HANS HARTUNG. LO SLANCIO al Museo di Scienze Naturali di Torino


HANS HARTUNG

LO SLANCIO

1947- 1985:  I GRANDI DIPINTI

19 DICEMBRE 2010-30 GENNAIO 2011

MUSEO REGIONALE DI SCIENZE NATURALI

Via Giolitti 36

TORINO

Inaugurazione: sabato 18 dicembre, ore 18.00

orari : 10.00 – 19.00. Tutti i giorni escluso il martedì.

LO SLANCIO: Spettacolo teatrale in scena al museo di Scienze Naturali per tutta la durata della mostra.
Venerdì e sabato ore 21.00, domenica ore 16.00 (prenotazione presso il Museo)
Prima rappresentazione nazionale: lunedÏ 20 dicembre 2010 ore 21 al Teatro Carignano, Piazza Carignano 6 – Torino.

Curatore: Paolo Turati

Direttore artistico: Luca Barsi

Comitato scientifico e testi in catalogo: Guido Curto, Danilo Eccher, Guido Folco, Angelo Mistrangelo, Giampaolo Paci, Ugo Nespolo, Vittorio Spampinato

Comitato d’onore: Marco Albera, Fiorenzo Alfieri, Michele Coppola, Paolo Osiride Osiride Ferrero, Silvio Magliano, Tiziana Nasi

Organizzazione: A.i.P.S. Direzione e segreteria: Angelo Catanzaro, Dino Mascia, Federico Gazzaneo, Rosalba Pastorino

Catalogo: Allemandi editore

Media Partner: ITALIA ARTE, LASTAMPA

Con il Patrocinio di: Ministero per i Beni e le Attività culturali, Regione Piemonte, Provincia di Torino,  Comune di Torino e Circoscrizione 1, Galleria d’arte Moderna di Torino.

Info:
n°verde: 800 329 329
tel +39 011 4326354
fax +39 o11 4326320
www.regione piemonte.it/museoscienzenaturali.

Visite guidate per gruppi e scolaresche e laboratori didattici su prenotazione
tel +39 011 4326307/6334/6337
didattica.mrsn@regione.piemonte.it
www.mrnstorino.it

www.aipsonlus.it

http://www.lemondedesarts.com/images/Hartung03.gif

Hans Hartung in studio. Immagine tratta dal sito Architettiamoci 

Il Museo Regionale di Scienze naturali di Torino ospita dal 19 dicembre al 30 gennaio 2011 la mostra Hans Hartung: lo slancio. 1947 -1985 organizzata dall’ A.i.p.s. (Associazione Italiana onlus Paralisi Spastica) di Angelo Catanzaro.
In mostra sono esposte  25 grandi opere di Hartung,  L’allestimento, diviso per decenni di produzione prevede un percorso didattico- esplorativo.
Protagonista indiscusso dell’ Arte Astratta e Informale europea, Hans Hartung (1904-1989), tedesco di nascita naturalizzato francese, ha incontrato tutte le avanguardie del XX Secolo, pur mantenendo una posizione di costante indipendenza.
Congiuntamente alla mostra sarà allestito lo spettacolo teatrale Lo slancio, scritto e diretto da Dino Mascia, che ripercorrerà  la vita di Hans Hartung: un’occasione unica per accumunare la pittura, il teatro e la disabilità tramite un pittore che ha fatto del limite la sua forza.

Hans Hartung . 1971 Acrilici su tela cm 100 x 120. Immagine tratta da Exibart

Per meglio avvicinarci alla complessità dell’opera di Hartung, abbiamo qui scelto di pubblicare il testo in catalogo di Guido Folco, storico e critico dell’arte, giornalista ed anima di Italia Arte, scritto che ci illumina sul  linguaggio innovatore di uno spirito libero, grande maestro del novecento.

HANS HARTUNG: L’INVENZIONE DI UN NUOVO LINGUAGGIO, TRA MUSICA E PITTURA

di Guido Folco

“Penso che la pittura definita ‘astratta’ non sia nè un ‘ismo’, nè uno stile, nè un’epoca della storia dell’arte, ma un differente linguaggio dell’uomo”: conoscere l’opera di Hans Hartung permette di intuire quanto siano stati importanti, per lui, l’identità della persona, così minata dagli anni delle guerre del ‘secolo breve’ e così provata su se stesso e il principale strumento utilizzato dall’uomo per interagire col mondo, vale a dire il linguaggio in senso lato, la ricerca di un alfabeto universale, la comunicazione espressa in maniera trasversale rispetto alle consuetudini del tempo. Pittura intesa, per Hartung, anche come eliminazione di barriere e confini fisici e mentali, come una sorta di colorato e un po’ utopistico Esperanto, con cui raccontare il mondo e l’uomo. Un antesignano, se si vuole, dell’arteterapia, di quella disciplina che attraverso l’espressione corporea permette di superare malesseri e percezioni di inadeguatezza sociale.
Non vi è mai capitato di ascoltare una melodia e di immaginare uno spicchio di realtà o un’illusione dettata dalla fantasia? Sicuramente sì, perchè il collegamento tra immagine e musica è uno degli elementi fondanti della civiltà umana, istintiva ed immediata, dai ritmi ancestrali che preparavano e accompagnavano le prime battute di caccia dell’uomo primitivo, raccontate nei graffiti preistorici come piani di battaglia, all’anticonformista cultura Pop della metà del Novecento. Ecco quindi che pittura e musica, immagine e ritmo diventano spesso un tutt’uno. E’ interessante approfondire il rapporto di Hartung e dei suoi lavori, della sua interpretazione pittorica, con le rivoluzioni musicali del Novecento, che non si riferiscono semplicemente a una questione di gusto, ma alla struttura stessa di molte composizioni, tra le più importanti del secolo. Solo per fare qualche esempio, nell’opera di
Arnold Schönberg (Vienna 1874-Los Angeles 1951) le regole del cosiddetto sistema ‘tonale’ vengono stravolte e il musicista si inventa un nuovo linguaggio che comprende tutte le dodici note della scala musicale cromatica, dando vita alla dodecafonia, ‘madre’ della musica seriale. In tale sistema ogni nota si rapporta con l’altra senza sopraffarla, in un gioco rigoroso di armonia e geometria. Se osserviamo alcuni dettagli delle opere di Hartung possiamo apprezzare come le sequenze cromatiche si susseguano ritmicamente e in stretto rapporto tonale e gestuale l’una con l’altra, creando una sinfonia di luce e colore altamente simbolica, senza prevaricazioni. La ripetitività del segno di Hartung si ribella però all’uniformità complessa dodecafonica, trovando libertà dialettica nello scompaginare il formalismo sequenziale del sistema: qui il suo genio, la sua sregolata visionarietà. Nelle opere dell’artista prevale una tensione costante tra linee tracciate sul supporto e zone colorate intensamente, tra fantasia e rigore plastico e formale, che si confrontano in movimenti seducenti ed esuberanti, proprio come nei famosi “Notturni” di Claude-Achille  Debussy (Saint-Germain-en-Laye 1862-Parigi 1918), altro grande compositore francese del tempo, assai innovatore. Pensiamo al primo volume di “Images pour piano” (1904-1905) che allude allo sciabordio dell’acqua sulle rocce, all’evocazione della natura, all’armonia universale in un contesto insolito e sorprendente, sinfonico e monumentale. Anche Hartung, nella sua interpretazione della personalità, dei sentimenti, della psiche umana, della natura elabora uno slancio verticale che conferisce struttura mistica e mitica all’idea di spazio, ricorrendo a suggestioni reali, lasciando vibrare e annegare le sfumature cromatiche in fondi spesso monocromi, dai toni freddi, a sottolineare l’informe abisso di dolore e passione in cui si dibatte l’uomo moderno, salvato dalla luce, dalla speranza. Sacralità e spiritualità si fondono col corpo e con la fisicità dell’uomo e l’artista ne coglie l’essenza attraverso i suoi movimenti pittorici, rigorosi ed equilibrati nella struttura complessiva, improvvisati e frementi nella rapidità di esecuzione, proprio come una ‘jam session’ jazz. Accelerazioni, rallentamenti, riprese improvvise: Hartung considera la sua pittura declinata nel tempo, vicino al reale, ma libera di esprimersi in quelle ‘macchie’, quelle ‘taches’ di colore che scaturiscono dal suo animo, uniche per “ritmo, volume, violenza, intensità”, come scrisse nel suo “Autoportrait”, edito da Editions Grasset, Paris, nel 1976.


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