con LA GRANDE MADRE E IL MONDO DELLE ANIME Maria Giulia Alemanno porta l’Africa e Cuba al CASTELLO di ALICE (Vercelli)

YEMAYA ACHABA _Maria Giulia Alemanno_copy
Yemaya Achaba
del ciclo “Yemaya y su siete caminos”
acrilico su tela
cm 180 x 115
2016

Maria Giulia Alemanno

LA GRANDE MADRE E IL MONDO DELLE ANIME

a cura di Graziano Prola e Denise di Prola Tratti d’Arte

2 – 10 dicembre 2017

CASTELLO  

di ALICE CASTELLO  

(Vercelli) 
 


Inaugurazione sabato 2 dicembre ore 20,30

orari:  

sabato 2  dicembre  
20,30 – 22,30 

domenica 3  e 10 dicembre 9,00 – 12.00; 14,30 – 22,30 

venerdì 8 e sabato 9 
9.00 – 12,00; 14,30 – 20,00
Ingresso libero

contatti: 

349 6654561 

g.prola@libero.it

S’intitola LA GRANDE MADRE E IL MONDO DELLE ANIME la nuova personale di Maria Giulia Alemanno, che i curatori Graziano Prola e Denise di Prola Tratti d’Arte hanno inserito tra le mostre in programma dal 2 al 9 dicembre 2017 nelle sale del Castello di Alice Castello, nell’ambito delle manifestazioni di Natale ad Alice organizzate dalla Pro Loco e dal Comune in collaborazione con le Associazioni Locali. 
 


Come in un romanzo sudamericano impregnato di realismo magico i cui protagonisti si incontrano, perdono e ritrovano in un susseguirsi infinito di intrecci e suggestioni, l’artista ricompone in un nuovo allestimento gran parte delle opere di due importanti mostre cubane, mai esposte in Italia.
La prima, dal titolo YEMAYÁ Y SUS SIETE CAMINOS,  allestita nel gennaio 2007 nella cornice coloniale del Museo de La Obrapía di La Habana Vieja, fu poi resa itinerante per un anno, passando per l’Istituto Cubano di Antropologia e la fortezza del Morro a L’Avana, la galleria Concha Ferrant a Guanabacoa e la Asociación Cubana de Artesanos y Artistas a Matanzas. La seconda dal titolo LAS MUERTERAS Y LOS ANCESTROS, tredicesima personale di Maria Giulia Alemanno sull’isola caraibica, è invece stata scelta  dal Museo Casa de África quale evento centrale del  Convegno di Antropologia Sociale e Culturale Afroamericana tenutosi nella capitale nel gennaio 2017.
Se dieci anni dividono le due esposizioni il numero sette le unisce, il misterioso numero di Yemayá, la Grande Madre signora dell’acqua salata, ripetuto nelle balze della  gonna, nelle perline della collana e nelle stesse trasformazioni della divinità Yoruba,  i suoi siete caminos appunto, che l’artista ha dipinto in terra di risaia.  I colori dominanti delle opere sono il bianco della spuma ed il blu dalle mille sfumature del mare saturo delle luci dei Caraibi.
Per gli afrocubani Yemayá è la protettrice di chi affronta le burrasche della vita e pertanto la sua presenza ben si integra con il ciclo di Las Muerteras y los Ancestros. Dalle 33 opere che lo compongono Maria Giulia Alemanno ha estratto una serie di ritratti sia immaginari che reali  attraverso cui descrive lo sradicamento e le sofferenze di un’umanità deportata per il lavoro servile, e nei secoli la tenace sopravvivenza di miti e rituali per preservare memorie, ricordi ed identità tramite il culto degli antenati. Il tema rimanda  all’attualità del dramma dei migranti in fuga dalle guerre e dalla miseria verso l’Europa, legando tragicamente passato e presente.

Sono soprattutto volti di schiavi giunti in catene sull’isola di Cuba come in tutto il continente americano, uomini, donne e bambini per generazioni privati di ogni diritto, figure dolenti che ci osservano con occhi senza luce chiedendoci di non dimenticare. Tutti emergono da un fondo bianco come fantasmi di cui, seppur privi di fisicità,  avvertiamo la forza e la presenza. I corpi si perdono  nella tela in linee e pennellate leggere mentre i tratti del viso sono definiti e gli incarnati segnati da luci e da ombre.  Tra di loro Maria Giulia Alemanno  ha voluto inserire quattro ritratti di antenati significativi per la Santería cubana, ricavati da fotografie sfuocate che  l’hanno costretta a cercarne l’anima profonda: Remigio Herrera Adeshina Obara Meyi, Fermina Gómez, Ma Monserrate González Obá Tero, Tiburcia Sotolongo Oshún Mewa, quest’ultima “incontrata” in una rara immagine giovanile.
Ad un ritratto in particolare l’artista è affettivamente legata. E’ quello di Vitalia Oviedo, “la cuentera de La Habana Vieja” che ha incontrato tante volte durante i Convegni di Antropologia del Museo Casa de África, e alle cui intense narrazioni orali sulla schiavitù è ispirata la mostra. E’ questa la dimensione umana ed artistica che più le interessa, lontana dalla riproduzione fedele dell’iper-realismo ed invece molto vicina a quel realismo magico figlio dell’America Latina che incessantemente attraversa e indaga i territori al confine del sogno.

Note biografiche 
e mostre principali

artista, critico d’arte, giornalista, Maria Giulia Alemanno è stata allieva e collaboratrice del maestro Francesco Tabusso.
Oltre che in Italia, le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive negli Stati Uniti, Canada, Messico, Spagna, Argentina e Cuba. Vive e lavora a Torino, dov’è nata, e a Crescentino tra le risaie del vercellese. Da lì é partita per molti viaggi fino a giungere a Cuba dove ha avuto inizio la sua ricerca nel mondo della Santería, il culto sincretico radicato nell’isola caraibica, a cui nel 2003 dedica cinque mostre personali in Piemonte.
A Cuba, espone nel 2004 un corpo di trenta opere nel Convento di San Francisco a L’Avana e nel 2005 al Museo Alejandro de Humboldt il grande ciclo pittorico “MIS ORISHAS”. E’ dello stesso anno la personale alla Thomson House di Montreal.
Nel gennaio 2007 il Museo Casa de la Obrapía di L’Avana ospita  “YEMAYA Y SUS SIETE CAMINOS”, dedicata alla Grande Madre, signora dell’acqua di mare. In seguito la mostra approda alla Fortezza del Morro Cabaña, all’Istituto Nazionale di Antropologia e alla Galleria Concha Ferrant di Guanabacoa.

Nello stesso anno il ciclo “  Mis Orishas” viene esposto nelle sale di Villa Burba a Rho (Milano) ed al Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma.
E’ del 2008 la personale negli spazi de la Unión del los Artistas Cubanos de Matanzas.  Nel 2009 espone a  Palazzo Primavera a Terni.
Nel Gennaio 2010 con lo scenografo Gino Pellegrini  realizza la performance “ENTRE TIERRA Y CIELO, canto pictórico a los Orishas” nella Plaza Vieja di L’Avana ed espone cinque divinità santere nelle sale del Museo Casa de África.
Ad aprile dello stesso anno  le viene assegnato il Premio Internazionale di Pittura ITALIA ARTE a Villa  Gualino, mentre una sua valigia d’ispirazione afro cubana diventa in estate parte centrale della scenografia della trasmissione di Rai 3 “Alle Falde del Kilimangiaro.”
Nel novembre 2011 espone al Museo di Scienze Naturali di Torino  sei grandi dipinti santeri nell’ambito della mostra “OMAGGIO ALL’ITALIA DELL’ARTE. Identità e differenze” nell’opera di 8 artisti torinesi”.
2013: PICCOLI  VIAGGI DI CARTA – Centro Studi cultura e Società di Torino. Personale
2014: Scenografia per lo spettacolo DONNA COME TI CHIAMI? al Teatro Auditorium  Viotti di Fontanetto Po ed in contemporanea, nel foyer, “LE INQUIETE”, mostra personale.
2015: FORME E COLORI -Artisti a Bossolasco, terza edizione, due sale nella casa che fu di Enrico Paulucci.  Personale
2016: ALMAS DE MIS TALLERES –  mostra fotografica al Museo Casa de África in occasione del XX° Taller de Antropología Social y Cultural –La Habana
2017: LAS MUERTERAS Y LOS ANCESTROS – Museo Casa de África in occasione del XXI° Taller de Antropologia Social y Cultural –La Habana
-Nel mese di agosto  Beyoncé sceglie di pubblicare una sua opera di ispirazione Yoruba, Ochun n.3, nell’edizione limitata e speciale di How to make Lemonade, un coffee table book che ripercorre in 600 pagine le tappe del pluripremiato album Lemonade.

Maria Giulia Alemanno
mariagiuliacrescente@gmail.com
Biografia completa in questo stesso sito
http://www.mariagiulia-alemanno.com
altre immagini e parole nel blog
“Maria Giulia Alemanno sempre più LiberaMente”

http://wwwmariagiuliaalemanno.blogspot.com/

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