Al CAI UGET di Torino un sorso di GRAPPA ALLA VIPERA per brindare a CENT’ANNI DI EMOZIONI

Grappa alla vipera e quaderno d’autore

Martedì 18 giugno 2013  alle 21.15, nella nuova sede del
Cai Uget

alla Tesoriera,
in corso Francia 192 a Torino
Aldo Munegato, presidente dell’Uget e
Roberto Mantovani, giornalista e storico dell’alpinismo,
parlano del libro

“Cent’anni di emozioni”

che racconta un secolo di vita del club.
A seguire piccolo concerto dei

Cantambanchi
,
storico gruppo di musica popolare piemontese,  e chiacchiere intorno al libro di
Renato Scagliola

“La grappa alla vipera”

.


Grappa alla vipera in cesta di contadino

Così Roberto Mantovani presenta LA GRAPPA ALLA VIPERA in Segnavia 54,  sito imperdibile per gli amanti della montagna:

Non è il titolo dell’ultimo noir appena comparso in libreria, ma quello di un recente libro di Renato Scagliola, “vecchio” cronista prima alla “Gazzetta del popolo”, poi a “Stampa Sera” e da ultimo alla “Stampa”, da sempre frequentatore delle valli e delle terre “marginali” del Piemonte occidentale. Un libro che la quarta di copertina definisce «un portolano squilibrato, con storie di adesso e di anni fa, venti, trenta, magari di più, utili se non altro per vedere quanto, nel frattempo, c’è di cambiato in giro». E ancora: «Niente di serio. Ogni tanto c’è anche da ridere. Lunghe o brevi camminate in montagna, giri in pianura, tra i paesi, i mercati, quel che di bello è rimasto nella provincia».
LA GRAPPA ALLA VIPERA (
Giancarlo Zedde Editore pp.223, 17 euro) è un taccuino di viaggio, una raccolta di riflessioni, ricordi, incontri, chiacchiere, sensazioni, storie: «robe poco sportive, solo il piacere di muoversi a piedi tra boschi e praterie, annusare le fioriture nei pascoli di giugno, l’odore pungente di un gregge di pecore o di vacche al pascolo».
A noi è piaciuto. Ma siamo partigiani: conosciamo Renato da tanti anni e abbiamo imparato ad apprezzarlo e a volergli bene. In ogni caso il libro è proprio bello e si legge bene, anche saltando le pagine o cominciando dal fondo, perché la raccolta delle «piccole storie» di Scagliola non segue un filo cronologico e ha mantenuto, anche nella forma della scrittura la stesura sul taccuino. Proprio come facevano i giornalisti prima che arrivassero computer, palmari e tablet, solo con la penna e un quadernetto.

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