Ciudad Juárez: violenza infinita, resistenza delle madri in un libro alla Casa delle Donne di Torino

Maria Giulia Alemanno: PENSIERO PER LE DONNE DI JUÁREZ - olio su tela cm 30 x 40 -2001

Maria Giulia Alemanno: PENSIERO PER LE DONNE DI JUÁREZ - olio su tela cm 30 x 40 -2001

La Casa delle Donne di Torino

invita ad un incontro importante , per non dimenticare.


Ciudad Juárez. Mexico

La violenza infinita, la resistenza delle madri

Venerdì 12 marzo 2010

ore 20,30

Salone dell’Antico Macello di Po

Via Matteo Pescatore 7

presentazione del libro


Ciudad Juárez. La violenza sulle donne in America Latina,

l’impunità, la resistenza delle Madri

a cura di Silvia Giletti Benso e Laura Silvestri


Intervengono le autrici: Silvia Giletti Benso, Patrizia Peinetti,

Angela Vitale Negrin e Simona Carnino


letture di Cecilia Rosatelli

Editore : Franco Angeli
Pagine : 192
Prezzo : € 20,00

Ciudad Juárez (stato di Chihuahua, Messico) è famosa non solo per essere la città simbolo della criminalità organizzata, ma anche per le centinaia e centinaia di ragazze che, dal 1993, vengono rapite e uccise: alcune spariscono per sempre, altre vengono trovate sepolte nel deserto che circonda la città, violentate, seviziate, fatte a pezzi per poi essere trattate come spazzatura. E il peggio è che la polizia e il governo si nascondono dietro alla giustificazione che le uccisioni e le sparizioni sono conseguenze di situazioni familiari compromesse o di imprudenze irresponsabili da parte delle vittime stesse. La verità – emersa grazie a giornaliste e giornalisti coraggiosi – è invece che ci troviamo di fronte a un caso eclatante di violenza di genere. Ovvero: di violenza subita dalle donne per il solo fatto di essere tali. Non per nulla a proposito di Juárez si parla di femminicidio, un vero e proprio genocidio nascosto. In questo libro si cerca di andare oltre le ragioni fornite dal governo e dai media, per interrogarsi sulle situazioni che rendono possibili le uccisioni: le imponenti migrazioni, il collegamento con le “nuove guerre”, l’efferatezza dei carnefici che utilizzano i corpi delle donne per inviare un messaggio violento e manifestare il proprio potere, stipulando così un patto di impunità con i pari delle corporazioni mafiose. Ma anche la “cultura del sacrificio”, di tradizione preispanica, che rivive attraverso nuovi culti, come la Santa Muerte, dove silenzio e negazione ostacolano la formazione di una coscienza civile. Il testo fornisce, inoltre, un panorama sulla violenza in Messico e in altri paesi latinoamericani, intrecciando discorsi provenienti da ambiti disciplinari diversi. Non mancano infine la voce delle vittime, raccontate nella loro profonda verità umana, e quella delle Madri che hanno combattuto, e continuano a combattere, la violenza, affermando la verità dei fatti e proponendo un nuovo modo di agire e pensare.

Recensione  tratta dal sito Antimafia Duemila

Per un maggior approfondimento pubblichiamo qui di seguito la scheda del libro, scaricabile anche dal sito della Casa delle Donne  di Torino.

La violenza infinita in Messico e in America Latina, le donne scomparse, la resistenza delle Madri

A cura di Silvia Giletti Benso e Laura Silvestri

Si sa che in America Latina la violenza è di casa, come si sa che in Messico questa violenza ha raggiunto delle cifre impressionanti tanto che solo nel 2008 ci sono state cinquemila trecentosettantasei uccisioni legate al narcotraffico. E un terzo di questo numero impressionante è avvenuto a Ciudad Juárez (Chihuahua) che di conseguenza si è trasformata nella città simbolo della criminalità organizzata. Per noi, però, c’è un altro motivo per volerci occupare di Juárez: sono le centinaia e centinaia di ragazze che dal 1993 vengono rapite e uccise: alcune spariscono per sempre, altre vengono trovate sepolte nel deserto che circonda la città, violentate, seviziate, fatte a pezzi e poi trattate come spazzatura. E il peggio è che la polizia e il governo non fanno nulla, nascondendosi dietro alla giustificazione che le uccisioni e le sparizioni sono conseguenze di situazioni familiari compromesse o di imprudenze irresponsabili da parte delle vittime stesse. La verità – emersa a poco a poco grazie a giornaliste e giornalisti coraggiosi e all’associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa – è invece che ci troviamo di fronte a un caso eclatante di violenza di genere, ovvero: di violenza subita dalle donne per il solo fatto di essere tali. Non per nulla a proposito di Juárez si parla di femminicidio, un vero e proprio genocidio nascosto. E non per nulla il Messico è il paese in cui è nata la parola machismo. Ecco allora che Juárez ci è sembrato il punto privilegiato da cui partire per riflettere su una questione di scottante attualità. Del resto, come diceva Kracauer, “la realtà può essere compresa solo a partire dai suoi estremi”. E uno di questi estremi, oltre alla sorte crudele riservata alle donne, è che a Juárez sembra ormai impossibile trovare i colpevoli. Come se a Juárez la violenza contro le donne fosse ormai permessa e legalizzata, nonostante l’interessamento e la pressione delle varie associazioni internazionali.

Ecco allora che con il nostro libro abbiamo cercato di capire, al di là delle ragioni fornite dal governo e dai media, le cause delle uccisioni di Juárez. Siamo convinte infatti che, pur avendo una diffusione globale, la violenza sulle donne vari a seconda delle diverse strutture culturali e sociali del paese in cui essa si manifesta.

Il libro si divide in tre parti. Nella prima, viene presentato il contesto di Ciudad Juárez, cittá di frontiera con gli USA, caratterizzata da una forte immigrazione e da gerarchie sociali fondate su parametri vincolati alla trasgressione, alla corruzione e all’impunità e al narcotraffico. Zone di ricchezza, centri commerciali, parchi industriali, centinaia di fabbriche di assemblaggio contrastano con zone poverissime ed emarginate dove le donne, facili bersagli del crimine vengono rapite e uccise. Si avanza l’ipotesi che questi femminicidi siano associati alle nuove guerre, le cosiddette “guerre di quarta generazione”, quelle in cui lo Stato perde il monopolio della guerra e può essere attaccato e indebolito non già da un esercito nemico, ma da un ridotto gruppo di individui. Al concetto di nuove guerre, si può collegare quello di non-persona, adattando il termine dall’antropologia culturale. In questa nuova situazione, individui comuni, sovente dopo specifici addestramenti o riti di iniziazione, vengono “ufficialmente” autorizzati, attraverso un patto, a comportarsi in modo sadico e a diventare carnefici (Silvia Giletti Benso). I femminicidi di Juárez sarebbero allora crimini corporativi dove il corpo della donna diventa territorio da colonizzare e luogo sul quale incidere un alfabeto violento per manifestare il proprio potere, esibirlo, rafforzarlo, dopo aver stipulato un patto di impunità con i pari della corporazione mafiosa (Rita Laura Segato). Arma di grande efficacia, in questo scenario di corruzione, sono i mezzi di informazione che, manipolati, servono a mistificare la realtà, negando i fatti. Silenzio e negazione diventano quindi ostacolo alla formazione di una coscienza civile (Patrizia Peinetti).

Ciudad Juárez é segnata inoltre dalla cultura del sacrificio. Da una cultura che pare avere radici in ambito preispanico e che oggi porta alla nascita e alla diffusione di nuovi culti e idoli come Malverde e la Santa Muerte, legati ai cartelli della droga e alla Mara Salvatrucha (Diana Washington Valdez).

Viene fatta una ricostruzione storica dei femminicidi di Juárez e un’analisi delle reti di parentela infrante lasciate dalla scia di violenza in questa cittá di frontiera. Si mette inoltre in luce il lavoro d’aiuto agli orfani condotto dell’Associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa (Servando Pineda Jaimes).

Si analizza anche il primo testo che si è incaricato di contraddire la versione della polizia, offrendo la verità dei fatti. Si tratta de El silencio que la voz de todas quiebra, scritto da sette giornaliste che, da un lato, copiano verbali e documenti ufficiali e, dall’altro, raccolgono le testimonianze delle famiglie delle vittime per ricostruire la vita di sette di loro. Il risultato è che le ragazze assassinate, ridotte a numeri dalla polizia e a fotografie sensazionalistiche dai media, qui a poco a poco riprendono vita, mostrandosi in tutte le loro caratteristiche di giovani che lavoravano, studiavano, ascoltavano musica, avevano sogni e coltivavano passioni. Per questo, perché sono viste e raccontate nella loro profonda verità umana, le loro morti risultano ancora più ingiuste e ingiustificate (Laura Silvestri).

E infine si racconta di un viaggio a Ciudad Juárez e dell’incontro con le Madri di alcune vittime, testimoniando il coraggioso e costante impegno nella richiesta di giustizia da parte dell’ associazione umanitaria Nuestras Hijas de Regreso a Casa (Paolo Pobbiati).

Nella seconda parte del libro, ci si occupa di desaparecidos. La sparizione forzata di persone é stata dichiarata come un crimine contro l’umanitá dalle Nazioni Unite e per il quale non c’é prescrizione. Nel caso in cui i corpi vengano rinvenuti si pone il delicato e complesso problema dell’identificazione, che é un processo diverso dal riconoscimento, come dimostrano i numerosi casi analizzati dalla medicina legale in Chile (Patricio Bustos Streeter).

Inoltre, con strumenti giuridici, si pone l’attenzione su diritti umani come una sorta di “lingua franca” oggi da proteggere più che in passato e si scandaglia il significato profondo del concetto di dignità dell’uomo (Stefania Ninatti).

Viene presentata una vasta panoramica sulle denunce di Amnesty in America Latina e specificamente in Messico, mettendo in risalto il significato e l’importanza delle azioni urgenti (Angela Vitale Negrin e Simona Carnino).

Nella terza parte, appaiono tre saggi che documentano una serie di uccisioni di giovani lavoratrici delle maquilas, le fabbriche di assemblaggio di Ciudad Juárez, luoghi di frustrazione e diritti negati (Matteo Dean) e che troviamo anche in altri stati messicani (Cristina Secci, Clara Ferri).

Il volume si chiude con la testimonianza di Manuela Simental, madre di Ciudad Juárez, la cui figlia è desaparecida dal 22 marzo 1997.

Le curatrici:

Ø Silvia Giletti Benso, associata di Lingua Spagnola presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Torino. Coordina il progetto di Facoltà “Diritti Umani e Globalizzazione”. E’ docente di Antropologia della scrittura presso la Facoltà di Lettere e Filosofia e si occupa, tra l’altro, di antropologia della violenza con particolare riferimento ai desaparecidos dell’America Latina.

Ø Laura Silvestri, ordinaria di Lingua e Letteratura Spagnola presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Si occupa, tra l’altro, di gender e women studies, con un particolare riguardo al rapporto madre-figlia, all’iniziazione femminile, al cosiddetto pensiero della differenza, alla violenza sulle donne, alla costruzione di una storia al femminile, in grado di rovesciare i meccanismi di esclusione che regolano quella ufficiale.

Autori e autrici:

Ø Patricio Bustos Streeter, Direttore Nazionale del servizio di Medicina Legale del Ministero di Giustizia del Cile.

Ø Simona Carnino,ha lavorato nell’ufficio di Torino di Amnesty International dal 2005 al 2008, divenendone responsabile nel 2007. Ha sviluppato progetti di sensibilizzazione sulle problematiche affedrenti alla violazione dei diritti umani, diventando una delle referenti della campagna permanente ed internazionale “Mai più violenza sulle donne” di Amnesty International per le regioni del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Ø Matteo Dean, vive a Città del Messico dall’anno 2000. Collabora con il quotidiano “La Jornada”, scrive per il settimanale “Proceso” e il quotidiano italiano “Il Manifesto” e il settimanale “L’Espresso”. Lavora come ricercatore presso il Centro de Investigación Laboral y Asesoría Sindical, CILAS, in Messico.

Ø Clara Ferri, vive a Città del Messico dal 1993. Docente e traduttrice, si occupa di problemi sociali e politici del Messico e collabora con diverse organizzazioni non governative.

Ø Stefania Ninatti, associata di Istitutzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltá di Economia dell’Universitá degli Studi di Torino, è co-coodinatrice del progetto di Facoltà “Diritti Umani e Globalizzazione”.

Ø Patrizia Peinetti, docente di Lettere presso la Scuola Media Statale Nicoli, Settimo Torinese, si occupa di educazione alla legalitá e di diritti umani.

Ø Servando Pineda Jaimes, sociologo, ricercatore presso la Universidad Autónoma di Ciudad Juárez.

Ø Paolo Pobbiati, Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. Insegnante e operatore multimediale, e’ iscritto ad Amnesty International dal 1987. All’interno del movimento per i diritti umani ha ricoperto numerosi incarichi, facendo parte del Comitato direttivo e in particolare coordinando il lavoro di ricerca e l’organizzazione delle campagne sui paesi dell’Estremo Oriente, di cui e’ profondo conoscitore.

Ø Cristina Secci, vive e lavora a Città del Messico dal 1999. E’ dottoranda presso la Universidad Autónoma de Madrid. Collabora con diverse riviste letterarie e case editrici italiane in qualità di traduttrice.

Ø Rita Laura Segato, antropologa presso il Dipartimento di Antropologia dell’Università di Brasilia dal 1985, si occupa in particolare di antropologia della violenza e studi di genere. E’ ricercatrice del Conselho Nacional de Pesquisas (CNP).

Ø Manuela Simental, membro dell’Associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa di Ciudad Juárez.

Ø Angela Vitale Negrin, già docente di discipline economico-aziendali, si è occupata per parecchi anni di diritti dell’infanzia in collaborazione con l’UNICEF Italia; attualmente, come attivista di Amnesty International, si interessa in Piemonte in particolare di violenza di genere, nell’ambito della campagna permanente “Mai più violenza sulle donne” lanciata nel 2004 dal movimento.

Ø Diana Washington Valdez, scrittrice e giornalista di “El Paso Times” di El Paso (Texas), autrice di Cosecha de mujeres. Safari en el desierto mexicano (2005).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »