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OCHUN n.2
acrilico su tela di sacco di
acrilico su tela di sacco di
Maria Giulia Alemanno ©
cm 180 x 125
2009
Incarnazione di una divinità dello spazio e del tempo in cui coesistono il giorno e la notte, la bellezza ed il tormento d’una potenza che ottenebra lo sguardo, osservando implacabile gli astanti provocando quasi un senso di sgomento e di finitudine.
Sguardo di Ochun
Il simbolismo delle cromie che compongono le sue vesti od il rimando ad animali piumati come il pavone, sono fattori che creano una distanza simbolico-votiva, in quanto le dietrologie mistiche non potranno mai tradurre definitivamente i caratteri che contraddistinguono una simile entità.
Piume di pavone per Ochun
La dimensione notturna è rapportabile alla luna che troneggia sul capo della divinità
Luna di Ochun
mentre all’altezza del ventre, un sole mistico assume connotazioni proprie che evocano la grandezza propiziatoria della divinità quale sinonimo di abbondanza, fertilità e promessa di vita nuova.
Sole di Ochun
Come un’icona di altri tempi è fissa, immobile, senza tempo, proiettandoci oltre i limiti della nostra cultura occidentale.
Come un ponte dimensionale veniamo catapultati oltre le barriere culturali alle quali siamo ancorati e recepiamo finalmente un senso di globalità multietnica.
Se la mano sinistra sorregge un cuore al cui polso un campanello pende,
Cuore trafitto. Dono di Ochun per noi umani
nella mano destra vediamo un pesce.
Trota fario, dono del fiume ad Ochun
Rimandi ad una mitologia misterica che evoca una volontà benefica atta a propiziare tutti coloro che saranno in grado di rapportarsi al centro della sua sconfinata bontà.






