LE INQUIETE di Maria Giulia Alemanno al TEATRO VIOTTI di Fontanetto Po

 

 

Omaggio a Francesca Woodman n.2
tecnica mista su tavola
cm 96 x 94
2001

Maria Giulia Alemanno

LE INQUIETE


a cura di
Giovanni Mangiano e Massimo Olivetti


7 –  8 – 9 MARZO 2014

Foyer galleria
TEATRO AUDITORIUM GB VIOTTI

Corso Massimo Montano 29

FONTANETTO PO (Vercelli)

Inaugurazione venerdì 7 marzo, ore 20.00

Mostra personale in occasione di
“DONNA, COME TI CHIAMI?”

spettacolo teatrale prodotto da TeatroLieve Bottega d’Arte
con Marinella Debernardi e Luca Brancato,
di cui Maria Giulia Alemanno ha curato la scenografia.

Orari: venerdì  e sabato: 16.00 – 23.00
domenica: 10.00 – 12.00;  14.00 – 18.30

ingresso libero

info:
+39 338 13 78 957
Biglietteria Teatro Viotti 
+39 377 26 74 936

www.teatrolieve.it

Due piccole donne di carta
acquerello liquido e china
2013
S’intitola LE INQUIETE la mostra personale di MARIA GIULIA ALEMANNO che affiancherà il 7, 8, 9 marzo 2014 lo spettacolo teatrale DONNA COME TI CHIAMI? messo in scena dalla Compagnia TeatroLieve al Teatro Auditorium Viotti di Fontanetto Po, di cui l’artista ha curato la scenografia.

 

Grazie al regista  Giovanni Mongiano, Maria Giulia Alemanno ha  ritrovato l’antico amore per il teatro che già l’aveva portata a collaborare con il prof. Piero Bosso alla  scenografia del “Sogno di una notte di mezza estate”  nel 1995.
Se in   “DONNA COME TI CHIAMI?”    l’attrice
Marinella  Debernardi, in monologhi tratti da testi di Brecht, Politkovskaja, Szymborska, Wesker affronta le inquietudini di figure complesse e  tormentate, Maria Giulia Alemanno ci avvicina ai loro mondi interiori esponendo nel Foyer del Teatro Viotti un corpo di opere nelle quali  lo sguardo del femminile e sul femminile  è intenso e centrale. Riunisce Dee, Divine e Donne senza l’aura del mito eppure regali nella loro normalità.

Cinque divinità afro cubane, Yemayá, Ochún, Oyá Yansá, Obbá, Iewá, dipinte su grandi tele di sacco prive di telaio,  convivono con  “Divine” il cui mito è stato esaltato dalle luci del palcoscenico o  del cinema muto. Maria Giulia ama chiamarle semplicemente per nome: Francesca, Lyda, Maria, Eleonora,  ma è il cognome che  le colloca nella Storia. Sono la Bertini, la Borelli, la Melato, la Duse, leggendaria quanto infelice. Ed è la loro interiorità che Alemanno indaga, non il trucco di scena ma l’anima, svelata da pennellate decise che, come  bisturi taglienti, incidono nel profondo.
Un omaggio in tecnica mista su tavola a Francesca Woodman, la fotografa americana che in ossessivi ed impietosi autoscatti ha messo a fuoco la propria devastante inquietudine, si accosta a due opere su carta dedicate a Tina Modotti e a Frida Kahlo.
“Immense e imprescindibili – spiega l’artista – L’una attraverso la  fotografia, l’altra con la pittura, hanno reso tangibili e universali la passione, il dolore, l’ amore, l’impegno sociale e civile”.  Ai due ritratti di  queste  donne straordinarie che tanto hanno rappresentato per la Storia del Messico, Maria Giulia Alemanno affianca quelli di  compagne  sconosciute ma non per questo meno intense o meno appassionate. Si tratta di volti tracciati su carta con estrema libertà, risolti a china ed acquerello con penna di bambù, uno strumento primitivo che non ammette alcun compiacimento estetico.
“Il mio intento – spiega l’ artista –  è quello di cogliere di getto la loro essenza, complessa e lontana dagli stereotipi dolciastri, troppo spesso attribuiti al mondo femminile.

E a margine dei ritratti, sul grande foglio bianco che li accoglie, aggiunge brevi appunti, spunti per racconti   che lei stessa o i visitatori potranno ampliare e arricchire.

Susanna
acquerello liquido e china su carta
cm 16,5 x 11,5
2013
Quanti pensieri, Susanna, in questo pomeriggio grigio.
Se s’impigliano tra i rovi, scioglili.
Falli volare
oppure
“Germana così distante, così austera.
Ma anche lei, come tutte, in cerca d’infinito”
sono due di queste narrazioni minimali che diventano parte integrante del discorso pittorico, la parola che accompagna il segno, la frase che esalta il colore.
Ognuna delle “donne di carta” possiede una marcata individualità,  uno sguardo che la differenzia. Ciò che le accomuna è la tensione  che percorre la mostra perché ogni loro sguardo rivela  turbamenti, desideri inespressi, tragedie celate. Non a caso alcune di loro, silenziosamente, entrano in scena, Si spostano dal foyer al fondale del teatro su cui, ingigantita, viene proiettata la loro inquietudine. Uno strano connubio, un’intrigante sperimentazione. Una doppia lettura della vita.
Le Inquiete in scena
con Marinella Debernardi in Donna come ti chiami?

MARIA GIULIA ALEMANNO
Note biografiche


Artista, critico d’arte, giornalista, è stata allieva e collaboratrice del maestro Francesco Tabusso.
Oltre che in Italia, le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive negli Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Cuba, Gran Bretagna, India. Vive e lavora a Torino, dov’è nata, e a Crescentino tra le risaie del vercellese. Da lì é partita per molti viaggi fino a giungere a Cuba dove ha avuto inizio la sua ricerca nel mondo della Santería, il culto sincretico radicato nell’isola caraibica, a cui nel 2003 dedica cinque mostre personali in Piemonte.
A Cuba, dov’è considerata la principale artista europea di Santería, espone nel 2004 un corpo di trenta opere nel Convento di San Francisco a L’Avana e nel 2005 al Museo Alejandro de Humboldt il grande ciclo pittorico “Mis Orishas”. E’ dello stesso anno la personale alla Thomson House di Montreal.  Nel gennaio 2007 il Museo Casa de la Obrapía di L’Avana ospita  “Yemayá y sus siete caminos”, dedicata alla Grande Madre, signora dell’acqua di mare.   In seguito la mostra approda al Museo Morro Cabaña, all’Istituto Nazionale di Antropologia e alla Galleria Concha Ferrant di Guanabacoa .Nello stesso anno il ciclo “ Mis Orishas” viene esposto nelle sale di Villa Burba a Rho (Milano) ed al Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma.
E’ del 2008 la personale negli spazi de la Unión del los Artistas Cubanos de Matanzas.  Nel 2009 espone a  Palazzo Primavera a Terni.
Nel Gennaio 2010 con lo scenografo Gino Pellegrini  realizza la performance “ENTRE TIERRA Y CIELO, canto pictórico a los Orishas” nella Plaza Vieja di L’Avana e presenta cinque divinità santere nelle sale del Museo Casa de África. Ad aprile dello stesso anno  le viene assegnato il Premio Internazionale di Pittura ITALIA ARTE a Villa  Gualino, mentre una sua valigia d’ispirazione afro cubana diventa in estate parte centrale della scenografia della trasmissione di Rai 3 “Alle Falde del Kilimangiaro.”
Nel novembre 2011 espone al Museo di Scienze Naturali di Torino  sei grandi dipinti santeri nell’ambito della mostra “OMAGGIO ALL’ITALIA DELL’ARTE. Identità e differenze nell’opera di 8 artisti torinesi”.
E’ del 2013 la personale PICCOLI VIAGGI DI CARTA presso il Centro Studi Cultura e Società di Torino
.

Maggiori notizie sull’artista alla voce BIOGRAFIA di questo sito.

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