Maria Giulia Alemanno mostra a Terni i suoi Orishas

L'artista Maria Giulia Alemanno in studio

L’artista Maria Giulia Alemanno in studio davanti agli ultimi ritratti immaginari di Iroko, la ceiba, e di Osain, signore delle erbe medicinali. Nella sezione “Le opere” di questo sito, tutti gli Orishas che verranno esposti dal 10 ottobre al 6 novembre a Terni.

MARIA GIULIA ALEMANNO

MIS ORISHAS tra gli Altari della Santería Cubana

TERNI

Palazzo Primavera

Via Giordano Bruno, 3

10 ottobre – 9 novembre 2008

MARIA GIULIA ALEMANNO – MIS ORISHAS tra gli altari della Santeria Cubana. TERNI . Palazzo Primavera, Via Giordano Bruno, 3. 10 ottobre – 9 novembre 2008 Orari : da martedì a domenica 10 – 13 / 16 -19 Chiuso il lunedì. Una mostra personale organizzata dall’Associazione Nazionale di Amicizia Italia – Cuba, con il patrocinio della Città di Terni, in collaborazione con Associazione Culturale Onlus Elegguà di Torino.

Si va estendendo il Pantheon Yoruba di MARIA GIULIA ALEMANNO, l’artista italiana che Cuba riconosce come ambasciatrice dei propri Orishas, le divinità che gli schiavi portarono dall’ Africa , come unica ricchezza e speranza, quando giunsero in catene sull’isola a bordo di navi spagnole.

Per la prossima personale a Palazzo Primavera, Terni, Maria Giulia Alemanno ha realizzato su ruvida tela di sacco quattro nuovi grandi ritratti immaginari di divinità: Osain, signore delle erbe medicinali, Olokun, padrone degli abissi, Iroko, la ceiba, l’albero sacro che accoglie tutti gli Orishas, e Obba, simbolo della fedeltà coniugale e regina della solitudine. Le quattro opere integrano ed arricchiscono il coro dei dodici Orishas già esposti al Museo Humboldt di L’Avana, alla Thomson House di Montreal, negli spazi di Villa Burba a Rho, (Milano), al Museo Pigorini di Roma e in una sala personale nella mostra OLTRE IL BLU a Cigliano (Vercelli), aggiungendo nuovi simboli, nuovi colori, nuove narrazioni al caleidoscopico mondo delle divinità Yoruba, sul cui mistero l’artista da tempo indaga con passione.

La mostra, organizzata dall’Associazione Nazionale di Amicizia Italia – Cuba, con il Patrocinio del Comune di Terni e la collaborazione dell’ Associazione Culturale Onlus Elegguà di Torino, è parte del progetto scientifico dal titolo ORISHAS. Sincretismi Afrocubani , curato dal Prof. Carlo Nobili, Direttore Demo -etno- antropologo presso il Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma.

Il percorso espositivo che sarà inaugurato in occasione dell’Incontro Europeo di Solidarietà con Cuba in programma a Terni dal 10 al 12 ottobre, comprende inoltre una mostra fotografica sulla Santeria cubana e sulla Festa del Día de Reyes ed una grande istallazione di altari dedicati ad Obatalá, Changó, Ochún e Yemayá, quattro delle principali divinità dell’ olimpo afrocubano.

Così Maria Giulia Alemanno parla dei suoi ultimi “ritratti di divinità”:

Ancor oggi, dopo anni di studio e di ricerca che mi hanno permesso di conoscerli meglio, mi stupisco di come gli Orishas mi chiedano di manifestarsi. Questa volta avevo pensato di dipingerne altri.

Mi ero concentrata su Inle, il dio della pesca, gli Ibeyis, i gemelli della Regla de Ocha – anche così viene chiamata la Santeria –, Orisha Oko, il protettore dei contadini, e Agayú Solá, il gigante sincretizzato con San Cristoforo, patrono dell’ Avana. Avrei dovuto ricordarmi che, quando mi occupo di “storie santere”, è bene che io faccia appello alla razionalità soltanto per organizzare gli equilibri compositivi ed accostare i colori. Per il resto non posso che accettare, contro ogni logica, che al posto mio decidano gli Orishas.

Ho letto molto e molto ho ricercato, finchè ho sentito che era giunto il momento di preparare, ritagliandoli come sempre da una lunga pezza di tela di sacco, gli spazi destinati ad accoglierli. Inaspettatamente il primo a voler essere ritratto è stato Iroko, la ceiba. Impossibile sottrarsi al suo ordine. Iroko è il grande saggio che da sempre collega la terra al cielo. E’ il dio-albero che mai gli uomini, pena la sua incontenibile ira, dovranno abbattere. E neppure contraddire. Si è imposto dapprima con il suo sguardo senza tempo, remoto ed indagatore come quello di tanti vecchi d’ Africa. Poi il dio è comparso tra le foglie palmate ed i grandi fiori rosa della ceiba, simili a quelli delicati dell’ ibisco, il tronco è diventato il suo corpo rugoso di vecchio, la lanuggine dei frutti si è posata sui suoi capelli bianchi. Ho deposto per un attimo i pennelli, quasi a ringraziarlo d’avermi concesso di partecipare alla sua metamorfosi.

Il secondo a chiamarmi dalla profondità degli abissi, dove vive imprigionato da sette catene, è stato Olokun, padrone degli oceani. Misterioso e terribile, metà uomo e metà pesce, è talmente potente che, se mai si liberasse, distruggerebbe il mondo. Mi ha mostrato il corpo, più cupo dei fondali in cui si dibatte, ma non il volto, che solo agli iniziati è dato intravedere in sogno. Ha scelto un pesce dei caraibi come maschera tribale ed un collana color dei lapislazzuli per ricordarmi il suo legame struggente con le coste di Guinea.

Poi si è presentato Osain, padrone della Natura e la Natura stessa. Quasi grottesco come vuole la leggenda, con un solo braccio, una sola gamba, un solo occhio, un orecchio grande ed uno piccolo col quale ascolta, eppure meravigliosamente dignitoso ed elegante nel suo abito intessuto di piante della selva dal potere magico. In omaggio alla transculturazione , ne ho “cucito” per lui un altro, con i fili delle erbe, con le bacche ed i fiori che appartengono alla mia realtà: iperico, ortica, tarassaco, sorbo degli uccellatori, lavanda, salvia, rosmarino, rimedi naturali nostrani, poco esotici ma non meno efficaci. Un Osain afrocubano, mezzo monferrino, mezzo vercellese. Anche in questa libertà d’abbattere i confini e accettare le contaminazioni sta il bello e il buono della Santería.

Da ultima si è presentata Obba, moglie tradita di Changó, che, vuole il racconto, per amore e disperazione si tagliò un orecchio. Ripudiata, pianse tanto che le sue lacrime diedero origine a laghi e lagune. Ora, sconsolata ma in eterno fedele, forma, con Iewá e Oyá Yansá, che ho in precedenza dipinto, la trilogia de “las muerteras”, le guardiane del cimitero. L’ho ritratta nel suo lungo abito rosa e giallo, come una santa martire, mentre mostra il coltello insanguinato dell’ autodistruzione ed il sangue si mischia alle lacrime nella luce metallica di un temporale dei tropici.

Più leggo queste storie, più penso che il mondo degli Orishas, con le proprie lotte, i propri amori, i tradimenti, le riconciliazioni, sia il primo grande ispiratore dei romanzi e delle telenovelas che tanto appassionano il Centro ed il Sud America. Per questo gli afro cubani dialogano e si arrabbiano con i propri dei, come se fossero protagonisti delle storie senza fine, di gioia, disperazione, tormento e sensualità che si dipanano ogni giorno nelle loro case. Si tratta, in fondo, di divinità molto terrene, con gli stessi vizi e le stesse virtù degli esseri umani. E se il loro pianto dà vita ai laghi, e le loro braccia diventano rami e i loro abiti si convertono in onde, significa semplicemente che la metamorfosi è possibile, almeno nel territorio di confine tra la vita e il sogno.

In questo” Territorio dalle Mille Fonti” pesca la mia ispirazione per aiutarmi a costruire un Olimpo Yoruba in terra di risaia.

Sul sito: www.mariagiulia-alemanno.com alla voce MIS ORISHAS, tutte le immagini delle opere in mostra.

Per informazioni: amicuba@tiscali.it tel. 02 680862

Prof. Massimo Olivetti: 347 6793929
olivettim@tiscali.it

Maria Giulia Alemanno 339 3484147 crescentmg@gmail.com

11 comments

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