ALBERTO GRANADO questa volta è partito da solo

Alberto Granado e Massimo Olivetti nella casa di Miramar a L’Avana nel gennaio 2009

Alberto Granado è morto. Nella sua casa al Miramar dell’Avana si è addormentato e se ne è andato nel sonno. Credo per un altro viaggio, un lungo viaggio dei suoi, con un’altra Poderosa, per le strade di tutto il mondo. Alberto era, – che triste dover usare questo tempo verbale –  un uomo che ha attraversato il passato, il presente e il futuro. E in tutti questi momenti è sempre rimasto se stesso. Fondamentalmente, semplicemente un uomo.

Chi non lo conosceva di persona lo accostava al Che, come un personaggio secondario, una spalla come si direbbe in teatro, per sostenere la battuta ed il carisma del Che. Il fedele Sancho Panza, l’ombra di Don Chisciotte. Io che ho vissuto con lui, che ancora a gennaio vivevo in casa sua e condividevo la sua gioia di vivere, so che non è così. Alberto era l’umanità trasferita nella normalità. Gli piaceva mangiare, bere, cantare, viaggiare, stare con la gente. Filtrava la vita attraverso una dolce ironia, un’intelligenza rapace che non aveva bisogno di ostentare, la delicatezza dei modi che non era ecumenismo, ma accoglienza. In tanti anni di frequentazione, a Cuba ed in Italia, non mi ricordo di una solo persona, che avendolo conosciuto non si sia innamorata, scusate il termine ma è proprio l’unico giusto, di lui non come mito ma come persona. Sentivi, avvicinandoti la sua debordante umanità, la dolcezza di chi non ha niente da dimostrare ma tutto da dare.

Ci ha lasciati nel sonno, come per non dare tanto disturbo, come per chiederci di non prenderlo troppo sul serio. Scusami Alberto, io non posso, non posso proprio. Io, e credo tanti altri,  ti abbiamo preso sul serio. Dentro di noi lasci un grande vuoto, troppo grande in questo mondo che avrebbe ancora bisogno di te. Rimane il rimpianto di non averti accarezzato la mano per l’ultima volta, il ricordo di quando mi accoglievi sorridente con la tua frase preferita .“Qué buena ocasión para  hacer un bríndis”. Si, compañero Alberto,  è sempre una buona occasione per fare un brindisi, anche se qualche volta le lacrime si mescolano al rum.

Massimo Olivetti

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