PAOLO GUASCO, segni e disegni

Paolo Guasco

PAOLO GUASCO. Studio per un paesaggio - Matita e tempera

PAOLO GUASCO

PAOLO GUASCO . Studio per città. Penna e acquerello.

Vorrei usare acquerelli delicati e matite in tutti i toni delle terre per introdurre la bella pagina che il critico Massimo Olivetti ha dedicato a Paolo Guasco, uomo ed artista meraviglioso che sempre trasformò tratto e gesto in musica e poesia. In questi tempi di eventi urlati in gusci vuoti, la sua arte discreta e coerente rimane un canto nobile e libero, messaggio di speranza ed armonia che, dolcemente ancora, riscalda il cuore.

Maria Giulia Alemanno

Paolo Guasco, segni e disegni.

In mostra al Senso del Segno

Paolo Guasco personalmente non lo conoscevo. Ne ho incontrata l’anima vedendo i suoi disegni al Senso del Segno a Torino in esposizione dal 30 marzo al 30 aprile 2009. Strana sensazione di scoprire non solamente l’artista, ma anche una persona che avresti voluto poter frequentare per condividere comunanze e stili di vita. In certi casi, come in questo, le opere che vedi non trasmettono solo immagini di bellezza o comunicano profondità di idee, ti trasferiscono anche lo spessore e l’intimità della persona che le realizza. Mi aiuta, nella compenetrazione, anche la lettura dello scritto di Pino Mantovani nella presentazione del catalogo a lui dedicato nel 2007. Paolo Guasco, Pino, lo conosceva bene e con la solita toccante e penetrante affettuosità e acutezza ne ripercorre la nascita, la crescita, la vita come artista.

Tratto saliente che ritrovo nei disegni che osservo e nelle parole che leggo è l’immagine di una persona che subordinava l’essere artista all’essere individuo e concepiva il suoi lavori come estensione della partecipazione alla società ed all’umanità. Niente di retorico o ideologico, anzi, con distaccato umorismo e tenerezza, Guasco, è sempre fuggito dalla dimensione individualistica e commerciale, utilizzando la sua sensibilità e le capacità tecniche per proiettarle come tentacoli nello spazio comune. Scelte di vita difficili, il volontariato con Piero Gilardi per l’Associazione contro le malattie mentali e nell’ospedale psichiatrico di Collegno, la collaborazione per le scenografie del Teatro dei Burattini e del Teatro dell’Angolo, i laboratori per adolescenti per il Settore Cultura della Comunità Montana di Torre Pollice e altri laboratori per bambini, ragazzi e adulti per l’Associazione Pace, Senza Confini e Libera Officina.

Difficili perché sempre funzionali ad una dimensione dove quello che produceva doveva necessariamente tradursi in patrimonio umano, e ciò che creava incorporava sempre l’estensione e l’allargamento.

Questi suoi disegni lo descrivono anche senza conoscerne la biografia. Si riconosce il tocco lieve di chi penetra in un’ atmosfera, una dimensione, un ambiente, un paesaggio con la preoccupazione che i propri interventi li modifichino o li stravolgano. Allora il segno è delicato, rispettoso, cortese con l’esistente, quasi giapponese nella rarefazione e nella sintesi. Piccoli tratti spezzati che non saturano lo spazio per non perdere il silenzio ed il vuoto, ma accompagnano ed intensificano la contemplazione. Giustamente si sottolinea il suo accostamento, nel periodo romano, alla musica. E qui, in questi lavori, si avverte la ricerca di un’armonia, la costruzione di uno spartito, il susseguirsi delle vibrazioni, il rincorrersi dei toni e mezzi toni. Una visione pitagorica del mondo, priva del distacco che può nutrire un eccesso d’astrazione e con il sereno compiacimento di chi sa di aver fatto e di aver dato.

Mi piace chiudere questo articolo ancora con le parole di Pino Mantovani perché so che niente di meglio potrei dire per inquadrarne il senso ed il valore. “ In fin dei conti Paolo Guasco è un gran disegnatore, qualunque cosa faccia: per la singolare capacità di tenere il campo, per l’abilità di “filare”la matassa delle possibilità, per la genialità e l’intelligenza che gli permettono di inventare ritmi originali, ma anche di insistere senza ripetizioni su temi e motivi. Disegnatore perché la magrezza esatta del tracciare caratterizza il suo lavoro…Disegnatore perché riesce sempre a darti la certezza di una forma ben innervata…”

Massimo Olivetti

Il Corriere dell’Arte,  Anno 15,  n.13 –  Venerdì 10 aprile 2009

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