Con Francesco Tabusso, il mio maestro, a Chivasso

Francesco Tabusso e Maria Giulia Alemanno a Palazzo Santa Chiara – Chivasso

Tengo molto a questa foto, scattata da Maria Giulia Bordini, sempre attenta a cogliere i momenti più significativi della mia vita di donna e d’artista, durante l’inaugurazione di una mia personale in Palazzo Santa Chiara a Chivasso, nel febbraio del 2002. In quell’ occasione, insieme ai miei fuochi di risaia, esponevo una prima serie di opere ispirate alla Santeria, il culto sincretico diffuso sull’ isola di Cuba. Il binomio bizzarro della pianura intorno a Crescentino e del mar dei Caraibi  colpì molto il mio maestro Francesco Tabusso, che anche in  quell’occasione volle essermi vicino, per dimostrarmi ancora una volta il suo grande affetto. Un sentimento condiviso, reso più intenso dai tanti anni di lavoro e di ricerca trascorsi insieme nel suo studio di Torino, tra i boschi di Rubiana,
tra la macchia mediterranea del suo rifugio di Kien,
che guardava dall’alto il mare di
Varigotti
.
Qui siamo di fronte al “Ritratto di Dominga” la santera di L’Avana che, per prima, mi aprì le porte su un mondo a me totalmente sconosciuto, popolato da divinità dalle sembianze umane e dai nomi strani come Eleggua, Yemaya, Ochun, Obatala, Chango. Quando gliene parlai, Francesco commentò  che quel giro “baravantano” poteva essere fonte d’ispirazione infinita, come lo sono tutte le favole, di tutte le parti del mondo. Il tempo gli ha dato ragione se ancor oggi, dopo che se n’è andato in una bufera di neve,  il 29 gennaio di un anno fa, a dipingere su chissà quale nuvola illuminata dal sole, io continuo ad attingere a quella fonte colorata, senza mai dimenticare l’incanto della mia terra, che anche Francesco rivisitò  tante volte con mano, mente, e cuore felici, insegnandomi, saggiamente, che, a ben guardare,  anche un sasso dietro casa può nascondere misteri e meraviglie.

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