Ricevo e volentieri pubblico
“LA BEZUGA”
Associazione Culturale Diffusione Editoriale & Arte
Via Del Castello D’Altafronte 28-30-32 Rosso – Firenze,
invita
Sabato 22 Maggio 2010 dalle ore 17 alle ore 20 alla inaugurazione della mostra del Gruppo A.R.F.
“Era il tempo del ciclostile”.
Ivano Vitali – Gomitoli e cubi realizzati con la carta dei giornali
dal 22 maggio al 2 giugno 2010
Orari: 15 – 19 escluso i festivi
ERA IL TEMPO DEL CICLOSTILE
UNA PROPOSTA DI LETTURA DELL’OPERA DEL GRUPPO ARF
Erano gli ultimi giorni del tempo del ciclostile quando Dino Pasquali, insieme a Dino Carlesi, recensiva la prima mostra dell’esordiente gruppo “Arte Ricerca Firenze” a Rosignano Solvay, nell’ottobre del 1992; tempo nel quale il critico d’arte consegnava all’editore il proprio saggio, steso pazientemente con la macchina da scrivere, per essere dato alla stampa in ciclostile, e quindi raccolto in catalogo. Caratteri tipografici (da noi riproposti in questo volume) che stavano già perdendo la propria attualità: di lì a poco la velocità di scrittura del computer e la trasmissione dei dati via internet avrebbero sovvertito il ritmo di quel tempo, e le nuove tecnologie avrebbero conquistato uno spazio sempre maggiore nel mondo delle arti visive, fino a diventare strumento primario non solo di conoscenza, ma anche di creatività. La storia di Dino Castelvecchi, Alberto Morelli ed Ivano Vitali sembra con forza riportarci a “quel” tempo, al principio dello scorso ventennio, quando le loro forze creative si unirono nella formazione di un gruppo di ricerca che ancora oggi ognuno dei protagonisti riconosce come un personale “Rinascimento”, un momento cruciale in cui lo studio di nuovi valori legati all’uso di diversi materiali di scarto diede vita a forme espressive dinamiche, di inatteso carattere formale e compositivo, rivendicanti certamente il talento di ogni singola personalità ma, allo stesso tempo, un valore di reciproco stimolo, motivazione, impulso alla creazione di un nuovo e comune elemento comunicativo.
Riflettendo sul valore di segno e di emblema implicito negli oggetti che già assumono le sembianze di un “rifiuto”, il gruppo ARF porta così a più compiuta strutturazione un modello di creazione artistica che vuole eleggere la materia a medium ideale non solo in virtù di un valore estetico, ma anche per la sua carica provocatoria e demistificatoria nei confronti di una sempre più asservitrice società dei consumi. In linea con la ricerca propria degli ambienti artistici internazionali fin dagli anni Cinquanta, sfociata successivamente in quella che la critica ha teorizzato come “Trash Art”, il gruppo ARF non ricerca tuttavia il clamore dell’esito scandalistico o avveniristico. Non piega la creazione all’affermazione né anela, fin dal principio, al guadagno del favore dei mercanti. Pasquali stesso ebbe subito a notare una “causa ideale” in questo compatto ed ortodosso desiderio di sperimentazione, una virtù che raramente premia (oggi come allora) con il successo, se non accetta – almeno in parte – la declinazione al compiacimento. Vent’anni più tardi, ne attestiamo il sostanziale isolamento profetizzato da Pasquali, ma allo stesso tempo emerge un quadro di instancabile ed encomiabile operosità fatta di mostre, performances, attività didattiche che hanno valso sia al gruppo che ai singoli componenti numerosi riconoscimenti ed attestati di stima, culminanti oggi nell’importante esposizione al Museo Marini di Pistoia.