ENTRE TIERRA Y CIELO. Le parole del critico d’arte Massimo Olivetti per Gino Pellegrini e Maria Giulia Alemanno a L’Avana

Maria
Maria Giulia Alemanno. Particolare dell’opera OBATALÁ , acrilico cm.200 x 100, parte dell’azione pittorica che l’artista condividerà con lo scenografo Gino Pellegrini in Plaza Vieja a L’Avana il 6 gennaio 2010

Per accompagnare

ENTRE TIERRA Y CIELO

CANTO PICTÓRICO A LOS ORISHAS

la performance che lo scenografo Gino Pellegrini e la pittrice Maria Giulia Alemanno terranno il 6 gennaio 2010 a partire dalle ore 14 nella meravigliosa cornice della Plaza Vieja nel cuore coloniale di L’ Avana,, il critico d’arte Massimo Olivetti, curatore dell’evento, ha scritto un testo che mirabilmente sintetizza lo spirito in cui si svolgerà l’azione scenica.
E’ la prima volta che due artisti italiani vengono invitati a “colorare”
una delle piazze più belle ed importanti delle capitale, in un giorno di festa ed insieme di ricordo delle radici africane di molti cubani, qual’è il Día de Reyes. Un tempo, per l’occasione, gli schiavi diventavano padroni per un giorno della città e con canti e danze raccontavano il proprio desiderio di libertà e le proprie origini.

Grazie al Museo Casa de África della Oficina del Historiador de la Ciudad de La Habana che da 14 anni organizza in gennaio uno dei più importanti convegni internazionali di antropologia sociale e culturale dell’ America Latina, quest’anno la festa si coagulerà intorno allo spazio in cui Gino Pellegrini dipingerà in diretta un grande fondale ispirato ai quattro elementi naturali. Aria, acqua, terra e fuoco accoglieranno i cinque Orishas realizzati da Maria Giulia Alemanno. Coi due artisti interagiranno musicisti e danzatori nei costumi tipici delle divinità Yoruba che renderanno omaggio agli dei dipinti. Il tutto nell’atmosfera ineguagliabile di una festa corale in cui, come solo può accadere a L’Avana, il reale e l’immaginario si fondono e confondono perchè la vità diventi teatro ed il teatro vita.


Ma come era cominciato tutto?


In principio fu la separazione. Fuoco e aria, terra e mare, in un vortice meccanico, in un tumulto epocale si divisero e si allontanarono. Quello che era congiunto, ora era diviso.

Molecole indistinte ed indeterminate erano diventate identità precise ma incomplete per assumere nomi e caratteri: Aria, Terra, Acqua, Fuoco.

Dentro ad ogni particella, ogni fibra dell’essere conserva la memoria ed il ricordo della lacerazione, dello strappo e l’anelito della ricongiunzione, del ritorno ad un’ancestrale compenetrazione.

Il fuoco cerca l’aria, brucia la materia per farsi gas, annullarsi e disperdersi nell’atmosfera. Terra ed acqua si avvolgono, si contendono e si abbracciano in sospirati amplessi.

E dalle separazioni della stessa materia originano gli spiriti, gli dei, interpreti simbolici della metamorfosi dell’essere.

Idola totemici, Orishas, espressioni dell’anima vitale, dell’aria, della terra, dell’acqua, del fuoco. Identità precise, ma improprie, mutile ed incomplete nella loro continua ricerca di riunificazione e compenetrazione.

E dalle separazioni originano gli uomini, anch’essi tramite improprio tra cielo e terra, tra spirito e materia, anch’essi mutili e separati, anch’essi a ricercare la comunione con gli dei. Uomini lacerati e rabbiosi forse per recuperare nell’annichilimento le perdute congiunzioni.


Ma come era cominciato tutto?


Lì nella Plaza Vieja all’Avana, nel dÍa de Reyes, nel giorno in cui gli schiavi diventavano re e gli Orishas ancora si riuniscono e si sincretizzano, nel giorno in cui il mistero della musica e del ballo trasformano e trasfigurano, Maria Giulia Alemanno e Gino Pellegrini costruiscono una nuova genesi, un canto pittorico che ricompone terre e cieli, acque e fuochi, uomini e dei. Una epifania misterica, una trance collettiva dove si consuma il desiderio del ritorno, l’angoscia dell’individuo frammentato, diviso e separato dalle sostanze che in origine lo componevano.

Gino, per anni, a Hollywood ha dato corpo ai sogni di celluloide, ha costruito le dimensioni in cui si muovevano astronauti e scimmie, avventurieri ed amanti, intrecci di vite che agivano nella finzione credibile delle sue scene. Maria Giulia ha evocato su tele di sacco gli Orishas trasportandoli dal mito al quotidiano, ricongiungendoli ed irretendoli in grumi pittorici.

Insieme, lì nella Plaza Vieja, insieme nel carnevale santero, insieme nel Cabildo de los Reyes imprigioneranno i sogni nel legno, riuniranno coi colori la terra e il cielo, ridaranno agli Orishas lo spazio per vivere molte vite e molte morti .

E così come era cominciato tutto, ora può continuare.


Massimo Olivetti

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GINO PELLEGRINI – Biografia sintetica

Emigrato giovanissimo negli Stati Uniti , vi ha completato gli studi di arte e architettura.

In California ha maturato importanti esperienze professionali nel mondo dell’arte – particolarmente nel movimento della pop art – e dello spettacolo: shows dal vivo e produzioni televisive e cinematografiche. Nel cinema hollywoodiano il suo impegno in tutti i gradi della carriera scenografica è stato intenso e determinante, lavorando per le maggiori case di produzione. Tra le pellicole a cui ha lavorato ricordiamo Gli Uccelli, II pianeta delle scimmie, 2001 Odissea nello Spazio, Hallo Dolly. Mary Poppins, Funny Girl, Tora Tora, Indovina chi viene a cena, Herbie e Il Ristorante di Alice.

Tornato in Italia ,vive in Emilia-Romagna dove ha sempre continuato ad operare sul doppio binario dell’arte e della scenografia, applicando quest’ultima – in chiave prevalentemente pittorica – anche a spazi aperti e a contesti urbani, come in piazzetta Betlemme a San Giovanni in Persiceto trasformata per tre volte con letture diverse o ad Anzola dell’Emilia su vari edifici pubblici, in provincia di Bologna, e nel quartiere di piazzetta Guareschi a Conselice, nel ravennate , con un totale coinvolgimento delle superfici.

Nella sua più recente attività si annoverano anche spettacoli pittorici a tema, attuati su grandi dimensioni in un arco di tempo breve e definito nell’intenzione di portare alla luce – mostrandoli apertamente – procedimenti specifici del “fare” pittura generalmente nascosti al pubblico. .

MARIA GIULIA ALEMANNO – Biografia sintetica

Pittrice e giornalista, MARIA GIULIA ALEMANNO è stata allieva ed a lungo collaboratrice del maestro Francesco Tabusso.

Laureata in Lingue e Letterature Straniere, si è diplomata in Giornalismo e Grafica Pubblicitaria.
Ha scritto ed illustrato per l’editrice la Stampa, è stata responsabile del settore artistico di Torino Magazine e continua ad occuparsi di critica d’arte. Oltre che in Italia, le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive negli Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina e Cuba.

Vincitrice del Premio Nazionale Smemoranda, del Premio “Roma -Artista dell’anno 2000” e del Premio Cesare Pavese a Santo Stefano Belbo, ha realizzato nel 2001 e per le successive edizioni di Piazza Profana, la scenografia della Rappresentazione di San Rocco al Forte di Exilles. Le dodici tavole originali, per complessivi 22mq, sono ora esposte al Folk Club di Torino.

Vive e lavora a Torino, dov’è nata, e a Crescentino tra le risaie del vercellese, terra di acqua, di fuoco e di vasti orizzonti che invitano all’avventura. Da lì é partita per molti viaggi fino a giungere a Cuba dove ha avuto inizio la sua ricerca nel mondo della Santería, il culto sincretico radicato nell’isola caraibica a cui nel 2003, nell’ambito della rassegna Teatri di Confine curata dal Faber Teater di Chivasso, dedica cinque mostre personali in Piemonte e una serie di venticinque cartoline.

Nel gennaio 2004, in occasione del VIII Convegno Scientifico di Antropologia Sociale e Culturale in onore di Fenando Ortiz, organizzato del Museo Casa de África de la Oficina del Historiador de la Ciudad de La Habana , espone un corpo di trenta opere nel Convento di San Francisco , a cui fanno seguito altre due personali al Taller del Papel Artesanal e alla galleria Mercedita Valdés dell’Asociación Yoruba.
A Cuba ritorna nel gennaio 2005, nuovamente invitata dal Museo Casa de Africa ad esporre alla Casa Museo Alejandro de Humboldt il grande ciclo pittorico Mis Orishas.
E’ dello stesso anno la personale alla Thomson House di Montreal.

Nel gennaio 2007 dedica all’antropologa cubana Natalia Bolívar Aróstegui “Yemayá y sus siete caminos” una nuova personale che ha per protagonista Yemayá, dea dell’acqua di mare. Le opere vengono esposte nella meravigliosa cornice coloniale della Casa Museo de la Obrapía , nel cuore storico di L’Avana. Durante il corso dell’anno la mostra passa poi alla Fortezza del Morro Cabaña, all’Istituto Nazionale di Antropologia ed alla Galleria Concha Ferrant di Guanabacoa .
Nello stesso anno il ciclo Mis Orishas viene esposto nelle sale di Villa Burba a Rho (Milano) ed al Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma, insieme agli altari della Santería del Prof. Carlo Nobili, in occasione della VIII edizione delle Giornate della Cultura Cubana in Italia.
Nel Gennaio 2008, Yemayá y sus siete caminos viene ospitata presso la Unión de los Artistas y Artesanos Cubanos di Matanzas, città dall’anima santera. Nello stesso anno il ciclo Mis Orishas. Sincretismi afrocubani, ancora una volta integrato alle installazioni del prof. Nobili e arricchito di nuove divinità dell’ Olimpo Yoruba, viene esposto a Palazzo Primavera di Terni in una grande mostra organizzata dall’Associazione Nazionale di Amicizia Italia- Cuba.
Nel 2009 vince il 1° premio della critica ed il 1° premio del pubblico alla II Feria de Arte “Mar del Sur” a Mar del Sur nella provincia di Buenos Aires, Argentina, con l’opera Ochún e partecipa a diverse collettive tra cui Plus You Woburn Studios (Slade School of Art,UCL, London,UK) e La Valigia….viaggio nell’immaginario femminile, ispirandosi ancora una volta ai colori e alle atmosfere dell’isola di Cuba.


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