La conca del Pra come appare dal rifugio Jervis
Me li immagino i mitici Cantambanchi beati sulla terrazza del Rifugio Jervis mentre si godono la Conca del Prà in tutta la sua struggente bellezza. Sono saliti fin qui per cantare stasera, 29 giugno 2013 – data destinata a passare alla Storia – in occasione della Festa della Vipera, o Notte della Vipera, a piacere, e fare quattro chiacchere intorno al libro “La grappa alla vipera“, di Renato Scagliola, Giancarlo Zedde Editore.
Grappa alla Vipera. Raccomandata!
Un libro che non è un trattato sui superalcolici, ma ricorda un antico modo della cultura alpina di bere da uomini duri. Un pretesto per raccontare vite in montagna, contadini di collina, brutture urbanistiche, burocrati e cretini. Piccoli viaggi nella provincia fuorimano, storie di famiglie e amicizie, boschi e alpeggi, e il ricordo lontano della resistenza.
Al Prà, che le vecchie mappe indicano come Prà Mirabores, Scagliola, giornalista, scrittore e cantambanco di prima generazione, dedica un intero capitolo ed alcuni appunti presi negli anni, segno che in questo angolo di mondo la sua ispirazione trova ogni volta terreno fertile. Vuoi per il silenzio e l’aria cristallina che l’avvolgono, vuoi per la belle persone che la abitano, certo la Conca del Prà è diventata per lui una meta irrinunciabile, quasi un pellegrinaggio laico da compiere almeno una volta l’anno.
Tra le pagine s’incontrano Roby Boulard che gestisce il Jervis da ben 35 anni e che “ama il Prà come se fosse una bella donna”, grande escursionista e grande guida, faccia segnata dal sole e dal vento, sguardo d’ avventura. E naturalmente Silvana Charbonnier, sposata Cairus, che governa amorevolmente la Ciabota, la locanda sulla destra del rifugio, sempre piena di fiori e di bucato steso ad asciugare, semplice ed accogliente come lei e tutta la sua famiglia. Un microcosmo di possibile utopia che sembra appartenere ad una ballata dei Cantambanchi, il più noto dei gruppi sconosciuti ma con tanti amici in Val Pellice, dal 1970 alle prese con musica tradizionale, suoni nuovi, insofferenze e scorrettezze. E’ la prima volta che cantano al Jervis e sarà sicuramente una notte di festa.
Tavolozza del Prà
Di seguito un cavallo di battaglia dei Cantambanchi:
“E andavo in Fransa”, dedicata ai tanti che attraversarono anche la Conca del Prà alla ricerca di una vita migliore.
Cantambanchi – E andavo in Fransa
scritta da Renato Scagliola, ispirata al “Mondo dei Vinti” di Nuto Revelli.



