pittrice crescentinese partecipa all’esposizione di arteanta  contemporanea a Massa

In mostra Francesco e Chiara di Alemanno

« Attraverso forma, colore e sentimento si può offrire un messaggio
di bellezza e di speranza »

 

Crescentino

La pittrice crescentinese Maria Giulia Alemanno partecipa con la sua opera “Francesco e Chiara: il nido” alla mostra “San Francesco e Chiara d’Assisi – Maestri di dialogo e di speranza”, allestita al Palazzo Ducale di Massa fino al 20 ottobre.
La Mostra internazionale di arte contemporanea è stata organizzata dal Centro Francescano Internazionale di Studi per il Dialogo fra i Popoli con l’intento di riflettere e far riflettere su un tema importante, nella convinzione che attraverso i canoni francescani – forma, colore e sentimento – si possa offrire un messaggio di bellezza e di speranza ai giovani e non solo.    Espongono settanta autori provenienti da tutto il mondo. In passato la mostra ha visto la presenza di artisti come Giò Pomodoro e Pietro Annigoni.

Allieva e collaboratrice del pittore Francesco Tabusso, Maria Giulia Alemanno oscilla tra Torino, Crescentino ed il mondo, in cui viaggia per portare la sua arte e per scoprire nuove ispirazioni. E’ molto conosciuta ed apprezzata in Argentina e a Cuba, dove ha lavorato a lungo e prodotto, tra gli altri, il ciclo pittorico “Mis Orishas”.
“Francesco e Chiara: il nido” misura 185 per 125 ed è dipinta in acrilico su tela di sacco sfrangiata, tela francescana per eccellenza.    I due giovani ritratti sono molto terreni, ma in loro vi è già qualcosa di celeste, di spirituale.    Francesco guarda davanti a sé, senza vedere Chiara, è avviato in un cammino di conoscenza e di elevazione. Chiara lo guarda e nel contempo i suoi occhi superano Francesco, che segue come guida spirituale percorrendo un proprio percorso. Entrambi sorreggono un nido, che simboleggia l’accoglienza. “Un nido non ha porte, è un rifugio sicuro – osserva l’autrice – ma è anche altro.    E’ un punto di andata e ritorno, una casa, un rifugio in senso generale, in cui possiamo tornare quando abbiamo bisogno di trovare una sistemazione, non solo fisica, anche interiore”.Ecco allora la ricerca che da fuori di noi entra in noi, si fa strada il bisogno di trovarci, da soli, di sentirci, di ascoltarci.    Accoglienza però è anche rivolgerci agli altri, sentirli, ascoltarli, farli sentire a casa propria.    Lo spaesamento può manifestarsi in molti modi e ambiti: possiamo non trovarci con noi stessi così come socialmente o politicamente.
L’accoglienza è speranza, accettazione dell’altro, possibilità di trovare un luogo di calma, anche mentale.    L’arte ha sovente espresso questa esigenza, collegata alla ricerca del sé e particolarmente provata dagli artisti.    La ricerca di noi stessi e degli altri, effettuata dai due Santi, è quella che ancora oggi intraprendiamo noi, con un immutato bisogno di armonia. Anche a noi Francesco può mostrare la via, come ha fatto con Chiara. Anche per questo motivo nel dipinto non vi sono riferimenti che possano collocarlo in un’epoca o in luogo, nemmeno vagamente, perché i bisogni che l’essere umano sente dentro sé sono universali ed eterni.    La figura di Francesco è affascinante anche dopo secoli e ci rimanda ad un immaginario collettivo di sensazioni e di bisogni.

Il tratto pulito, le linee chiare, lo sfondo naturale, le dimensioni dell’opera rimandano al maestro della Alemanno, Francesco Tabusso. Come lei stessa chiarisce, si sente vicina anche a Felice Casorati, ma rispetto a Tabusso non è stata solo un’allieva, ha collaborato alla realizzazione di alcune opere e questo dà un’impronta allo stile che si mantiene nel tempo e si riscontra anche quando l’artista ne ha ormai elaborato uno proprio.
La semplicità francescana viene trasmessa anche da altri dettagli ed accorgimenti tecnici: la tela di sacco su cui è dipinta l’opera diventa il saio del Poverello, lo sfondo naturale con erbe e fiori ci porta ad una realtà semplice, più vicina ai gigli del campo di evangelica memoria rispetto ai prodotti dell’uomo, da cui Francesco si allontanò con una scelta consapevole e definitiva.
La semplicità è anche voluta dalla pittrice per far giungere più agevolmentei l messaggio che la pittura, sincopata e simbolica per natura, porta all‘osservatore.    Il filo conduttore dell’opera e della mostra sono quindi chiari: il dialogo fra le genti è speranza, è pace, è accoglienza.    Francesco e Chiara sono emblemi di questo processo di apertura, necessario per “l’altro” come per noi stessi perché nell’altro troviamo noi e soprattutto per non perdere noi stessi, chiudendoci alla speranza, impedendoci di trovare un rifugio di cui tutti abbiamo bisogno.

Silvia Baratto in la Gazzetta, edizione del 15/10/2010

Ringrazio di cuore Silvia Baratto, giornalista de la Gazzetta, per aver scritto di “Francesco e Chiara: il nido” , opera a cui tengo molto per il significato profondo del messaggio  che i due santi d’Assisi, patroni d’ Italia, continuano a offrire, inalterato nei secoli,  alla sensibilità e all’intelligenza di chi sa e vuole ascoltare e capire.

Maria Giulia Alemanno


 


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