A Terni arrivano gli Orishas e i Sincretismi Afrocubani

OSAIN.
Maria Giulia Alemanno ©
Acrilico su iuta cm 180 x 115 – 2008
Nella sezione LE OPERE – MIS ORISHAS di questo sito
una serie di dipinti dell’artista ispirati all’Olimpo Yoruba

S’intitola

ORISHAS – SINCRETISMI AFROCUBANI

il progetto scientifico che il prof. Carlo Nobili, Direttore Demo- etno-antropologo presso il Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma, realizzerà, con la collaborazione di Yohanka Alfonso Contreras, nella splendida cornice di Palazzo Primavera, Via Giordano Bruno, 3 a Terni dal 10 0ttobre al 9 novembre 2008.

orari: da martedì a domenica 10.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00 Chiuso il lunedì

Sarà un’ immersione nella cultura dell’isola ricca e profonda, per svelare una Cuba ben diversa da quella “esplorata” dalla maggior parte dei turisti, una terra che trae alimento dalle radici dell’ Africa lontana, da dove arrivarono, ammassati su navi spagnole, gli schiavi che fortemente contribuirono nei secoli a costruirne l’identità.

A Cura dell’ Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, con il patrocinio del Comune di Terni e la collaborazione dell’Associazione Culturale Onlus Elegguá di Torino, l’evento s’inserisce all’interno dell’ Incontro Europeo di Solidarietà con Cuba che si svolgerà dal 10 al 12 ottobre nel Salone dei Congressi dell’Hotel Michelangelo a Terni.

In programma tre esposizioni. Una fotografica su

Gli altari della Santería Cubana e la festa del Día de Reyes

una grande installazione di

Altari della Santería Cubana

entrambe ad opera del Prof. Carlo Nobili

ed una terza dell’artista Maria Giulia Alemanno dal titolo:

Mis Orishas tra gli altari della Santeria Cubana

sedici grandi ritratti immaginari di divinità del Pantheon Yoruba realizzati su ruvida tela di sacco.

Così spiega la Santería il Professor Nobili nella presentazione di ORISHAS – Sincretismi Afrocubani:

A bordo delle navi negriere non vi erano soltanto uomini, donne e bambini, ma anche i loro dei, le loro concezioni del mondo, la loro tradizione, il loro sapere, il loro folklore, la loro poesia, la loro musica.
Per tale motivo il patrimonio mitico-rituale dell’etnia di origine non fu dimenticato del tutto e se le molte coercizioni subite scomposero i vincoli di lignaggio e compromisero l’organicità delle mitologie originarie, tuttavia la cultura afroamericana, nello specifico afro-cubana, è riuscita a ricomporre ricontestualizzare, anche in forme sincretiche e imprestiti culturali dalla cultura bianca (e per certi versi dalla india), quella porzione di culti africani di cui non si perse mai la memoria.
Arrivando a Cuba gli schiavi africani trovarono una molteplicità di santi e li adottarono nel loro sistema religioso reinterpretandoli e utilizzandoli come un mezzo per esprimere le loro concezioni religiose.
Fu così che gli “dei africani in esilio” si trasformarono in potenze regnanti sui territori dei culti afro-americani.
Ogni etnia africana portò a Cuba i tratti distintivi della propria cultura, così i Mandinga, come gli Iyesá, gli Ibibio, gli Ibo, gli Efik, gli Ewé o i Fon. Tra i tanti gruppi, obbligati a lasciare la loro terra e ad affrontare una terribile traversata che molte volte faceva dell’Oceano la loro tomba, gli Yoruba, che provenivano principalmente dall’attuale territorio della Nigeria, ebbero un ruolo particolare nell’integrazione religiosa
dell’Isola e nello stabilire nuove valutazioni cosmogoniche, ancor oggi funzionali e ed efficaci. È indubbio che ad essi ed al loro sistema religioso, chiamato a Cuba Santería o Regla de Ocha, si debba il fondamento
della formazione di una nuova nazionalità caratterizzata da una identità culturale profondamente meticcia e transculturale; una alchimia, che, costituita dal modo di essere del cubano, di vedere il mondo, di sentire, di
camminare, di fare musica e comportarsi, è giunta ai nostri giorni grazie alla grande vivacità della cultura negra.
Ogni santo (orisha) del pantheon yoruba ha oggetti, colori, elementi naturali che lo raffigurano simbolicamente e su cui questi ha potere. Il fedele, si avvicina all’altare scuotendo l’ acheré (una maraca) per chiamare il santo, si prostra dinanzi ad esso, o, gli chiede grazie e favori, gli parla delle proprie inquietudini e gli fa quindi un’offerta simbolica (denaro, dolci, una candela, un sigaro, ecc.).
Venerare questi oggetti su un altare, accendendo candele e offrendogli cibi costituisce uno degli aspetti più
importanti della religiosità cubana. Tutte queste pratiche sono tese ad instaurare un rapporto diretto e personale con la divinità, chiamandola, chiedendogli consigli, o, addirittura, insultandola, se questa tarda nell’erogare i suoi favori.

Per informazioni:

Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba,

Via Pietro Borsieri 4 – 20159 Milano

tel. 02 680866 – fax 02 683082

www.italia-cuba.it

amicuba@tiscali.it

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