EMILIO ISGRÒ: LA COSTITUZIONE CANCELLATA alla Galleria Boxart di Verona

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Emilio Isgrò. Una indivisibile minorata, 77 x 103 cm, libro e tecnica mista, 2010. L’immagine è tratta dal sito della Galleria Boxart

Emilio Isgrò

La Costituzione cancellata. Rappresentazione di un crimine

27 novembre 2010 – 29 gennaio 2010

Boxart Galleria d’Arte

via dei Mutilati 7a

37122 Verona

Orario: 10.00-12.30 / 15.30-19.30 (giorni di chiusura: domenica e lunedì)

Ingresso libero

Catalogo a cura di Marco Bazzini e Beatrice Benedetti

Info:
tel. +39 045 8000176

www.boxartgallery.com

UFFICIO STAMPA: Beatrice Benedetti
Tel. +39 045 8000176
Cell. +39 349 6369762
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Il Maestro Emilio Isgrò in un’ immagine tratta da EosArte.eu, pubblicata in occasione
della presentazione di  FRATELLI D’ITALIA a Milano nel marzo 2009

Emilio Isgrò cancella la Costituzione Italiana come rappresentazione di un crimine annunciato.
“La mostra porta un sottotitolo –
spiega l’artista rappresentazione di un crimine, ed è l’annuncio di un’Italia che rischia di sfaldarsi, mentre tutti gli altri Paesi del mondo serrano le fila per meglio resistere alle pressioni di una globalizzazione che, oltre ai suoi pregi, mostra sempre più i suoi limiti”.
Dopo l’inno di Mameli, quindi, annerito nell’opera Fratelli d’Italia, ancor più oscura arriva la notizia logoclasta di un paese che non si ritrova. 
Per fugare ogni dubbio di una facile provocazione, tuttavia, l’artista 73enne precisa: ”
Io rappresento la situazione attuale, senza prendere necessariamente una posizione. Poi saranno le coscienze a decidere”.
E aggiunge ancora:
Non è stato facile per me accingermi all’impresa. Temevo, infatti, che essa venisse scambiata per una inutile provocazione. Mentre io, leggendo la nostra Costituzione, sono stato toccato soprattutto da due cose. Primo, dalla lingua, un italiano fluido e disadorno che non ha niente a che vedere con il burocratese al quale ormai siamo abituati. Secondo, dall’altezza dei princìpi ai quali i padri costituenti improntarono il loro testo”.
Dalle pagine della carta costituzionale emergono qua e là poche parole, che danno un nuovo senso al tutto.
“L’arte ha diritto di sciopero”, si legge assemblando le sillabe risparmiate dalla mano cancellatrice. 
L’ambiguità tra oblivione e rinascita è tutta serrata nel motto poeta, drammaturgo e artista visivo: “Cancellare non è negare, ma arare il campo della scrittura dove far nascere nuovi sogni e nuovi pensieri”.
Nuovi pensieri e nuovi sogni da cullare in un’Italia non più dormiente -come nella grande scultura che accompagna libri e tele- ma oramai desta per incontrare un destino migliore.
“Ne è venuta fuori un’opera di poesia -chiosa Isgrò-, frutto di uno struggimento civile e di una grande pietà per questo povero Paese che forse non merita il destino che gli è stato assegnato”.

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