Testi critici: Fuochi ed altre presenze

Maria Giulia Alemanno. Grande Fuoco. part

MARIA GIULIA ALEMANNO – FUOCHI DELL’ANIMA

Il fuoco è maestro d’ipnosi. Le evoluzioni e i contorcimenti delle fiamme imprigionano i nostri occhi. Le pupille acquistano fissità, le palpebre, torpore. Il fuoco incatena il nostro essere profondo e intorpidisce l’elemento cosciente. Davanti a un fuoco si sogna. La mente vaga e guizza come le fiamme che lo compongono. Si intrecciano e si consumano i fili sottili della nostra ancestralità, le memorie sepolte dell’inconscio e, come faville infuocate, avvampano i simboli che le rappresentano.

Maria Giulia Alemanno dipinge fuochi, fuochi di paglia, fuochi di risaia. Le fiamme s’inerpicano nei suoi quadri, ad invadere uno spazio vuoto, deserto, come deserta, nell’abbandono, è la nostra coscienza.

Sono roghi che si consumano in fretta, stoppie che sfrigolano e scompaiono in un attimo, lasciando solo neri e combusti solchi, come arature dell’anima. Il fuoco, la combustione, l’esplosione feroce di una forza effimera, riempie la scena. Lo sfondo è spoglio palcoscenico della trasmutazione di elementi ed energie. Le sue risaie, le risaie mute del Vercellese, spazio metafisico nella sua incompleta vastità, immobilizzano il dramma, lo cristallizzano in fotogrammi, lo fissano in determinazione simbolica. Il fuoco, o i fuochi di Maria Giulia, non sono energie fisiche, sono presenze. Attori come altri, come una scure spezzata sospesa sul castello di Verrua Savoia, come il ponte sul Po a congiungere occhi e sentimenti delle due figure, come la finestra illuminata della Lignola che si specchia sulla risaia remota in una notte blu. Presenze interne a Maria Giulia, suoi compagni di sogni, alcuni definiti, altri sfumati ed incerti, nel loro simbolico esistere. Non sono quadri da capire, non è una caccia al tesoro di noi spettatori per dare senso e significato all’ “Appeso ” sul tavolo, all’ “Asso di bastoni”, ai ricorrenti fichi, ai galli iridescenti, ad un pappagallo portatore di anello. Sono presenze che rimandano a coscienze sepolte sue e nostre.

Chiedi a Maria Giulia il significato di una lenta colata di sangue dal vestito bianco di una fanciulla balthussiana, o di un cuore esposto alla fissità degli sguardi di un uomo e una donna dai sopraccigli congiunti. Niente ti dirà, in un silenzio imbarazzato. Non Freud deve guidare, ma una remota Sibilla, un elemento misterico, una possessione imprecisa, che è sua, quanto nostra, e che la “trance” dei fuochi dell’anima risveglia e, per brevi impalpabili ed evanescenti attimi, compone e scompone. I simboli non sono riconducibili al reale, ma agitano il percorso pittorico. Anche il segno, la pennellata, segue il procedere dell’anima. A volte liscia, levigata, d’improvviso si turba, si aggruma, inquieta ed insofferente all’estetica e alla tranquillità. Come scriveva Kandinskij a Marc “Il colore è il tasto. L’occhio è il martello. L’anima è il pianoforte delle mie corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, mette preordinatamente l’anima umana in vibrazione”. E Maria Giulia è pianista che pesta sui tasti, che nel gesto pittorico scarica forza, impeto, rabbia, per rovesciare all’esterno il dolore e la sofferenza delle sue e nostre ferite.

“FUOCHI ED ALTRE PRESENZE” sono una sinfonia di suggestioni, un sovrapporsi ed intrecciarsi di note, insieme sottili e consolatorie ma anche inquietanti ed imperscrutabili. E la vibrazione dell’anima si moltiplica nell’apparente immobilità delle presenze. Immobilità che diventa sfida al vorticare del tempo per mantenere la continuità del simbolo.

Si racconta che Michele Serveto dicesse ai giudici che lo condannavano al rogo “Brucerò, ma ciò non è che un fatto. Continueremo a discuterne per l’eternità.” E le due donne, immobili nel rosso e nel nero, non continuano a discutere in una proiezione di eternità. Ogni perfezione o ricerca della perfezione cela sempre un qualche nascondimento. Le presenze di Alemanno non rivelano che apparenze del loro essere. Gli stessi paesaggi hanno profondità che nascondono, cieloi che non terminano, proiezioni e prospettive che non determinano. Sono imbuti sfondati verso ulteriori dimensioni, le stesse dimensioni dell’essere che si agitano nei gesti incompiuti e rituali e nei volti immobili della “ Prova ” e dell’ “Asso di bastoni”.

Cosa osserva l’angelo punk nel dramma sospeso di mani che si intrecciano su una carta da gioco e su un fragile soffione? I pennelli di Maria Giulia hanno fissato il dramma. Non lo capiamo forse, ma ci avvolge e ci penetra il “pathos” simbolico della rappresentazione, in attesa di un salvifico “Deus ex Machina” che squarci il velo della coscienza e ci riporti nella caverna platonica dove solo i simboli hanno corpo, ossa, sangue e realtà.

Massimo Olivetti

Presentazione alla personale “FUOCHI ED ALTRE PRESENZE” – Crescentino (Vercelli) – Palazzo Degregori. 22 maggio- 6 giugno 1999

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Maria Giulia Alemanno FUOCHI ORIZZONTALI 2, part. olio su tavola cm 51 x 91 -1999

I MIEI FUOCHI, LE MIE PRESENZE

Mi è più facile parlare della pittura degli altri che della mia. Spero che i miei lavori abbiano la forza sufficiente per esprimersi da soli, creature autonome capaci di toccare le corde profonde di chi li guarda, ma qualche parola si rende credo necessaria.

La mostra a Palazzo Degregori a Crescentino s’intitola “Fuochi ed altre presenze” ed è, in pittura, l’equivalente del mio vagabondare per le risaie del vercellese, la terra che mi ha vista crescere e che più amo, misteriosa nella sua geometrica vastità, confortante e complice nei suoi dilatati silenzi.

In risaia mi piace andarci da sola, scoprirne gli intrecci delle strade sterrate, fermarmi lungo gli argini, guardare gli aironi, magicamente ricomparsi dopo anni di abbandono. Se adoro l’acqua della primavera, ancor più mi affascinano i fuochi dell’autunno che bruciano le stoppie e segnano la terra di tracce irregolari e scure, come percorsi tormentati di vita. Questi fuochi non sono per ne che creature proposte nella loro essenza, presenze appunto, come parte di un mondo variegato e inquieto che estende le proprie radici dal Piemonte all’America fino a raggiungere chissà quale remota contrada del mondo, si nutre dei frutti dell’inconscio, frequenza gli incubi e i sogni, disdegna le scansioni assillanti della quotidianità. Tutto può accadere sulla tavola bianca o sulla tela: che emergano da racconti interiorizzati le figure dei miei vecchi, gente un poco di collina e un poco di pianura,singolare miscuglio di contadini ed intellettuali, e aggancino la loro storia a quella di personaggi mai incontrati, ma non per questo sconosciuti, abitanti dei più occulti angoli della percezione, oppure che continuino a pulsare in cuori palpitanti i pensieri e gli affetti di amici perduti.

Leonardo diceva che l’artista è un uomo libero, può mettere le montagle davanti al mare ed il mare davanti alle montagle, un gioco che in questo mondo di deprimente appiattimento vale la pena tentare. I vewntotto oli di questa mostra non sono, in fondo, che una dichiarazione di libertà.

“Fuochi ed altre presenze” è dedicata a mia nonna Maria che mi ha trasmesso l’amore per questa terra e sempre ha creduto nella mia pittura, e a mia nipote, la piccola Eleonora, che da lei ha ereditato la grande sensibilità, la passione per i colori e occhi d’acqua chiara.

Maria Giulia Alemanno

Scritto in occasione della mostra “Fuochi ed altre presenze” a Palazza Degregori, Crescentino nel maggio del 1999

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Maria Giulia Alemanno. Asso di bastoni. Part.

FRANCESCO TABUSSO PER MARIA GIULIA ALEMANNO

Ricordo di aver conosciuto Lellina quasi per fatalità, tramite una signora che vendeva colori, e poi abbiamo avuto grandi contatti per un lavoro fatto a Rubiana in un garage delle corriere negli anni 1974 – 75. Nel 1977 ho dipinto con lei “Scuola di Restauro” ispirato al Laboratorio di restauro di Guido Nicola. Tutto questo lo dico per testimonianza della nostra quasi antica amicizia e per la stima che ho di lei.

Sono rimasto colpito dagli ultimi quadri, molto, molto interessanti, visti un po’ in fretta, e anche belli. Spero che prosegua su questa strada, augurandomi che venga a trovarmi più spesso, ma lei dice, dice, e si fa vedere poco.

Auguri!

A LELLINA MARIA GIULIA

Sulle risaie di Crescentino, mentre il cielo si oscura annunciando un temporale, forse si avvicina una tromba marina. Così dicono.

I falò illuminano la notte e riempiono l’aria di fuliggini, lasciando ceneri nere. In una cascina, o palazzotto poco lontano, si accende una fioca luce, nella finestra in alto a destra. Due figure, all’ interno della stanza, osservano una scena inquietante, non si capisce bene se sia un teatrino, o un rito pagano, o altro ancora.

Un angelo femmina vola a mezz’ aria pronto a velare qualche atto insolito con una grande foglia di fico. Ecco infatti, in questa rappresentazione, o rito propiziatorio, o malefico, entrano in scena altre figure. Sacerdotesse iniziano un gioco di carte con un asso di bastoni o una torre;

La cartomante è confortata da una ragazza nuda che tenta di palpare le sue tette, il fico invece compare in un piatto, un orientale vuole forse sacrificare un pappagallo, mentre la padrona di casa non vuole guardare quello che sta succedendo. Tutta svestita, nella penombra, ha visto un cuore spezzato, sanguinante, palpitante, cuore sacro, forse.

La lettura di questi quadri potrebbe avere significati simbolici, onirici, o si tratta solamente di quadri nuovi di Lellina.

Alla sensibilità dei visitatori, l’arduo interrogativo.

Francesco Tabusso

Dal catalogo “Fuochi ed altre presenze” Personale in Palazzo Degregori – Crescentino (Vercelli) 22 maggio – 6 giugno 1999

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Maria Giulia Alemanno. La prova. Part.

I FUOCHI E LE PRESENZE DI MARIA GIULIA ALEMANNO

Maria Giulia Alemanno – che tutti da queste parti chiamano “Lella” e basta, come succede nei paesi- è una di quelle persone che, se ce ne fossero di più, sarebbe meglio. Figlia tipica di un territorio schivo e contradditorio, parsimonioso negli slanci e nei sentimenti ( per tradizione e cultura atavica), Lella è andata a cercare altrove la risposta alle inquietudini che le bollivano dentro, nel suo animo sensibile. Come molti non si è allontanata per sempre. La distanza che ha potuto mettere tra se e la propria storia personale le ha però permesso di recuperare, nella sua arte, la magia intrinseca di situazioni paesaggistiche in via di dissoluzione, “flash” che il residente abituale neppure coglie più, perché spesso la mente si ritrae di fronte alla realtà di tutti i giorni e preferisce vagare nell’altrove.Ci ha restituito, Lella, i fuochi dei nostri sogni infranti insieme ai volti enigmatici che ancora dicono molto di queste radici così profonde, nostalgiche e misteriose.

Per aver tirato fuori il bello che è il lei e, forse un poco anche in noi, la ringraziamo tutti, con il calore che il carattere ci consente.

Marinella Venegoni

In occasione della personale “Fuochi ed altre presenze” Crescentino (Vercelli) – Palazzo Degregori 22 maggio – 6 giugno 1999

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Maria Giulia Alemanno. Il Rosso e il Nero. part.

LA MOSTRA

MARIA GIULIA ALEMANNO

Palazzo Degregori- Corso Roma 75, Crescentino (Vercelli)

L’esposizione di un’allieva di Francesco Tabusso. Dal maestro ha appreso l’arte dell’intingolo, per il resto ha una totale autonomia ispirativa.

L’esposizione che gode del patrocinio del Comune di Crescentino e che chiuderà domenica 6 giugno, ha come titolo “ Fuochi ed altre presenze ”. Le presenze sono quelle figurali in cui la donna è descritta in chiave asettica, novecentista, mentre tutt’altra espressività hanno i fuochi.

Ha ragione Massimo Olivetti quando, nel catalogo che accompagna l’esposizione, scrive che il fuoco è maestro dell’anima. Quello che incombe nei bei dipinti dell’ Alemanno infuoca la paglia, infuoca le risaie. Sono fuochi, a volte orizzontali, che ricevono la spinta del vento. Si tratta di dipinti dal soggetto indubbiamente originale. L’artista tende a conservare il messaggio figurativo, ma utilizza (è inevitabile) quello squisitamente informale. I suoi sono quadri nei quali si riesce a intravedere anche forza infera.

Paolo Levi -La Repubblica , giovedì 27 maggio 1999

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Maria Giulia Alemanno© Verso la villa. Par.

MARIA GIULIA ALEMANNO -FUOCHI DI RISAIA E RISAIE DI FUOCO

Le nascite non sono mai casuali. Maria Giulia Alemanno nasce a Crescentino nella pianura vercellese, terra di risaie, di acque grigie, immobili, di cieli bassi, a volte cupi, di colori spenti, di orizzonti segnati da linee nette, geometriche. In questi orizzonti delimitati, in acque stagnanti che conservano segreti, in argini di pensieri che sembrano non spezzarsi mai, coltiva le proprie inquietudini. Per lei, fin da giovane, il pennello diventa l’arnese con cui sovvertire i limiti taglienti di questo universo. Dipinge, freneticamente, con partecipazione emotiva profonda, irrisolta. Cerca un maestro e lo trova in Francesco Tabusso, grande pittore e soprattutto scopritore di arcani in piccole cose, in uccelli dal becco rosso, umidi funghi nel sottobosco, muschi, terricci, foglie. Da lui apprende l’alchimia delle cose e delle sostanze, la materia che diventa crosta, la crosta che diventa simbolo, figura, specie. Senza parlare, in un connubbio, in una segreta società, si trasmettono i misteri della pittura, scandagliano i fondali dei propri mondi. Maria Giulia cresce come persona e come artista. Affronta il pennello e la tela con la sicurezza del mestiere e l’angoscia di non aver ancora espresso, se non frammenti, del suo interno tormento. Tabusso dipinge boschi, montagne, orizzonti delimitati e certi. Lei ha geometrie ripetute ed infinite da seguire. Percorre vie diverse, aggiungere lo scrivere alla pittura, la creta e la terra ai colori. Cerca, senza sosta, una dimensione dell’essere.
Affronta orizzonti più vasti, sensazioni distanti. Il Canada che considera la sua seconda terra, l’America dai cieli dilatati, il Messico, il Guatemala, Cuba dalle tinte vibranti e l’Asia dai silenzi senza tempo.
Ma le sue risaie incombono. Solo il fuoco le modifica, le consuma e le trasforma. Le visioni dei fuochi in autunno per bruciare le stoppie, le linee della combustione che s’incrociano spezzandosi sugli argini. Le velature del fumo che attenua i verdi ed i gialli e si trasforma dal rosso al nero striato del carbone. Colori dell’anima, colori della consunzione. E sono fuochi per lei in una ricerca pittorica profonda, sostanziale, intima. Fuochi grandi a riempire tele e pareti, fuochi che ardono sui muri per risvegliare i suoi e i nostri ardori. Il fuoco alimenta il mistero, mobile, vivo, guizzante, consuma in fretta la propria esistenza e quella della materia. Esprime una frenetica energia per lasciare il panorama trasformato e consumato. Maria Giulia Alemanno cerca nelle fiamme che si arrampicano, nei tizzoni che si spengono, il codice segreto dell’esistenza. Una trama che si scompone e ricompone, che appare e scompare nel tremolio della fiamma. Strutture simboliche sedimentate, ancestrali, come nei suoi quadri di figure. Donne, sempre donne, fissate nella loro contemplazione, legate e prigioniere di simboli materiali, fichi, galli, carte dei tarocchi, bambole di pezza. Un universo di dramma immobile che richiede partecipazioni emotive, sofferenze interiori. Il pennello è a vote una lama, a volte un martello, spesso avversario. E la pittura acquista forza nell’infinita lotta dell’espressione. Violenta, poi calma, poi ancora frenetica, iconosclasta, a spezzare gli argini delle risaie interiori, ma poi ancora, a tratti, morbida, in un tentativo di ricomposizione con il proprio io segreto.

Massimo Olivetti in CIAO. Rivista italiana edita e diffusa in Nord America, gennaio 2001

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Maria Giulia Alemanno © Fuoco Verticale, olio su tela, part.

I “FUOCHI” di MARIA GIULIA ALEMANNO

Le due mostre allestite recentemente a Crescentino dalla pittrice Maria Giulia Alemanno (per gli amici Mariella) hanno avuto un ampio riscontro sia da parte del pubblico che della critica. Allieva di Francesco Tabusso, Mariella è assai nota negli ambienti artistici torinesi per l’originalità delle sue opere realizzate attraverso una personale osservazione della natura, dalla quale traspare l’espressione di quei valori più genuini della nostra terra. Valori che hanno suscitato in lei forme dolci e sensibili, come “Asso di Bastoni”, “Il rosso e il nero” “La prova” ed altre ancora, fino a raggiungere l’elaborazione figurativa delle piatte e monotone risaie, dove lo sfondo inquieto appare animato dal “fuoco delle stoppie” e da un agitarsi d’immagini e di colori che riflettono l’attesa ciclica delle stagioni, quasi come appare nella descrizione del perenne Deserto dei Tartari, in cui l’orizzonte, irreale e lontano, assume una dimensione infinita.

I “fuochi”, nella loro fantastica danza rituale, sembrano richiamare il carattere primitivo della piana sconfinata e raggiungere un equilibrio d’impulsi, in cui le fiamme nel loro lento roteare bruciano inesorabilmente i fanciulleschi ricordi della pittrice per farli rinascere in una luce nuova, dalla quale essa riesce a ricreare gli antichi miti ed il vario succedersi ed il presentarsi della natura. Un affresco che, a mio giudizio, si può affiliare all’incantesimo del wagneriano Wotan, dove il simbolismo affiora e domina instancabilmente, così come domina e permea nei suoi quadri, soprattutto in quelli che traducono moti interiori in “fuochi ed altre presenze”, evocanti – come afferma Massimo Olivetti- “una sinfonia di suggestioni, un sovrapporsi ed intrecciarsi di note, insieme sottili e consolatorie, ma anche inquietanti ed inspercrutabili. E la vibrazione si moltiplica nell’apparente immobilità delle presenze. Immobilità che diventa sfida al vorticare del tempo per mantenere la continuità del simbolo:”

Un’interpretazione dunque maturata in un libero canto di contorni e di colori, che se da una parte esprimono un senso di solitudine, dall’altra destano forse la nostalgia dell’antica serenità delle risaie quando ancora brulicavano di vita, ondeggiavano vivaci e fuggitive nello spirito agreste delle frazioni crescentinesi di Lignola, San Grisante, San Genuario.

La fecondità della sua esperienza pittorica e della sua attività creativa è ancora ben lontana dall’esaurirsi. Anzi, è proprio al culmine di quella maturità che gli amici di Mariella e tutti i suoi estimatori attendono altre opere ed altre “presenze” animatrici della terra vercellese.

Mario Ogliaro,  Corriere Eusebiano – Sabato 15 aprile 2000