Se BABBO NATALE si confonde….

Babbo Natale e la porta dipinta da Maria Giulia Alemanno

*

Nella notte Babbo Natale,

sfidando bufere di neve e piogge di ghiaccio,

entrò come al solito nella casa del boscaiolo,

zitto, zitto,

per donare senza essere visto.

Ma quella volta, forse perché stanco,

forse perché anche lui invecchiato,

confuse l’esterno con l’interno,

e tentando di calarsi da una finestra dipinta,

rimase impigliato nel pomello di una porta a due ante.

“Ohi, ohi! – prese a lamentarsi sottovoce –

e adesso chi mi  tirerà giù di qui?

Le renne non mi sentono e, anche se mi sentissero,

l’unica cosa che sanno fare è trainare la slitta.

Ohi, ohi – pigolò per non far rumore

e ora i doni nelle case intorno chi li porta?

Tanta fatica per niente, ed eccomi qui appeso come un salame!”

Nel tentativo di scendere iniziò a dondolarsi

ed anche la sua barba bianca prese a scintillare, ondeggiando.

“Se non fosse  una tragedia, sarebbe quasi un bello spettacolo”

pensò tra sé e sé e, per stemperare la tensione,

si mise a ridere con encomiabile saggezza.

“Meglio appeso ad un pomello al caldo

che ad un ramo nel gelo della foresta!

Se penso a quella volta, sù nel grande nord,

nella riserva degli indiani Montagnais,

quando rimasi per ore sulla punta di un pino

dopo che le renne, trasgredendo ai miei ordini,

avevano fatto un’inversione azzardata in volo,

per dirigersi a Quebec anziché verso Chicoutimi!

Ohi, ohi, devo assolutamente farcela!”

E la forza di volontà abbinata alla calma

fu ancora una volta premiata.

Con un colpo di reni da vero giovanotto

riuscì a balzare a terra

ma  la propria  zucca andò a sbattere

contro un’altra zucca, immateriale,

lasciata ai piedi della porta dipinta.

.

Santa  Claus e le zucche immateriali

.

“Ecco, ho anche sbagliato data! –

si disse cercando di rimettere a posto  il berretto e le idee.

Sta a vedere che è la festa di Halloween,

robaccia con cui  non c’entro e non voglio entrarci per niente!”

e qui ebbe, per la prima volta in tutta quella storia,

un moto di stizza

che si guardò bene di occultare

perché quell’ americanata,

con tutti i suoi fantasmi e scherzetti

comprati a chili nei grandi magazzini,

proprio non la poteva digerire.

Fu il silenzio ovattato a ricordargli

che quello era il suo giorno,

un giorno di pace e di armonia,

possibilmente anche di bellezza.

Si rimise in piedi,

assaggiò due chicchi asprigni e succosi

del melograno lasciato sul davanzale

dalla donna del boscaiolo,

sicuro che gli avrebbero portato fortuna.

Si calò dalla finestra giusta questa volta,

affondò nella neve

più soffice di una nuvola di piume,

e subito si rimise al lavoro.

Non era un perditempo

come i morti viventi di Halloween, lui!

Ben lo sapevano le sue  renne,

già esauste a metà dell’opera,

ma da secoli,

a parte qualche intemperanza,

amiche, collaborative, fedeli.

*


 

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